70 - (Le avventure di Mademoiselle: Inverno).
L’inverno sopraggiunse all’improvviso. Dormivo sotto un albero spoglio, e il fiato tiepido d’Abaste mi sfiorava il viso. Ma ero tutta abbandonata in un grato tepore, o almeno così mi pareva. Avevo il ricordo confuso di un agguato, mentre mi recavo alla locanda dove mi era stato detto avrebbe pernottato Alcibiade, la stessa che avevo appena lasciato due sere prima. Mi pareva che qualcuno m’avesse squarciato il fianco, come realmente era accaduto, ma non riuscivo a capire se si trattasse d’un ricordo o se mi fosse accaduto di nuovo di subire un’aggressione, che aveva riaperto la vecchia ferita.
All’improvviso vedevo una gran luce, e mi appariva il Templare che già un tempo mi aveva salvato la vita.(1)
Mi rialzavo allora, e mi dirigevo verso di lui che mi sorrideva, tendendomi le braccia. Ma tornavo indietro per abbracciare Abaste, sussurrandogli il nome della locanda e d’Alcibiade, perché non restasse solo al mondo.
Poi prendevo la mano del mio cavaliere e insieme ci incamminavamo verso la fonte della gran luce, che appena riuscivo a scorgere, abbacinata da tanto splendore.
Vedevo, voltandomi, la figuretta scura ch’ero stata abbandonata nella neve, che era caduta soffice e abbondante, e sotto la quale s’allargava una gran macchia rosso scuro. La replica perfetta d’una scena che conoscevo già...
Non fosse stato per il dolore di staccarmi dal fedele compagno di tante avventure sarei stata perfettamente felice, anche se ora qualcosa di ruvido e bagnato mi passava rapidamente sul viso, costringendomi ad aprire gli occhi. Con sorpresa mi trovai sdraiata nella neve, che andava posandomisi addosso, mentre Abaste si dava un gran da fare per svegliarmi, lambendomi la faccia perché mi destassi da quel sonno che davvero minacciava di essere senza risveglio. Mi rialzai a fatica, improvvisamente irrigidita dal gelo, in uno stato di sofferenza infinita, come se mille aghi mi trafiggessero, segno però che il sangue riprendeva a circolare, né ve n’era traccia sulla neve o sui miei insufficienti abiti, nei quali tremavo ora vistosamente. A fatica montai in sella, ma la coscienza a tratti tornava ad abbandonarmi, finché di nuovo mi parve di risentire quel tepore, e mi abbandonai al nulla.
Mi risvegliai molte ore dopo, ma questo lo seppi più tardi. Mi trovavo in un letto comodo, piuttosto grande, coperto di piumini e pellicce, in una vasta stanza dove la fiamma di un enorme camino di pietra in cui bruciava un gran ceppo illuminava la penombra, creando riverberi sanguigni sulle pareti, che per un attimo mi spaventarono.
Udii una gran risata, e un uomo alto e grosso affacciandosi sulla porta disse: - Non temete, Messere, d’incontrare Belzebù: qui i diavoli son due!-
Alla gran risata fecero eco delle risatelle, e balzarono fuori due figurette che la sagoma d’una gran poltrona accanto al fuoco m’aveva nascoste. Si trattava di due ragazzetti tra i sette e i dieci anni ( non son troppo brava a dar un’età agli infanti ) di aspetto assai grazioso, che mi guardavano con aperta curiosità piena di simpatia. Erano i figli di Mathieu Renaudes, duca di Martignac e signore del luogo, lo stesso che aveva accolto con una risata di benvenuto il mio risveglio.
Seppi che era stato lui a soccorrermi, incrociandomi mentre priva di sensi ero scivolata dalla groppa d’Abaste, che disperato s’impennava con alti nitriti, richiamando l’attenzione d’un gruppo d’uomini armati. Costoro stavano dando la caccia ai lupi che, spinti dalla fame e dal gelo, erano stati avvistati pericolosamente vicini al villaggio.
Provvisti di vesti pesanti e di pellicce, nonché d’acquavite, mi avevano rinfrancata e coperta, portandomi in salvo, ad approdare in quel buon letto dove avevo dormito molte ore.
Fu appena dopo che mi fui risvegliata, beninteso sempre nelle vesti di Théodore, che arrivò il vecchio medico del villaggio, bloccato dalla neve in quelle ore per essersi recato in una località isolata ad assistere una partoriente, ma che subito al suo ritorno si apprestava a visitarmi.
Ritrovai di colpo tutto il mio spirito per rifiutare la visita, e con tale foga che il povero dottore, metà allarmato e metà sconcertato, finì per pregarmi di star calmo, ché non mi avrebbe toccato neppure con un dito.
Lo sentii nel corridoio raccomandarsi di usarmi ogni riguardo: gli ero parso assai sconvolto dalla disavventura e non ancora del tutto in me, cosa comprensibile del resto vista la mia giovane età, che ai suoi occhi, benché apparissi assai più grande,neppure doveva avere raggiunto i quindici anni, visto che non avevo neppure un pelo sul viso!
