Salvator Rosa (Napoli, 1615 – Roma, 1673)
Tre straordinari autoritratti,rispettivamente Coll.Chigi Saracini,Metropolitan e National Gallery.
Anni fa,quando vidi quello londinese,esposto in un angolo,quasi dimenticato,ne rimasi affascinato.
Salvatore incomincia a frequentare le botteghe di Aniello Falcone, la cui influenza si avvertirà nelle sue prime opere, e di Jusepe de Ribera.
A 17 anni, mentre è ancora nella fase di apprendistato da Aniello Falcone, gli muore il padre.
Essendo la bottega di Falcone molto frequentata, ben presto personaggi influenti del mondo artistico riconoscono in lui un grande futuro; il pittore Lanfranco, vedendo il suo talento, gli consiglia di recarsi a Roma per qualche anno a frequentare gli ambienti più caldi della pittura.
Gli anni 1634-35 lo vedono interessato alla Scuola dei Bamboccianti ma ben presto rinnegherà quel linguaggio pittorico. In questo periodo, dedicandosi anche alla coreografia di alcuni spettacoli carnevaleschi, in collaborazione con Claude Lorrain e Pietro Testa, conosce ed ha alcuni scambi di opinioni tecniche con il direttore, nella figura del Bernini.
Ritornato a Napoli, Salvator Rosa, inizia a realizzare quadri con tematica e stile rinnovati e lontani da quelli dei Bamboccianti: scene di avvenimenti alquanto turbolenti che, in un certo senso anticipano il tema romantico. Avendo necessità di auto-sussistenza vende, suo malgrado, queste opere a cifre irrisorie rimanendo all’ombra dei grandi pittori napoletani del suo periodo, cioè Caracciolo, Ribera e Corenzio.
Nel 1638 viene chiamato a Roma dal cardinale Francesco Maria Brancaccio, il quale, essendo stato da poco nominato vescovo di Viterbo, lo porta con sé in quella cittadina per la realizzazione della sua prima opera sacra, nella chiesa Santa Maria della Morte. Qui Salvatore conosce il poeta Abati, con il quale stringe amicizia, che incoraggia le sue nascoste attitudini poetiche.
Nel 1639, su esplicito invito del cardinale Giancarlo de’ Medici, ritorna a Firenze per un periodo abbastanza lungo (1639 – 1647). Insieme a pittori, letterati e poeti, promuove l’”Accademia dei Percossi”, influenzando con il suo linguaggio pittorico molti pittori della zona. Partecipano attivamente all’Accademia anche Lorenzo Lippi - come lui poeta-pittore – e, Ugo e Giulio Maffei. Nel periodo volterriano realizza un suo autoritratto, attualmente custodito agli Uffizi di Firenze.
Una nota dolente della sua vita, è la partecipazione, a Napoli, alla “Compagnia della Morte”, un'associazione nata per “uccidere” persone di nazionalità spagnola per “vendicare” la morte di un compagno. Non si conosce però il suo ruolo nell’organizzazione. Dopo la dissoluzione della “Compagnia della Morte”, in occasione dell’arrivo degli austriaci nella città, Salvatore scappa e si rifugia a Roma. In questo soggiorno realizza opere con nuove tematiche, alcune dal gusto prettamente classico (La morte di Socrate), altre a sfondo mitologico (Humana Fragilitas, cm. 186 x 133 custodito nel Museo Fitzwilliam di Cambridge) ed altre paesaggistiche.
Morirà il 15 dicembre del 1673 a Roma
Fu sepolto in Santa Maria degli Angeli con un monumento eretto dal figlio Augusto, come risulta dall'epitaffio: D.O.M./ SALVATOREM ROSAM NEAPOLITANUM / PICTORIS SUI TEMPORIS / NULLI SECUNDUM / POETARUM OMNIUM TEMPORUM / PRINCIPIBUS PAREM / AUGUSTUS FILIUS / HIC MOERENS COMPOSUIT / SEXEGENARIO MINOR OBIIT / ANNO SALUTIS MDCLXXIII / IDIBUS MARTIIS.
(paesaggio - Louvre)
(private collection)
(porto di salerno - prado)
(particolare autoritratto)
Un’artista semi dimenticato, Salvator Rosa, un maestro del Barocco dall’animo ribelle, anticonformista ed in anticipo sui tempi che molto piacerebbe al pubblico di oggi, se avesse la possibilità di conoscerlo meglio.
Stravagante e versatile, Rosa ha lasciato il suo segno nella pittura.
