giovedì 13 maggio 2010

MAX KLINGER

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il bacio della sirena

Tritone e Sirena,questo è il bellissimo quadro che ha ispirato il racconto di Leila.(Firenze,Villa Romana).

La Donna-Pesce dalla naturale sensualità , continua a cantare per il lato oscuro, segreto di ciascuno di noi
Nel dipinto le volute d'acqua marina abbracciano la voluttà di un bacio da cui sarà travolto un ragazzo dai ricci neri. Gli occhi sono chiusi perché l'innamorato possa aspirare più profondamente il sapore della sirena, così non si accorgono dell'iride di un rosso lucente e inquietante con cui la creatura ammaliatrice lo trafigge
Nel Bacio della sirena di Max Klinger l’uomo viene sedotto dalla bellezza devastante della sirena, che lo trascina poi nel fondo degli abissi per divorarlo. Le mitiche signore del mare, dalla bellezza conturbante e dal fascino misterioso, posseggono un canto irresistibile dal quale deve difendersi anche il più astuto degli uomini Ulisse. Raffigurano degnamente l’autodistruzione del desiderio ed il pericolo delle passioni sfrenate



MAX KLINGER, pittore, scultore e grafico, nasce a Lipsia il 18 febbraio 1857 e muore a Grossjena, presso Naumburg, il 5 luglio 1920. Dopo aver frequentato a Lipsia la Scuola di avviamento e la Scuola tecnica, nel 1874 si trasferisce a Karlsruhe.Tra il 1875 e il 1879 si dedica alle incisioni, che pubblica nel decennio successivo. L'attività grafica comprende acqueforti, bulini e litografie, distribuiti in cicli che egli intitola "Opus", come i musicisti e i poeti.Nel 1882 compie la decorazione della villa Albers a Stegliz presso Berlino, sua prima opera importante di carattere pittorico e decorativo.Nel 1883-86 vive a Parigi, ove esegue dipinti di grandi dimensioni ed inizia la sua attività di scultore. Nel 1888 passa con Karl Stauffer-Bern a Roma, ove vive fino al 1893 lavorando intensamente affascinato dalla natura e dall'arte classica. Ritorna quindi a Lipsia ove vivrà quasi tutto il resto della vita, tranne viaggi in Italia, Grecia, Francia e Spagna, spesso compiuti per l'acquisto del marmo. Nel 1895 pubblica il libro programmatico "Malerei und Zeichnung" ("Pittura e disegno"). Nel 1898 esegue "Cristo in Olimpo", in cui sono unite plastica e pittura. Nel 1902 compie il monumento a "Beethoven" a Lipsia che gli dà la notorietà e che rappresenta la sua massima espressione plastica.L'arte visionaria di Klinger è stata collegata a quella di Arnold Böcklin ed ha esercitato una profonda influenza su De Chirico.


penelope

Tra gli artisti più geniali della stagione simbolista, poiché riassume nelle sue opere due differenti filoni culturali: da una parte il mondo moderno tedesco e, dall'altra parte, il mondo antico greco-romano, che sfociano nella grandiosità delle sue opere, originando un modo di intendere l'arte come luogo simbolico prescelto per l'incontro tra musica, letteratura, filosofia e mito. In vita Klinger raggiunse una fama eccezionale, ma dopo la morte, avvenuta nel 1920, la sua arte fu considerata superata dalla maggior parte dei suoi contemporanei e l'artista, un tempo celebrato con entusiasmo, parve cadere nel dimenticatoio. Il nostro secolo non ha certamente portato a Klinger la fama che doveva essergli riconosciuta, nonostante molti artisti, da Giorgio de Chirico a suo fratello Alberto Savinio, da Max Ernst a Käthe Kollwitz, da Munch a Salvador Dalì, abbiano riconosciuto in lui un grande maestro.
Fu solo dopo la metà del XX secolo, con la grande esposizione organizzata a Lipsia nel 1970, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte dell'artista, che l'opera di Max Klinger riacquistò la piena attenzione sia a livello pubblico che artistico. "Pittore, scultore, acquafortista, filosofo, scrittore, musico, poeta, [...] è stato l'artista moderno per eccellenza" scrisse di lui il suo primo grande ammiratore italiano Giorgio de Chirico.
Klinger fu un incisore fecondo e tecnicamente straordinario, capace di ottenere effetti mai tentati prima; come pittore assegnò alle tele una molteplicità di simboli, modelli, idee filosofiche e religiose; inoltre si cimentò anche con la scultura vivificandola con la forza dell'artista classico, antico e rinascimentale.