A meno che...
Qui le congetture divennero sussurri, e azzardai che il buon dottore ipotizzasse che fossi io il fuggitivo Fragolino (2), che con tanta furia le guardie di Monsieur ricercavano...
A meno che...
Qui le congetture divennero sussurri, e azzardai che il buon dottore ipotizzasse che fossi io il fuggitivo Fragolino (2), che con tanta furia le guardie di Monsieur ricercavano...
Mi abbandonai con un sospiro sui guanciali, immaginando nuove complicazioni, nella speranza di poter contare sulla discrezione del vecchio medico e del padrone di casa, ma soprattutto sulla mia buona stella, che non sembrava desiderosa d’abbandonarmi.
Tra poco mi sarebbe stata servita una buona zuppa, leggera e saporita, un bicchiere di vino rosso "per fare sangue" e una fetta d’arrosto, seguita da una torta di mele cotogne. Mi era stato detto che Abaste era sistemato comodamente, in una stalla riparata e provvista di biada, e che per qualche giorno il villaggio e quelli limitrofi sarebbero stati isolati dalla neve.
Dunque ero al sicuro da qualsiasi conseguenza circa un’indiscrezione sulla mia possibile identità, ma soprattutto era escluso che Alcibiade si mettesse in viaggio con quel tempo e che io mancassi al suo arrivo alla locanda.
Tra poco mi sarebbe stata servita una buona zuppa, leggera e saporita, un bicchiere di vino rosso "per fare sangue" e una fetta d’arrosto, seguita da una torta di mele cotogne. Mi era stato detto che Abaste era sistemato comodamente, in una stalla riparata e provvista di biada, e che per qualche giorno il villaggio e quelli limitrofi sarebbero stati isolati dalla neve.
Dunque ero al sicuro da qualsiasi conseguenza circa un’indiscrezione sulla mia possibile identità, ma soprattutto era escluso che Alcibiade si mettesse in viaggio con quel tempo e che io mancassi al suo arrivo alla locanda.
Nel frattempo, quattro paia d’occhi mi fissavano: quelli complici e sorridenti dei ragazzi, quelli buoni e mansueti d’un enorme cane, e quelli d’una mignonne, una piccola e squisita nanetta che li accompagnava. Questi ultimi due personaggi m’erano sfuggiti, forse anch’essi nascosti alla mia vista dalla poltrona che giganteggiava accanto al camino, ma dai loro sguardi, come da quelli dei due fratellini, seppi che potevo contare su un gruppetto sicuro d’amici, e finalmente sorrisi.
Dopo la cena, che fu squisita e che consumai a letto, visto che ancora soffrivo d'una estrema debolezza, scivolai nuovamente nel sonno. Molto più tardi mi svegliò quello che mi parve un suono d'organo, una musica celestiale che davvero mi fece pensare al Paradiso.
Proveniva dalla cappella del castello, ed era stata composta da un giovane organista, come seppi poi, proprio per quella specialissima occasione. Pensai che quella musica, in un futuro forse lontano, sarebbe stata famosa per la sua delicata bellezza. Non rammento ora il nome di quel giovane; so che aveva uno strano cognome, qualcosa come Arcimboldo, e che solo di rado suonava qualcosa di suo, forse per una forma di modestia. Io non udii di quel brano che il Preludio, prima di riaddormentarmi, e mi parve un modo meraviglioso per festeggiare il Natale, che per la prima volta nella mia vita avrei dimenticato, se non me l'avessero rammentato i bambini, portandomi con la cena il loro augurio e una ciotola dove spuntavano dei germogli di grano.
La neve fuori continuava a cadere abbondante, ma io ero al caldo, e al sicuro. Per il momento era tutto quel che mi occorreva.
(by leila)
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Note
(1) - La fanciulla, la morte, il cavaliere - episodio 41
(2) - Fragolino - episodio 32
3 - Louis Archimbaud fu un organista nato agli inizi del 1700 e morto ultraottantenne. Compose pezzi bellissimi di musica barocca, che furono scoperti solo recentemente nella Biblioteca di Carpentras da Joseph Scherpereel.
- Nella provincia francese del 700 era ancora sconosciuto l'albero di Natale; pare che il presepe fosse conosciuto dal 500, ma non è che alla fine del 700 che diventa popolare in Provenza, dove le figurine che lo popolano si chiamano santons e fanno parte dell'artigianato locale da allora. Probabilmente la festa era caratterizzata dal suo aspetto religioso, con messe e canti, e certamente riunioni conviviali. Certo è l'uso augurale di piantare il grano in ciotole come offerta augurale, cosa che da noi i bambini fanno a Pasqua. Non ho fatto una ricerca specifica su queste notizie ( salvo che per lo scopritore di Archimbaud di cui non ricordavo il nome), che fanno parte di quel bagaglio di cose che si sanno comunemente, e con una certa approssimazione dovrebbero essere esatte.