Fu infatti uno degli artisti più audaci ed una delle personalità più fortemente inventive dell’Italia del XVII secolo, uomo di lettere, di tetro e alchimista oltre che pittore. Inventò nuovi tipi di pittura per le immagini allegoriche, e si contraddistinse per una struggente e malinconica poesia, per i ritratti di personaggi di fantasia romantici ed enigmatici (viene considerato il primo romantico); per i temi macabri e raccapriccianti; e per aver messo in pittura alcune delle principali preoccupazioni filosofiche e scientifiche del suo tempo.
Le sue prime opere, in particolare i paesaggi, sono luminosi e ricchi di motivi pittoreschi – fatiscenti torri, le barche sulla riva del mare, i viaggiatori che attraversano ponti colorati, banditi in agguato in anfratti rocciosi. Col tempo è andato verso uno stile più grandioso, e la sua arte matura è caratterizzata dalla sua libertà tecnica, dai suoi chiaroscuri ricchi e dai colori scuri ma forti, che creano una suggestiva atmosfera.
Nessun altro artista ha creato paesaggi spazzati dal vento di una tale potenza espressiva ed emotiva, o figure scure di tale intensità.
Rosa mirava a smascherare gli intrighi dei potenti, forte di una personalità misteriosa e indipendente.
A differenza di Caravaggio, Rosa era veramente un ribelle, radicale, anti-clericale, associato al pensiero libertino. Non poteva proprio piacere all’Inquisizione.
Sono stati mille i volti di Salvator Rosa, pittore e incisore, poeta e autore di satire, filosofo e teatrante, musico e fondatore dell'accademia dei Percossi, pratico di alchimia, abile spadaccino e brigante in Abruzzo.
E altrettante sono state le maschere che ha indossato questo poliedrico artista napoletano, spavaldo e vanaglorioso come un guappo, severo e disincantato come uno stoico, laico e spregiudicato come un "philosophe" ante litteram.
Questa molteplicità di anime e di talenti del Rosa - frettolosamente ricondotta dalla critica nell'ambito della pittura di genere - colpì le fantasie romantiche e gli procurò un'immensa fortuna tra Sette e Ottocento.
"Molto amato dai romanzieri, soprattutto donne " diceva di lui il pittore romantico John Constable. Come a dire che gli ammiratori di Rosa erano non critici e studiosi - gente con la testa sulle spalle - ma narratori, inventori di storie, per di più donne, ovvero gente dalla fervida fantasia, per mestiere o per genere.
In effetti, scambiando il pittore per i suoi personaggi e interpretando i suoi dipinti in chiave di sublime pittoresco, il Romanticismo europeo, e in particolare inglese, costruì intorno a Salvator Rosa il mito dell'artista cupo e tenebroso, guascone, alchimista, filosofo e brigante arrivando a stravolgerne la reale fisionomia storica.
Non deve quindi meravigliare il fatto che questo singolare intellettuale secentesco sia diventato più popolare come eroe di opere liriche, balletti e film (Blasetti nel '39 gli dedicò un divertente film di cappa e spada con Gino Cervi) che famoso come artista.
Una rivincita postuma e un'occasione preziosa per conoscere la pittura di Salvator Rosa fu la bellissima mostra del Museo di Capodimonte di Napoli. Un risarcimento tanto più significativo in quanto la rassegna esplora un aspetto della sua produzione a cui il pittore napoletano teneva molto, quello delle "composizioni di figure": ritratti, allegorie filosofiche, stregonerie e storie sacre e mitologiche. Per la prima monografica italiana dedicata all'artista Capodimonte accoglie un centinaio di opere - 25 incisioni e 86 dipinti di Rosa, e di artisti coevi - che testimoniano il cangiante talento del pittore napoletano, capace di rifondere tutti gli spunti offerti dalla pittura visibile al suo tempo in una formula stilistica assolutamente originale. Sugli umori mediterranei della pittura di Rosa, assorbiti in quella fucina del caravaggismo a passo ridotto che fu a Napoli la bottega di Aniello Falcone, si sedimentarono - nel corso di una esistenza girovaga che ventenne lo vide a Roma in cerca di gloria, poi, dal 1640 al 1649, nella Firenze medicea di Galileo e delle scienze alchemiche e quindi definitivamente a Roma a mietere successi.
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(allegoria fortuna)
In definitiva Rosa ha inventato l’accento sulla libertà e sincerità dell’arte (celebre l’Allegoria della Fortuna, dipinta intorno al 1658, una satira sul nepotismo del papa che suscitò scandalo e dove mostra la personificazione della Fortuna che indiscriminatamente conferisce simboli di ricchezza, status e potere agli animali che si ritrova tra i piedi – al Paul Getty Museumdi Los Angeles -).
