mercoledì 5 gennaio 2011

LEOPOLD BLOOM - MONOLOGO MATTUTINO

(Da Ulysses - part.2,5)


Un giornale. Gli piaceva leggere sulla seggetta. Spero che nessun babbuino
venga a bussare proprio mentre.
Nel cassetto della tavola trovò un vecchio numero di Titbits. Se l'infilò piegato sotto l'ascella, andò alla porta e l'aprì. La gatta sall con balzi leggeri. Ah, voleva andar su, raggomitolarsi sul letto come una palla.
Tendendo l'orecchio, senti la voce di lei.
- Vieni, vieni, micia. Vieni.
Uscì dalla porta di dietro nel giardino: si fermò e tese l'orecchio verso il giardino vicino. Nessun rumore. Forse stende i panni ad asciugare.
La serva era in giardino. Bella giornata.
Si chinò a osservare un magro filare di pianticelle di mentuccia che cresceva lungo il muro.
Farci un bersò. Fagioli di Spagna. Vite americana.
Bisogna concimar bene tutto, terreno rognoso. Uno strato di fegato di zolfo. Tutti i terreni così se non si concimano. Acqua di rigovernatura. Marna, ma che cosè poi?
Le galline nel giardino accanto: le loro cacatine sono ottime come primo strato.
Ma meglio di tutto il bestiame, specie se gli dànno da mangiare semi oleosi.
Copertura di letame. Meglio di ogni altra cosa per ripulire i guanti di camoscio da signora.
Il sudicio pulisce. La cenere anche.
Bonificare tutto. Piantare piselli in quell'angolo. Lattuga. Si avrà sempre verdura fresca.
Però i giardini hanno i loro lati negativi. Quell'ape o moscone qui il lunedì di
Pentecoste.

Andò avanti. Dov'è il mio cappello, a proposito? Lo devo aver riattaccato al piolo.
O è appeso al pianterreno. Curioso, non me ne ricordo. L'attaccapanni è troppo pieno.
Quattro ombrelli, il suo impermeabile. Raccattate le lettere.
Il campanello della bottega di Drago che suona. Strano ci stavo proprio pensando.
Capelli scuri lucidi di brillantina sul colletto. Mi sono dato appena una lavata e una spazzolata.

Chissà se ho tempo di fare un bagno stamattina.
Tara street. Quello della cassa aiutò James Stephen a scappare dicono. O'Brien.
Voce profonda che ha quel Dlugacz. Agenda, e poi? Ecco signorina mia.
Entusiasta
.
Tirò un calcio alla porta ballerina del cesso.
Meglio stare attenti a non sporcare questi pantaloni per il funerale.
Entrò, chinando la testa sotto il basso architrave. Lasciando la porta socchiusa, in mezzo al tanfo di calce muffita e di ragnatele stantie si sbottonò le bretelle.
Prima di sedersi sbirciò da una fessura una finestra dei vicini.
Il re era al suo banco.Nessuno.
Accosciato sulla seggetta spiegò il giornale voltando le pagine una dopo l'altra sulle ginocchia denudate.
Qualcosa di nuovo e agevole.
Non cè nessuna fretta. Tratteniamola un po. Il nostro racconto a premio.
Il colpo da maestro di Matcham. Di Mr Philip Beaufoy, club degli Spettatori, Londra.
L'autore è stato pagato in ragione di una ghinea a colonna. Tre e mezzo. Tre sterline e
tre scellini. Tre sterline tredici scellini e sei pence
.
Lesse tranquillamente, trattenendosi, la prima colonna e, cedendo ma resistendo, attaccò la seconda.
A mezza strada, la sua ultima resistenza cedendo, permise ai suoi intestini di liberarsi comodamente mentre leggeva,leggeva ancora pazientemente, quella leggera stitichezza di ieri sparita del tutto.
Spero non sia troppo grosso fa rispuntar le emorroidi.
No, giusto giusto. Cosl. Ah!
Stitico, una pillola di cascara sagrada.
La vita potrebbe essere cosl.
Non lo aveva commosso o toccato ma era una cosa svelta e pulita.
Ora stampano qualsiasi cosa. Stagione morta.
Continuava a leggere, seduto calmo sul suo odore ascendente. Pulita certamente.
Matcham pensa spesso al colpo da maestro con il quale conquistò la piccola strega ridente che ora.Comincia e finisce moralmente. La mano nella mano. In gamba.
Ripercorse con lo sguardo quel che aveva letto e, mentre sentiva la sua acqua scorrere
tranquillamente, invidiava senza cattiveria quel bravo Mr Beaufoy che l'aveva scritta e aveva avuto in pagamento tre sterline tredici scellini e sei pence.
Potrei mettere insieme un bozzetto. Autori Mr e Mrs M. L. Bloom.
Inventare una storia su un qualche proverbio quale?
Una.volta avevo l'abitudine di scrivermi sul polsino quel che lei diceva vestendosi.
Non mi piace vestirci insieme. Mi son graffiato nel farmi la barba.
Si mordeva il labbro inferiore,nelI'agganciarsi la sottana. Cronometravo. Non ti ha pagato ancora Roberts?Comera vestita Gretta Conroy? Che mi è saltato in testa di comprare questo pettine?
Quel cavolo m'ha riempito d'aria. Un granello di polvere sulla sua scarpa di vernice.
Si strofinava vivacemente una dopo l'altra la punta delle scarpe contro il collo delle calze.

Mattina dopo il ballo di beneficenza quando l'orchestrina di May suonò la danza delle ore di Ponchielli. Spiegare che erano le ore della mattina, mezZogiorno, e poi arrivava la sera, poi le ore della notte. Si lavava i denti.
Quella fu la prima sera. La testa di lei che danzava. Le stecche del ventaglio che crepitavano. Quel Boylan è benestante? Ha dei quattrini. Perché? Mi sono accorta ballando che il fiato gli sa di buono. Inutile canticchiare allora.Alludere a questo. Musica strana quellultima sera.
Lo specchio era in ombra.
Strofinava vivacemente lo specchietto sulla maglia di lana contro la mammella
piena ondeggiante. Ci scrutava dentro. Rughe agli occhi. Non riusciva, pare.
Ore della sera, fanciulle in veli grigi. Ore della notte poi nere con pugnali e mascherine.

Idea poetica rosa, poi dorate, poi grigie, poi nere.
E poi fedele anche alla realtà. Il giorno, e dopo la notte.
Strappò bruscamente metà del racconto a premio e ci si nettò. Poi succinse i pantaloni, si allacciò le bretelle e si abbottonò. Tirò a sé la porta sconnessa e traballante del cesso e uscì dalla penombra all'aria aperta.
Nella luce piena, alleggerito e rinfrescato nelle membra, si guardò attento i pantaloni neri, le balze, le ginocchia, le borse alle ginocchia.
A che ora è il funerale? Meglio guardare sul giornale.