Dopo una trentina d'anni gli editori italiani raschiano ancora il barile di Buk,scrittore molto prolifico,ma scrittore vero e sempre fresco di una sincerità anticonformista come si può vedere da quella che credo essere l'ultima sua cosa pubblicata da noi (2009),e che ho appena finito di leggere.
Azzeccare i cavalli vincenti (Feltrinelli),una raccolta di saggi e scritti vari apparsi in riviste underground dal 1944 al 1990.
Questo collage bukowskiano ci offre lati meno conosciuti di uno scrittore troppo spesso immaginato e incapsulato nell'immagine di un ubriacone piegato sulla macchina da scrivere,radio con musica classica,portacenere zeppo e una cassa di birra accanto, dopo aver magari imprecato tutta la mattinata all'ippodromo.
(ippodromo che in fondo per Buk non era un semplice campo di corse,ma era come la corrida per Hemingway)
Certo era anche questo,ma anche molto altro, sempre poco sbandierato.
C'è un Hank che sotto l'aspetto di un quasimodo,nasconde una grande sensibilità al dolore degli individui,una disperazione, una gentilezza,una finezza dl'intelligenza ed humor da far vibrare le corde dei nostri cuori come pochi altri scrittori.
Una vita ed un'opera che non ha mai smarrito l'ironia e il senso del ridicolo e conservato quindi il giusto distacco che serve all'opera d'arte.C'è qualcosa di Boccaccio,di Gargantua e anche di Poe,del suo senso del grottesco,del bizzarro,talvolta del macabro.
Una dimensione di Hank ,poco messa in evidenza,è una specie di sincera ingenuità che,al di là di ogni astuzia insegnata dalla vita,gli faceva avere un atteggiamento naturalmente amichevole nei confronti del prossimo.
La moglie Linda : "non aveva nulla niente di malizioso o malevolo,Era molto ingenuo,o per meglio dire,innocente,a volte infantile.Accoglieva ogni esperienza con sorpresa e meraviglia."
Orso e fanciullo,allegro e disperato pittore dell'inferno e del grottesco,quasi un lontano epigono di Bosch.
Ci sarebbe molto altro da dire per una completa rappresentazione a tutto tondo di questa figura spesso a torto etichetttata alla stregua di certi esponenti impasticcati della beat generation,con cui non aveva nulla a che fare nel profondo,nè come artista,nè come uomo.
Ma veniamo a questo interessantissimo libro e ad alcuni suoi passi di sconcertante attualità
In Ripensando ad uno dei grandi,Buk ci parla di Pound.
"Se Ezra fosse un antisemita o un fascista,o se avesse il diritto d'esser entrambe le cose,è un altro argomento....per di più,in molte menti creative,c'è naturale urgenza di conoscere anche il resto e a volte si ha il desiderio di abbracciare l'altra fazione,solo per l'inferno che ne può derivare o perchè la vecchia fazione c'è da così tanto tempo,è così solida,e sembra così svilita.
Cèline,Hamsun e altri sono stati sorpresi a volte a fare così.E non sono stati perdonati.
Nel tentativo di andare al di là del Bene e del Male (se esistono),l'ago della bilancia a volte oscilla e si sposta verso il Male perchè sembra più interessante specialmente se i tuoi connazionali accettano ciecamente,e senza mai dubitare, di seguire quello che vien detto loro essere il Bene".
Già....
Le cose del mondo e la psiche umana son sempre più complesse di quanto sembrano.
Non è possibile infatti definire una collocazione politica di Buk (e meno male),un anarchico che obbediva più all'estetica dell'attimo,ad un irrazionalismo appreso da Nietzsche,Artaud,Cèline,Dostoevskij,Hamsun,Fante, che a reali preoccupazioni politiche.
Stupisce la nettezza, nel 1970,e dopo la famosa Estate dell'Amore e della contestazione sessantottina,con cui si rivolge agli studenti rivoltosi in Dovremmo far saltare il culo allo zio Sam?
"La mia porta è aperta alla Destra e alla Sinistra,ai bianchi,ai neri,ai gialli,ai rossi e ai diversi tipi di uomini,di donne.....Non insegno,imparo...(e già qui siamo anni avanti ai nostri intellò...).
Se distruggi la Sinistra tendi a diventare la Sinistra,se distruggi la Destra tendi a diventare la Destra ,è come argento vivo,un'altalena...
