mercoledì 26 gennaio 2011

LEOPOLD BLOOM - INCONTRI

ULYSSES - James Joyce - ( da part 2,ep.5 - pagg.70-71) - ed.Mondadori 1973



M'Coy.Liberarsene al più presto.Mi porterebbe fuori strada.
Tremendo essere in compagnia quando si.


- Salve Bloom,dove va di bello?
- Salve M'coy.In nessun posto di preciso.
- Come va la salute?
- Benissimo.E lei?
- Si tira a campare,disse M'coy

Gli occhi puntati sulla cravatta nera e il vestito anche nero,chiese a voce bassa e rispettosa
- C'è qualcosa...nessun guaio spero.Vedo che...
- No,no - disse mr.Bloom - il poverio Dignam,sa.C'è il funerale oggi
- Già poveretto.Proprio così...A che ora?
- Le...le undici,rispose mr.Bloom.
- Voglio vedere se mi riesce di farci una scappata - disse M'Coy - Le undici...eh?
Me l'han detto solo ieri sera.Holohan.Lo conosce,Hoppy lo zoppino?
- Sì sì
Mr.Bloom guardava dall'altra parte della strada.la carrozza ferma alla porta di Grovenor.
Il facchino fissò la valigia sul poggiapiedi della vettura.
Lei stava ferma,aspettava,mentre l'uomo,marito fratello,le somiglia,cercava gli spiccioli in tasca.
Soprabito elegante,con quel bavero arrotondato,pesante per una giornata come oggi,sembra una stoffa da coperte.
Posa noncurante di lei,ferma lì con le mani in quelle tasche appliquèes.
Come quell'altezzosa creatura alla partita di polo.Le donne tengono alla classe,finchè non si tocca il punto.L'abito non fa il monaco.contegnosa ma sta per cedere.L'onorevole Signora e Bruto è un uomo notevole.Possederla una volta le toglie l'amido.
- Ero con Bob Doran,è in uno dei suoi periodi di orge,e quell'altro come si chiama Bantam Lyons.Là da Conway eravamo
Doran,Lyons da Conway.
La donna portò ai capelli una mano inguantata.Arrivò Hoppy. A bere un goccetto.
Tirando indietro la testa e guardando in distanza di sotto le ciglia velate vide la lucida pelle di daino splendere nel sole,treccioline ricamate.
Ci vedo bene oggi.Forse quest'aria umida allunga la vista.Parlando del più e del meno.Mano da signora.Da che parte salirà?
E quello disse - Triste questa del povero nostro amico Paddy!
- Quale Paddy? dissi.
- Quel poveretto di Paddy Dignam, disse lui
Partenza per la campagna.Broadstone probabilmente. Stivaletti marroni con le stringhe penzoloni.Un bel piedino.Ma che armeggia con quegli spiccioli? S'accorge che guardo.Sempre con l'occhio a qualcun altro.Ottima riserva.Due corde all'arco.
- Perchè? dissi. Che gli è successo?
Superba: ricca: calze di seta.
- , disse mr.Bloom
Si scostò un poco dalla testa parlante di M'Coy.
Salirà tra un minuto.
- Che gli è successo?,disse. E' morto, disse.E parola mia,si riempì il bicchiere.
- Paddy Dignam?, dissi.
Non ci potevo credere quando l'ho sentito.Stavo con lui non più tardi di venerdì scorso o giovedì mi pare all'Arch.
- Si, disse. Se n'è andato.E' morto lunedì poveretto.
Guarda! guarda!barbaglio di seta ricche calze bianche.guarda!
Un pesante tramvai scampanellando si frappose.
Perduta.Al diavolo il tuo naso rincagnato fragoroso.
Si sente tagliato fuori.
Paradiso e la per.Succede sempre così.Momento buono.Ragazza in quell'androne di Eustache street mi pare lunedì si aggiustava la giarrettiera.L'amica faceva da paravento alla mostra del.Esprit de corps.
- E allora che stai guardando?
- Sì sì, disse mr.Bloom dopo un sospiro smorzato.Un altro che se n'è andato
- Uno dei migliori, disse M'Coy
Il tram passò.Si dirigevano verso il ponte della circonvallazione,la ricca mano inguantata sulla maniglia d'acciaio. Brilla brilla: bagliore di merletti del suo cappello al sole: brilla,brilli.


