Lo scultore rappresenta la beata in punto di morte, trasformando questo dramma come fosse anch’esso estasi, cioè congiunzione mistica al divino.
E' come se operasse sulla cera morbida e non sul marmo; alterna sapientemente le pause d'ombra cupa, profonda e le aperture luminose, in un tormentoso intenerimento che vela la pensosa meditazione sulla morte.
Ma qui sembra esserci una battaglia tra agonia ed estasi erotica.
"L'ho vista "dal vivo" e non volevo più andare via",il più appropriato commento a questa meraviglia marmorea,sentito all'uscita della chiesa.
Ricordiamo i mistici cristiani non avevano mai esitato a ricorrere al linguaggio dell'erotismo - una tradizione, questa, ripristinata all'alba dell'era barocca negli scritti di santa Teresa d'Avila