Sarebbe ora di imparare ad usar la testa...adesso gli intellettuali scendono di nuovo in piazza per la Rivoluzione.Viene bruciata una banca,mettono bombe all'IBM,da altre parti...
Bene,io sono un fotografo della vita,non un attivista.Ma prima di decidervi alla rivoluzione sinceratevi che abbiate buone possibilità di vincerla.E prima di affrontar le truppe per la strada,DECIDI E TIENI A MENTE con chi li rimpiazzerai e perchè.
Dimmi cos'hai in serbo per me prima cha rada al suolo una banca.Gli slogan romantici non servono a nulla...un rovesciamento di potere non è la cura,potere al popolo non è la cura,il potere non è la cura.Non devi porre l'attenzione su come distruggere un governo,ma su come crearne uno migliore.Non cadere in trappola,non farti fregare ancora."
Il suo impegno sociale? Quasi zero. "non voglio fare il santo che predica l'azione e l'impegno come Camus.."(Note of a dirty old man).
Preferiva Bach a Bob Dylan.Nel 1978,a Parigi,si rifiutò persino di incontrare Sartre.
Da molte sue frasi e detti sembra più un'interlocutore di Cioran,che non credo conoscesse.
Nel 1980,nel corso di una intervista alla Pivano dichiarava che l'eventuale distruzione del genere umano lo lasciava indifferente.(Quello che mi importa è grattarmi le ascelle - Sugarco 1991)
In realtà Buk temeva di farsi delle illusioni,lontano miglia dalle speranze della beat generation che voleva cambiare il mondo.Molto più in sintonia con Cèline.
Diceva Montaigne " prestarsi a tutti,darsi solo a se stesso"
Sulla sua tomba al Green Hills Memorial Park di Palos Verde,sono incise due sole parole DON'T TRY,non ci provare.Tante interpretazioni sono state date,compresa quella di Hank.
Ne ho una anch'io,o almeno mi piacerebbe che fosse tale,e cioè non ci provate...ad incasellarmi da qualche parte.Non sto con nessuno,già fatico a star con me stesso.
Sotto l'epitaffio,è inciso un boxeur.Buk era un combattente,uno che prende un pugno e ne mette a segno un'altro.Nella vita e nei suoi scritti.Ma non tanto per aver la meglio,ma per il coraggio,il tener duro,l'unico atteggiamento dignitoso quando la vita reclama la tua disfatta.
"Battiti,qualunque sia la situazione data", ripeteva.
C'è molto stile Hemingway,solo che Ernest non aveva il senso dell'umorismo e l'ironia di Buk, che tanto serve per non andar K.O.
Non so se sia la giusta interpretazione,ma anche questa mi piacerebbe.


La sincerità di buk è sempre sconvolgente.
RispondiEliminaVero,sotto l'apparenza di un quasimodo,nascondeva l'innocenza di un bambino.
Un solitario in fondo,un anarchico nella scrittura e nella vita.Non si è mai imbrancato con nessuno ed era molto differente dai Kerouac,ginsberg e compagnia.
RispondiEliminaBuk conosceva la fatica e la disperazione del lavoro vero.
Sentite che diceva di Burroughs: "..una fighetta succhiaporri,porco dentro...uno scrittore pallosissimo che senza il sostegno dei suoi amici,noti espnnti della letteratura pop,sarebbe quasi una nullità"
RispondiEliminaA che vi fa pensare?
Chi si interessò ad Hank fu Ferlinghetti,ma sebbene avesse contatti con altri della beat G.,non ne fu mai organicamente parte.
RispondiEliminaDi Fante mi affascinano due-tre romanzi. Di Hemingway ho amato i must e un Vero all'alba di cui non ho mai sentito nessun altro parlare. I Beat non mi vanno giù e sono letture decisamente giovanili, da adolescenti spremipalle. Compreso I jukebox ad idrogeno e le gomme Sulle strade.
RispondiEliminaMiller, so che ne siete fan, ma non riesco proprio a sentirlo. Evidentemente, non è questione di scriver più forte.
Bukowski è uno che oggi va per la maggiore, conoscendo una sovrapproduzione editoriale che puzza come un gatto morto. Ma Buk si sottrae per sua natura al mercantilismo libresco, proprio in quanto distruttore della prosa d'arte, della fiction diamantina. Bisognerebbe, direi, aver aperto qualche volta la pancia della vita, per leggerlo... non basta, insomma, saper riconoscere un verbo ed un soggetto.