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Non è la Mad pirotecnica questa, ma è pur sempre Mad. Il suo soggiorno si prolungherà per qualche tempo, dunque prevedo che, ella resti nel rifugio che ha trovato.E' una puntata di raccordo, lo so, però è pur sempre un ritorno dopo una non breve assenza della nostra amata avventuriera
Non è la Mad pirotecnica questa, ma è pur sempre Mad. Il suo soggiorno si prolungherà per qualche tempo, dunque prevedo che, ella resti nel rifugio che ha trovato.E' una puntata di raccordo, lo so, però è pur sempre un ritorno dopo una non breve assenza della nostra amata avventuriera
(Leila)


Dopo un ricco menù letterario e il grande carmelo bene,torna mad.Pensavo fosse sparita con leila.E' vero,non è la solita pirotecnica mad,ma è il giusto riposo (anche per leila)prima di riprendere altre avventure,almeno si spera.
RispondiEliminaL'episodio è comunque avvolto nella dolcezza e serenità,giusto natalizia,molto bele l'introduzione.
E non dimentichiamo la ciurma!
Ola,bentornata Leila! Falla riposare bene Mad,che poi deve riprendere alla grande!
RispondiEliminaAnche a me è piaciuto l'incipit tra sogno e realtà.giusto considerarlo un intermezzo in attesa di rimettersi in forma.
Insomma,Carmelo è veramente un big!
Due interessanti post,la rivista Minotaure e il brano dell'Ulisse.Io per esempio non l'avevo mai letto e credo d'aver capito come scrive Joyce.
Mi piace questa alternanza di argomenti.
Strepitoso Carmelo,ma dove lo troviamo più uno come lui!
RispondiEliminaVedo che il blog è stato rinnovato,mi piace molto di più,e vedo pure che siete seguiti anche all'estero.Mi fa piacere,ragazzi,perchè il blog nella sua varietà è veramente interessante.
Bentornata anche a Leila,va bene questo intermezzo,ma mi raccomando,il prossimo episodio deve ritornar l'avventuriera!
Saluti a tutti
Complimenti per il blog rinnovato e per gli ultimi post,e anche per le visite.
RispondiEliminaVi invito a pubblicare altri brani dell'Ulisse,anch'io non lo ho mai letto,questo mi è piaciuto.
Speriamo che mad e la ciurma continuino a farci divertire e sognare.
Anche a me piace più così il blog.Questo episodio di Mad è un po' tiepidino,ma la stessa leila ha detto che è un pezzo di raccordo.
RispondiEliminaMitico Carmelo!
Interessanti le copertine di Minotaure e le pagine inserite.
Mi ricordavo il contenuto di We Are,ma l'ho riletto con piacere così pure i versi di Corrado.
Le copertine di Celine sono una vera chicca.
Complimenti a tutti voi.
Grazie a tutti per l'apprezzamento,si cerca sempre di migliorare e di spaziare in varie direzioni.
RispondiEliminaUn saluto a leila.Questo episodio per mad è molto in surplace,è un'attesa,mi auguro di qualcosa di scintillante come in tante altre occasioni.
RispondiEliminaMa tutte quelle bandierine e i numeri a che si riferiscono temporalmente?
Abbiamo inserito i flags credo il 26 o 27 dicembre,non ricordo esattamente,e tutti i paesi,i visitatori e le pagine viste si riferiscono da questadata ad ora,cioè circa una quindicina di giorni.
RispondiEliminaInsomma,non male,c'è pure il traduttore!
RispondiEliminaSiamo internazionali...
Dopo tanto galoppare mad si è fermata a riposare un po'.Va bene così.L'inizio del racconto è la parte migliore,anche secondo me.
RispondiEliminaSiamo a settanta puntate,non è poco e diverse veramente pregevoli.
Mi ha fatto piacere leggere dopo trent'anni un pezzo dell'Ulisse e di Leopold Bloom.Continuate a pubblicarne,io credo che molti ne parlano ma pochi l'hanno letto.La triade del secolo per me è Joyce-Celine-Kafka,tre inventori di scrittura,tre punti di svolta.
Carmelo Bene è insuperabile,e questi brevi pezzi bastano ad illuminarne il talento.
Anch'io mi complimento per la nuova veste del blog,auguri ragazzi.
Un saluto a tutti,meno male che le feste son finite,non ne potevo più di abbuffarmi e tutto il resto...
RispondiEliminaL'importante è che mad sia tornata,pensavo di non rivederla più insieme a tutta la ciurma!
Si rimetterà.Fategli fare un Natale tranquillo.
io ho amato per diverso tempo i surrealisti,costola rimbaudiana per tanti versi,e mi ha fatto piacere rivedere le fantastiche copertine di Minotaure.Pensate che tempi,una rivista illustrata dai quei pittori,fate un po' un paragone con oggi.Mi sa che ci siam persi per strada,l'ultima grande rivista d'arte è stata FMR,poi il nulla.
Bellissimo il blog rinnovato e anche i posts.
RispondiEliminaUn saluto a leila e un ben tornata a mad,e corrado che fine ha fatto?,mi piacevano le sue poesie.
Ciao a tutti,spero che abbiate passato buone feste,sono d'accordo,ultimi post interessanti e nuovo blog ok.
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