------------------------------------------------------

Una banale scena quotidiana della giornata di Leopold Bloom in una strada di Dublino,l'odissea di un giorno qualunque della vita dell'uomo comune,del grigiore quotidiano che Joyce paragona ironicamente a le avventure dell'eroe omerico.
Una scena insignificante,quale probabilmente è capitata a tutti di vivere negli stessi modi,un dialogo noioso,quasi surreale circa la morte di un amico,con la testa altrove.

Quel che è invece rimarchevole sono i diversi stili di scrittura che vi appaiono: già nelle prime frasi il pensiero interrotto,poi un normalissimo incipit dialogante ,un narratore in terza persona,un Bloom narratore in prima persona, il suo stream of consciousness,una inconscia sequela di immagini e pensieri,evidenziati da una costante interpunzione e anche interruzione della frase che evoca appunto la frammentarietà della visione,così come ci proviene appunto dall'attività mentale inconscia che si sposta costantemente da una cosa all'altra, incontrollabile.
Joyce è il primo che la rende sulla carta senza filtri ,senza alcuna mediazione cosciente .
Lo stream si interseca continuamente con le frasi del dialogo provocando un certo sconcerto nella lettura,ma è esattamente quanto nella realtà accade,una volta considerati i tempi della successione di domande-stream-risposte nella loro contemporaneità che lo spazio della scrittura ovviamente non consente.Ma Joyce è comunque abile nel renderla con grande approssimazione.
Si notino anche i frequenti "disse-dissi" che ne evidenziano la banalità nei confronti dello stream.
Già da questa breve pagina si può capire quale sia il debito stilistico di tanta letteratura posteriore (l'Ulysses è stato pubblicato nel 1922).

PS- le parti in corsivo si riferiscono allo stream di Bloom,in blù i suoi dialoghi,in rosso le parole di M'Coy e in violetto quelle di Hoppy.Il non corsivo è la narrazione onniscente o quella di Bloom in prima persona.

16 commenti:

  1. Io non l'ho mai letto l?Ulisse,se non l'altro pezzo che avete pubblicato,più semplice di questo come scrittura.
    Effettivamente,senza le vs note finali,non è un pezzo di facile lettura.E' vero che rileggendolo tre quattro volte appare tutto molto naturale ed è vero pure che il cervello funziona così.Io stessa mi son ritrovata in scene simili ed è esattamente quel che succede.Parli sservi anche altro,dando a volte risposte sbadate al mio interlocutore.
    Pubblicatene altri stralci.

    RispondiElimina
  2. La sbadataggine di boom nelle risposte è clamorosa,dimenticando addirittura di sapere già che l'amico è morto.Almeno se ho letto bene.

    RispondiElimina
  3. E non sempre è netta la separazione tra lo stream e la narrazione,tipo l'ultima frase.

    RispondiElimina
  4. Se consideriamo che questo romanzo è del 1922...
    stilisticamente è stato un bel passo in avanti della scrittura! Certo,ad una prima lettora non è un osso molto facile da rosicchiare,ma son d'accordo con jennifer che rileggendo alcuni passi sia tutto molto naturale del nostro stesso modo di pensare.

    A proposito ragazzi,che fine ha fatto Leila?

    RispondiElimina
  5. Leila è ora impegnata in altre cose,ma ritornerà presto,così ci auguriamo tutti.

    RispondiElimina
  6. Anche in qualche dialogo dopo l'arrivo di Hoppy mi pare ci sia incertezza su chi parli.

    RispondiElimina
  7. E' vero,se M'Coy o Hoppy,io l'ho inteso come ho riportato,ma non è certissimo.

    RispondiElimina
  8. Si capisce che non sempre è facile attribuire certe frasi alla narrazione,allo stream di Bloom o ad altri,perchè si adatterebbero a tutte queste soluzioni.Ma anche questa ambiguità,almeno in chi legge,non potrebbe essere anche un certo fascino?