(apollo e sibilla-wallace coll.-London).Wonderfull
(harbour)
(marine - palazzo pitti - firenze)
Napoli ha reso omaggio a Salvator Rosa (aprile-giugno 2008)
Figura di spicco della cultura seicentesca, poeta e raffinato musicista. Lo fa con una mostra, "Salvator Rosa tra mito e magia", probabilmente la prima vera monografica organizzata in Italia, al Museo di Capodimonte di Napoli.
«Salvator Rosa, dopo Caravaggio - spiega Nicola Spinosa, soprintendente del Polo museale napoletano - è certamente una di quelle personalità che più hanno segnato, non solo le vicende dell'arte in Italia tra Naturalismo e Barocco, quanto anche la fantasia di noi contemporanei». Poeta e pittore, letterato e uomo d'armi, uomo di teatro e pratico di alchimia, l'artista arriva a riassumere in sé tutti gli aspetti più diversi e contrastanti di un partenopeo che, pur essendo stato costretto a lavorare altrove, conservò comunque dentro di sé l'animo di un uomo nato e cresciuto a Napoli, con tutte le contraddizioni del caso. La sua pittura, contrassegnata da temi biblici ed evangelici, alchemici e filosofici, magici e di stregoneria, ma anche fatta di straordinari ritratti di uomini e donne del suo tempo e autoritratti di coinvolgente comunicatività, è infatti attraversata «come tutta la realtà napoletana di ieri e di oggi – continua Spinosa -, da luci e ombre, fatti e misfatti, miseria e nobiltà, profonda religiosità e irreversibile superstizione. Insomma, un artista del tutto singolare: quasi un Caravaggio di metà Seicento con il cuore, l'occhio e la mente di un partenopeo incontrollabile e incontrollato».
La rassegna di Capodimonte documenta l'inclinazione, che Rosa manifestò sin dal soggiorno fiorentino, a dipingere ritratti filosofici, vanitas e grandi allegorie storiche e mitologiche, piuttosto che i quadri di genere: le battaglie furiose e senza eroi, i paesaggi selvatici popolati da pitocchi e soldati di ventura e i capricci negromantici, che gli diedero la fama presso i suoi contemporanei.
L'apertura della rassegna è affidata al celebre "Autoritratto" (1641-1645) della National Gallery di Londra dal quale il pittore ammonisce in latino "O taci o se vuoi proprio parlare che sia meglio del silenzio" per proseguire con gli istrionici autoritratti che tanto affascinarono i romantici inglesi: dal celebre "Autoritratto in veste di guerriero", da Siena, volto deciso, mano alla spada, serenamente pronto ad affrontare il nemico, al suo ritratto come "Poeta antico", da Palazzo Pitti, a quello speculare dell'"Allegoria dello studio", dalla Florida. Poco oltre, Rosa torna come "Senocrate davanti a Frine", in cui l'irreprensibile filosofo è vanamente tentato dalla cortigiana. Ampio spazio Capodimonte dedica alle Stregonerie, ("Streghe e incantesimi"(1646), da Londra e "Sabba di streghe" (1649) dalla Galleria Corsini di Firenze solo per citare due opere fra le più note) pervase da atmosfere da incubo e popolate da scheletri e alieni mostruosi.
E non potevano mancare le "Tentazioni di Sant'Antonio" (1645 ca.) il dipinto con cui questo mondo ultraterreno e stregonesco esordisce sulle tele di Rosa. E fra le opere che dovevano consacrarlo come pittore filosofo e pittore di soggetti morali, spiccano il capolavoro "stoico" del "Martirio di Attilio Regolo" (1650), il "Democrito in meditazione" e il suo pendant "Diogene con la scodella" e il grande "Prometeo" di impressionante crudezza, tutte datati tra il 1650 e il 1652.
Per la chiusura la rassegna si affida ad un Rosa più noto, il pittore di battaglie e magnifico interprete del pittoresco, esibendo16 paesaggi che ne esaltano l'altissima qualità dell'invenzione. E' il caso dell'eccezionale "Appostamento di soldati in un antro roccioso" in cui Rosa, abilissimo spadaccino del pennello, riesce con pochi lampi sulle corazze nere a far intuire, tra le ombre, la presenza di uomini armati
Quest'anno si è avuta anche la rassegna londinese,alla Dulwich Picture Gallery di Londra, una mostra “Salvator Rosa: bandits, wilderness and magic” (bandito, selvaggio e magico) riporta nel Regno Unito le opere di questo napoletano.
Era ora che questo incredibile personaggio e pittore venisse finalmente riscoperto in modo completo e in tutta la sua opera ,sebbene io consideri il miglior Rosa quello degli straordinari paesaggi e autoritratti

