Con Buk si dialoga alla grande, e che fosse buono come il pane, si capisce. C'è tutto.
Sto leggendo in questo momento, e ne parlerò sicuramente tra qualche tempo in uno dei miei soliti post svaccati, diversi romanzi di Michael Houellebecq dove, con maestria e originalità innegabili, sto scrittore anestetizza, nega, abdica ad ogni sentimento che non s'avvicini al fisiologico. E non si può che dargli ragione, spessissimo, del cinismo, del nichilismo barricadiero delle sue riflessioni, che attraversano come meteoriti chiunque vive i nostri giorni. Che faccia lo splendido, il furbo, il puzzone, azzecca spesso il cavallo del nostro tempo. un tempo dove reazione e sconfitta sono pari termini.
Bukowski non era un nichilista di quella frangia. E' la scrittura, l'arte, una sorta di realismo magico, di cosette che fluttuano oltre le cose, a dare qualche ombra di emozione agli individui della nostra generazione libera d'essere acquistata.
Sinceramente, apprezzo più chi ci prova, per quanto la società non ci provi e le persone si lasciano scorrere dentro olio di motore e nafta puzzolente... Hank ci ha provato, invece, ma sulla lapide suonava meglio Don't try... Conosceva gli omini...
Daniz,il fan di Miller (ma pure di Buk e altri...) sono principalmente io,vuoi per rgioni sentimentali,vuoi anche perchè nel tropico del Capricorno (non so se lo hai letto),e prima di Buk,descrive esperienze americane e metropolitane vissute (niente on the road),di privazione,di lavoretti degradanti e di disperazione molto simili a lui,con l'unica idea in testa di scrivere.Ci ha provato pure lui...
RispondiEliminaLo stile è diverso,e non e poi tanto peregrino,ma la sincerità è uguale.
Il titolo deriva da un capitolo del libro con lo stesso nome.ed è una vera illustrazione tecnica che buk fornisce,da vero intenditore,di come vincere alle corse.
RispondiEliminaNaturalmente,essendo stato io stesso un frequentatore di ippodromi,nonchè scommettitore,vi dico subito che alle corse dei cavalli,se frequentate assiduamente,non si può vincere e non esiste nessun sistema alla bisogna.
Ci abbiamo provato tutti,con vari metodi,ma inutilmente,se non qualche colpo fortunato.
Ma al di là del fatto tecnico,preferisco anch'io vederlo come una metafora più generale.
Per il resto,con Hemingway c'era in Buk una specie di odio-amore,aleggia il suo mito,anche se non ne vuol essere preda.
Non voglio addentrarmi nel grado di nihilismo di Buk,ma certamente non si faceva nessuna illusione sul destrino dell'umanità,stile Kerouac,anche se a legger bene,malgrado il realismo e la durezza dei testi,nel nihilismo di Buk mi sembra sempre di cogliere un aspetto che lo avvicina ad una specie di "nostalgia romantica" (anche se lui sosteneva di provar orrore per certo romanticismo,lo stesso che gli impediva di ammirare tout court Hem)che non ha mai superato.Un po' come come Cioran,un nihilista d'antan,che sosteneva di non esser mai riuscito a liberarsi del suo "byronismo russo".
Oddio,è una sensazione,un pensiero fuggevole che diverse volte mi ha preso leggendo i suoi testi e certe poesie.
Nel libro c'è anche un articolo dedicato ad Artaud di rara lucidità e molto altro ancora di cui parleremo un'altra volta.
Nel commentare libri od articoli c'è sempre la tendenza a far paragoni con quelli che Baudelaire chiamava i "fari".
RispondiEliminaC'è ovviamente una logica in questi raffronti,ma sarebbe sempre come paragonare ogni buon giocatore a Maradona o Pelè.
Così nessuno potrebbe regger il confronto con Joyce,Cèline,Proust,Kafka e un altro paio di mostri.
Uno resta talmente impressionato da una certa lettura,da un certo scrittore,tanto che spesso chi non è all'altezza viene accantonato anche troppo affrettatamente,pur essendo un buon scrittore.
Di geni ne nascono un paio al secolo se va bene.
Ma tra il genio e l'imbonitore,il dilettante,il furbastro e tutta la loro corte di pifferi,c'è un grande spazio da esplorare.Tra le vette circondate da nubi e la palude melmosa,c'è spesso una fertile pianura con anche qualche collinetta.
