martedì 4 maggio 2010

LIALA


Qualche tempo fa avevo scritto di lei: quanto a Liala, non si può liquidare con due parole.

E mi spiego; a parte uno spiritaccio insospettato (“ Ho insegnato alle italiane a lavarsi” )se si vuole capire un’epoca, la mentalità delle nostre nonne, Liala è una tappa fondamentale nell’immaginario femminile.

Su 100 donne che compravano libri, per trenta intellettuali guardate con sospetto che leggevano la De Cespedes, le altre settanta leggevano Liala, che vendeva, vendeva e vende tanto che le vendite di Moccia al confronto sembrano quelle di un parroco di paese che abbia pubblicato a sue spese un libriccino sul catechismo e lo venda in sagrestia.
E poi a dirla tutta,certi Liala divertono più di certi porno-soft per casalinghe inquiete, come i Blue Moon o gli Harmony ( se fossi un uomo avrei meccanici problemi per sempre, a sentire a quali aspettative dovrei attendere…) con tutti i supermaschi che li popolano, tant‘è che in giro non ce n‘è, son tutti finiti in quelle pagine.
Almeno i conti e gli ufficiali d’aereonautica di Liala se magari ti piantano o ti riducono alla disperazione a causa del tuo “torbido passato” ( una vaga storia prima d’incontrarLo, che però ti fece perdere il Dono ) almeno ti aprono le porte, e ti fan regali, e s’intuisce dal buon odore che hanno, oltre a quello della loro incontaminata virtù s’intende, si lavano, si lavano, si lavano, e forse si depilano pure, visto il trionfo di ascelle “monde” e di toraci “glabri”, il resto non si sa, più in là non si va.
Liala era d’ottima famiglia, e benestante, credo di Como o dintorni. Si chiamava Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi e sposò un ufficiale di marina, col conome altisonante,come avete visto, e nome impegnativo, Pompeo. Gentiluomo d’antan, non smise d’amare la più giovane moglie anche quando lei conobbe un pilota d’idrovolanti, Vittorio Centurione Scotto e se ne innamorò, ricambiata, follemente. Scandalo, riprovazione generale, ma i due ostentavano il loro amore di cui non facevano mistero. Poi L’incidente: durante la disputa della coppa Schneider, Vittorio precipita e muore. Liala quasi impazzisce, vive un periodo tragico, e si ritira in campagna dove scrive il suo primo romanzo.
Mondadori che glielo pubblicò la presentò a D’Annunzio, che la chiamò “ Compagna di volo e d’insolenze “ e le cambiò il nome in Liala.(regalandole un’ala con la scritta A Liala ).
Il primo romanzo si chiamava Signorsì, e ne seguirono quasi un centinaio.
Tutte le protagoniste sono bellissime, si chiamano per intenderci Dagmar, Chantal, Fiamma, le loro toilettes sono accuratamente descritte, e si muovono in ambienti eleganti. Poi accade un qualche accidente, e si trovano povere e sole, combattute tra un uomo che non amano,ma che garantirà loro il benessere e la sicurezza, e l’Amore ( povero, o con ostacoli ). Poi ci sono quelli dove dove lui è aviatore, ma non sempre il lieto fine è garantito. La visione della donna è per gli occhi della lettrice moderna almeno scoraggiante e talora francamente comica,alcuni sono illeggibili o insopportabili, ma perlopiù Liala diverte.

Che genere di fascinazione sia lo ignoro, un po’ come quei filmetti che ti ipnotizzano davanti alla televisione,ma riconosco che beccare un Liala nella biblioteca di mia zia e leggermelo in giardino, mentre si materializza ai miei occhi la valle d’Intelvi con le sue dolcezze e queste Barbie d’epoca che si comportano come delle stupide autolesioniste, (ma perché ti comporti così, cretina? ) e ci si chiede se dopo tante sciocchezze arriveranno ad atterrare su quel torace glabro cui aspirano ( de gustibus ),è una forma di perversa delizia, e il pensiero va alla piccola signora che si è descritta come una dea e ha fatto di sé un mito, sopravvivendo al dolore e facendo quel che alle sue protagoniste neppure veniva in mente: mettendosi a lavorare.
E dopo tante lacrime qualche sorriso se lo sarà fatto, visto quel che vendeva di romanzi.
La fragile signora è vissuta novantotto anni, più o meno quanto il numero di romanzi che ha scritto, o poco più.


(leila mascano)