lunedì 26 luglio 2010

VON GLOEDEN


Seguendo il filo dei pensieri, rivedo l’acquaiolo di Gemito, la sua grazia maliziosa e ingenua al tempo stesso, che certo s’ispira a statue dell’antichità,specialmente quelle che sono state trovate a Pompei e ad Ercolano. Era questa malizia, sfrontata e innocente insieme, la meta di tanti viaggiatori alla ricerca di emozioni nelle nostre bellissime terre del sud?

Penso al barone Von Gloeden, e alla sua personalissima ossessione che lo spingeva a fotografare pescatori e scugnizzi adolescenti in pose bizzarre, coronati di lauri e di pampini, e di poco o nient’altro.

Il risultato è spesso francamente irresistibile, esilarante, se non grottesco,e suggerisce legittime curiosità: si spostava il barone, qual nordico stambecco, saltellando tra vigne e scogli o assolatissime spiagge, mentre il sole picchiava forte e duro, con una valigia, o forse una cesta da trovarobe con cui addobbare, rosso d’emozione e di sudore, i suoi modelli?
Con quali accorte parole, anche lui, li avrà persuasi a mostrarsi senza veli all’obiettivo?
Avrà per primo mimato gli sguardi seduttivi, le pose rivelatrici, o si sarà limitato a sistemarli secondo i suoi desideri? Povero barone, e poveri modelli, perlopiù rassegnati, coi loro corpi imperfetti d’adolescenti spesso malnutriti, con i toraci stretti e le zampotte dei cuccioli tutti da crescere…per fortuna ci sono gli sguardi, e se spesso imitano una buffa lascivia, ed è più un ammicco allo sberleffo, spesso sono sfottitori, ironici, consapevoli ( ci sarà stato tra loro qualcuno uso a far quella che con pudico garbo Goethe chiamava “la cortesia” detto proprio a proposito di simili circostanze…)
E qui sorge una legittima curiosità: ma cosa cercava il Barone?
Scartate la prima risposta, è troppo semplice. La seconda è che l’emozione era facile e a buon mercato. Troppo poco. Probabilmente il barone sarà stato una persona di gusto ( le foto non contano, le proprie ossessioni sono in genere di pessimo gusto, se no che ossessioni sarebbero? )e dunque cosa trovava in quei corpi imperfetti, in quei poveri ragazzetti grottescamente addobbati?
Poi ti capita uno sguardo nero e opaco fisso sull’obiettivo,e quel vortice buio sembra dilagare e certo il nero avrà seppellito come una marea oscura il sole che spaccava le pietre, i vani orpelli, i pampini grotteschi e tutto il repertorio miserabile e osceno e capisci…puoi solo, anzi provare a capire.
Pensi ai Ragazzi di vita di Pasolini, e li vedi fisicamente simili a questi, e credi di vedere che in fondo a questa disperata ricerca, a volte così aberrante, c‘è il desiderio di sapere che davvero Pan non è morto, con tutte le implicazioni del caso, un mondo incontaminato in cui smarrirsi attraverso l’ebbrezza dionisiaca ritrovandol’unità primitiva tra l’in sé e il fuori di sé, e il mondo degli inferi: amore e morte, e il sogno di riappropriarsi di sé e del mondo.
(leila mascano)











Wilhelm von Gloeden (Schloss Volkshagen, 16 settembre 1856 – Taormina, 16 febbraio 1931) fotografo tedesco.
Da tempo una celebrità locale a Taormina, il suo lavoro (e i suoi modelli) attirarono in Sicilia personaggi in vista dell'epoca, come Oscar Wilde, il "re dei cannoni" Friedrich Alfred Krupp, Richard Strauss, nonché l'imperatore tedesco Guglielmo II.
Wilhelm von Gloeden è noto soprattutto per i suoi studi pastorali di nudo maschile di ragazzi siciliani, di Taormina, che fotografava assieme ad anfore o costumi dell'antica Grecia, per suggerire una collocazione idilliaca nell'antichità.
Da un punto di vista moderno, il suo lavoro è notevole per il suo uso sapiente e controllato dell'illuminazione, così come per l'elegante messa in posa dei suoi modelli. Alla perfezione artistica dei suoi lavori contribuirono anche l'uso innovativo dei filtri fotografici e di lozioni per la pelle di sua invenzione.
"Archeologia casta” è il titolo della mostra fotografica dedicata al barone tedesco Wilhelm von Gloeden, inaugurata nel 2008 nel Palazzo della Ragione di Milano.