Questo per non prender sempre il gusto dei geni come vangelo,anche se è sempre un buon segnale.
Il Michael Houellebecq citato,ad esempio,a mio parere è uno di questi che abita la fertile pianura,mister blog.
RispondiEliminaHouellebecq non sarà un mostro,ma è senz'altro uno scrittore degno di tal nome,almeno nei tre romanzi che ho letto.C'è una distanza enorme tra i temi che affronta e quelli in auge tra i nostri attuali scrittori.
RispondiEliminaIo credo che ovviamente i gusti siano molto influenzati dal carattere personale.Eci può stare.Poi il discorso critico è altra cosa,e poco m'importa dell'opinioni di altri scrittori,spesso a loro volta influenzati dalle proprie inclinazioni.
RispondiEliminaAd esempio,a me Musil non piace,però capisco che ha un proprio stile,poco consono ai mie gusti,e che affronta temi di un certo peso con una certa lucidità e valore.
Io penso che una certa influenza di Miller si faccia sentire in Buk,non era possibile ignorarlo,insieme a Fante.
RispondiEliminaIn Factotun,se non ricordo male,Chinaski sta leggendo Tropico del Capricorno.
Miller è apparso più innamorato della scrittura di Bukowski che viceversa, tranne quando Miller scrivevadi sesso. (Tapes Bukowski).
RispondiEliminaBukowski diceva che Miller fosse troppo verboso e aveva la testa troppo nelle stelle.(che non è un demerito in senso generale).
Credo che la lettura di Miller fatta da Buk sia stata troppo limitata e con una certa sottovalutazione della gamma variegata degli interessi di Miller, tipo gli insegnamenti dei grandi saggi indiano Ramakrishna e Krishnamurti.
Ricordo che Buk nell'ultimo periodo della sua vita era molto vicino al Buddismo,o meglio alla figura di Budda tout court.
Comunque, io credo che entrambi gli scrittori avevessero molto in comune dal punto di vista letterario, e non limitatamente alla letteratura americana, ma sopratutto di quella europea.
Sarà una mia impressione,ma leggendoli entrambi,trovo Miller più ottimista e tutto sommato anche più felice di Buk,pur attraversando molte simili peripezie.
RispondiEliminaC'è un raggio di speranza che non vedo in Buk.E' solo un'osservazione che non implica naturalmente nessun grado di giudizio.
Lo stile di Buk è più diretto (non a caso Cèline...),Miller risente ancora di incrostazioni surralistiche del suo tempo.
I don't think Miller is forgotton but I do believe Buk sold him short.
RispondiEliminaSe mi passate un paragone pittorico,credo che Bukowski sia un pittore megliore. Miller ha lottato, lavorato, su dettagli come il modo di disegnare un naso. Vi è una tensione al suo lavoro. Mi piace, ma non è veramente libero. Buk, d'altra parte,dà un colpo di pennello, questo sarà il naso! La sua pittura è molto libera, e, di conseguenza, molto più viva.
RispondiEliminaRagazzi,questo non è un referendum su Miller e Buk,probabilmente suonano lo stesso pianoforte ma su tasti diversi.
RispondiEliminaForti analogie di Post Office con tropico del Capricorno,almeno nella tematica.
RispondiEliminaBuk racconta dei suoi anni di alienazione presso l'ufficio postale descrivendo una società in cui il posto di lavoro non è mai sicuro, in cui si può lavorare per dodici anni presso la stessa azienda senza mai essere assunti,molto simile alla COSMODEMONIC Telegraph Company di Miller.
A me piacciono entrambi,considerata anche la distanza temporale
RispondiEliminaTanto per gradie vi offro un altro spunto del libro in cui Buk difende Hem dalla stupidità dei critici.
RispondiElimina" Ora Hem rivece critiche feroci da chi non sa scrivere.ci sono centinaia di persone che non sanno scrivere e che credon di saper scrivere,sono i critici che ti fanno venire il mal di pancia e quelli che ti prendono in giro...
Hem subisce le beffe degli strilloni di giornali e delle ragazze che scrivono...ha creato un nuovo modo di scrivere,una certa parte dipendeva troppo dallo stile...ma era lo stile che ha distrutto migliaia di scrittori che tentavano di usarne una piccola parte."
Mi fermo qui,ma era tanto per darvi un petit morceau di quanto c'è in questo libro che tutti i fans di Buk e non solo dovrebbero leggere.