    RispondiElimina
  9. che la gente compri joyce e non lo legga equivale a dire che non è in grado di godere della poesia. davanti alla mole incessante di invenzioni e ruote immaginifiche c'è da sentirsi impotenti veramente. delle volte, leggendo scrittori (anche grandi scrittori), il loro stile appare arrivabile, per certi versi.
    quando leggi l'Ulisse, la Trilogia beckettiana, Morte a credito e la Trilogia del Nord: alzi le mani. e ti viene da dire, che bel compitino saramago, che bel bravino kundera.
    Joyce, Céline, Beckett non se ne può non tener conto. poi c'è il resto

    RispondiElimina
  10. Ragazzi,scusatemi del Ps un po' didascalico ma ho il dubbio che magari qualche lettore non abbia letto questo romanzo e ho voluto in qualche modo rendere più semplice la lettura con questa differenziazione grafica del testo.
    Io credo che sia una delle più grandi opere mai scritte, molto citata e meno letta.Per questo continueremo a pubblicarne stralci.

    Concordo totalmente con la triade di daniz,certamente i più grandi innovatori della scrittura,del modo di scrivere,dello stile.
    Subito dopo piazzerei Proust,Kafka e Dostoevskij,ma è solo un gusto personale e un giochetto banale,perchè poi mi accorgo che dovrei aggiungere qualche altro.

    RispondiElimina
  11. La trilogia beckettiana e l'Ulisse non son di facile lettura,non danno contentini ai palati abituati a certo genere di letteratura oggi imperante,ma ti fanno capire che non si può rimestare sempre la stessa zuppa e cosa significhi la creazione per un vero artista che è sempre colui che fa fare un passo in avanti alla disciplina di cui si occupa.
    E questa è una grande linea di demarcazione tra raccontatori e artisti.
    Non voglio far polemiche,ma se pensiamo che oggi uno come Saviano passa per scrittore e conteso dalle grandi case editrici,beh siam messi maluccio.
    Trovo che Celine sia riuscito ad innovare la scrittura e contemporaneamente trovare anche un grande riscontro nel pubblico dei lettori,cosa che non è capitata alla Trilogia e all'Ulisse.(a cui però deve certo qualcosa).
    E questo è un merito da non sottovalutare, per questo che in una mia ideale classifica (sempre operazione un po' banale)occupa il primo posto.

    RispondiElimina
  12. Non preoccuparti Roy,credo che i lettori abbiano capito il tuo intento,meritevole per me,dato che non ho letto l'Ulisse,ma che itendo leggere per capire di più sul modo di scrivere.

    Anch'io m'ero chiesta che fine avesse fatto Leila.

    RispondiElimina
  13. @dott.morbius

    Condivido quanto dice,ma vorrei far rilevare che a Celine vada aggiunta anche una dimensione, non so come chiamarla,ma direi viscerale,umana fatta veramente di carne,nervi,sangue,ossa e appunto visceri che gli altri due autori non hanno,molto più distaccati,cerebrali e partecipi del mondo.

    RispondiElimina
  14. Hai ragione max,c'è anche questo,ma sono visioni differenti,probabilmente caratteri ed indoli diverse che hanno esplorato il mondo con partecipazione (Celine) e con disincanto,specialmente Beckett.

    Un saluto a Leila

    RispondiElimina
  15. @mad max
    il fatto è che un conto è trarre materia dalla vita, un'altra è dall'arte stessa. cercare cioè la poesia dove la poesia è (l'arte) è più facile che cercarla dove essa deriva ma annidandosi (la vita). il merito di céline è d'aver azzerato i modelli passati passando per la vita. beckett e joyce hanno superato il passato passando per l'arte cerebrale cui hanno attinto enormemente per l'esplosione dei significati e dei significanti(joyce) e la loro disintegrazione (beckett). Céline ci arriva dalla vita. arriva anche lui a distruggere il logos ma lo fa dalla vita (bisogna aspettare le Pantomime forse ma il miracolo è compiuto ne la Trilogia del Nord) passando per l'emozione: céline non era il nichilista che si credeva, e nemmeno Joyce. di beckett non possiamo dire la stessa cosa.

    comunque, amelie nothomb chi cazzo si crede di essere?

    RispondiElimina
  16. Sì in effetti è così daniz,comunque c'è da prender molto da tutti e tre.Io Beckett lo vedo però uno che non ha più illusioni sul mondo di nessun genere,nessuna speranza,nonostante quella famosa frase del dover continuare ,che ora non ricordo,e che la considero come una via crucis pur mitigata dal senso tragicomico dell'assurdo.
    Scusa,chi sarebbe questa northcomb?

    RispondiElimina