domenica 1 maggio 2011

ALFONSINA STORNI

(vado a dormire)

Denti di fiori, cuffia di rugiada,
erbose mani, tu, nutrice lieve,
tienmi pronte le lenzuola di terra
e la coperta di muschio cardato.

Vado a dormire, o mia nutrice, cullami
ponimi una lucerna al capezzale
una costellazione; quella che ti piace;
tutte van bene; smorzala un pochino.

Lasciami sola; ascolta erompere i germogli…
un piede celeste ti culla dall’alto
e un passero ti traccia uno spartito

perché dimentichi…Ah, un incarico
se lui chiama di nuovo per telefono
digli che non insista, sono andata…

(scritta prima di suicidarsi)
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A lei Leila dedidica una sua poesia.

(amato azzurro)

Vorrei camminarti dentro
fino a trovarmi leggera
nella tua grande mano.
Amato azzurro,
in te mi perderei.
Questo moto incessante
che il cuore mi tormenta
in te trova l'oblio.
Vorrei essere l'onda,
morire sugli scogli
in un fiore di schiuma.
Ma tu porta nel fondo
la mia vuota conchiglia
fanne alghe e coralli,
in memoria di quando
amante stanco,
ti scioglievi d'amore
sotto le mie finestre.
Ora io non inseguo
una piccola morte
ma un silenzio più grande
dove il buio
si colori d'azzurro.
Resterebbe di me
il grido della rondine marina
a incrinare
il cristallo del cielo.
E tanto basta.

(Dedicata ad Alfonsina Storni, che non si limitò a sognarlo)
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Alfonsina Storni Martignoni (Sala Capriasca, 29 maggio 1892 – Mar del Plata, 25 ottobre 1938) è stata una poetessa, drammaturga e giornalista argentina, esponente del postmodernismo, morta suicida in mare, davanti alla spiaggia "La Perla".

Nasce nel 1892 nella Svizzera Ticinese, migra a quattro anni in Argentina assieme ai genitori. Di modestissime condizioni economiche, Alfonsina Storni scrive poesie sin dall'infanzia. Ottiene il diploma di maestra rurale ed insegna per un solo anno prima di trasferirsi a Buenos Aires, dove nel 1912 a soli vent'anni, mette al mondo un bambino, Alejandro, senza essere sposata. Per sopravvivere fa diversi lavori finché non entra nel mondo giornalistico-letterario ed in quello scolastico assistenziale. La Nacion di Buenos Aires pubblicò molti suoi articoli, sotto lo pseudonimo "Tao-Lao."
Nel 1920 ottiene il Premio Municipale di Poesia e subito dopo il Premio Nazionale di Letteratura. Nel 1921 si crea per lei una cattedra al Teatro Infantil Labardén, Nel 1923 assume l'incarico di professoressa di letteratura presso la Escuela Normal de Lenguas Vivas, ma man mano che la sua fama cresce, affiora in Alfonsina un forte comportamente nevrotico. Negli anni Trenta compie due viaggi in Europa alla ricerca di pace e di un nuovo equilibrio mentale, ma al ritorno a casa scopre di avere un tumore al seno. Nel 1935 viene operata ma tre anni più tardi la malattia si ripresenta. Aveva vissuto gli ultimi anni dalla sua vita terrorizzata dalla morte.
Nell'ottobre del 1938 Alfonsina prende un treno e si nasconde in un piccolo hotel sul Mar de la Plata dove scrive "Voy a Dormir", il 22 invia la poesia a La Nacion e, quindi, si uccide annegandosi in mare, compiendo con questi due gesti la sua ultima ribellione.
Affabile, energica, sensibile e di potente talento, il suo suicidio nel mare traccia intorno alla sua personalità una leggenda.