Sono entrambi dei grandi scrittori, poi, come ha già detto qualcuno, si può preferire uno o l'altro, sui gusti.
RispondiElimina@veronica
Delle volte il signore delle Particelle elementari dà la stessa sensazione anche a me che fui abituato a pensar sempre male. però è innegabile che ha talento per la sintesi filosofica e un bell'avanzamento narrativo. sullo stile, che proviene dalla fredda gaia scienza, è ben corrispondente al suo modo di vedere le cose.
un saluto a tutti
La cosa in comune tra Hem, Buk e Miller è sicuramente la congruenza assoluta tra scrittura e vita e l'odio viscerale per l'accademismo. Poi i tre sono diversi, evidentemente e ce la si gioca sui gusti. Miller in effetti è quello che risulta più datato, ma è anche quello più vicino a Bukowski nelle intenzioni, tolto l'afflato misticheggiante che può dare ai nervi.
RispondiEliminaHem è il capostipite. Senza Hem non ci sarebbe stato Buk, anche se il vecchio Buk rimane un battitore solitario.
Houellebecq ha in comune con i tre menzionati l'antiaccademismo. Almeno, lo aveva fino al Goncourt. Il suo nichilismo è molto più disperato e senza appello, molto francese.
Con i pregi e i difetti che pure non mancano, è lo scrittore più originale degli ultimi 15-20 anni. La sua originalità consiste nel non voler compiacere nessuno, nel non fare l'occhiolino all'umanesimo, ma tenersi spietatamente a una visione positivista dell'uomo, visto come una particella facilmente influenzabile dalle circostanze. Forte la sua ammirazione per Comte, il fondatore del positivismo, filosofo oggi pressoché dimenticato. L'uso della scienza per spiegare i moventi umani è la principale originalità di H, che si fa beffe dello stile e quasi si compiace di scrivere non bene. Qua e là nei suoi libri si intravede la pietà umana, una pietà più simile alla compassione buddista, che alla carità cristiana. Anche nella sua attrazione per il buddismo c'è un'affinità tra Miller e Buk.
Chiaro che uno scrittore del genere in Italia non può emergere. Vende solo perché è straniero.
Gli stranieri possono essere atei e nichilisti senza perdere fascino, gli italiani non possono nemmeno sperare di essere pubblicati. A meno che non si chiamino Augias e facciano inchieste sul cristianesimo da quattro soldi.
Massimo
Mentre condivido la congruenza tra scrittura e vita (con una piccola nota che non è qui il caso di fare),trovo un po' azzardata l'affermazione che senza Hem non ci sarebbe stato Buk.
RispondiEliminaCertamente una certa influenza l'ha avuta,ma Hank aveva già un suo percoeso personalissimo ben tracciato,molto diverso da Hem, che lo avrebbe portato ad essere comunque quello che è diventato.Almeno questa è la mia idea.
Tutte condivisibili anche le osservazioni che fai su Houellebecq,che però, nonostante le sue stesse affermazioni,un certo stile e ritmo di scrittura comunque lo possiede.
Non è tanto questione di essere più o meno atei o nihilisti in Italia,è che c'è poca gente che sa scrivere almeno a questi livelli e sopratutto si affrontano temi scontatissimi o di uno sconcertante minimalismo modaiolo ,il cui senso quasi mai riesce ad uscire dalla storiella e dal provincialismo e raggiungere un livello più universale di significato.
L'esemplificazione più evidente e benevola è nel diluvio di commissari e noirs casarecci.
Quanto al poveretto Augias,manco lo prendo in considerazione,nè come uomo e tantomeno come scrittore.
ciao
Solo i grandi maestri del noir son riusciti ad andare oltre la storia con considerazioni di più ampio respiro.
RispondiEliminaMa certamente è molto più facile inventare una trama con delitto che si esaurisce in se stessa alla fine con la scoperta dell'assassino.Finisce qui.E a nulla valgono i trucchi delle virate dialettali dei vari commissari o peregrine considerazioni sociali....
Scusate,ma sempre salvo eccezioni,questa non è letteratura,come almeno la intendo io.
La superproduzione di Bukowski è una cosa che, ammetto, mi ha sempre preoccupato, nel senso che ho sempre temuto che, post mortem, avrebbero pubblicato tutto, dalle liste della spesa alla ricetta del caciucco, ma al momento ho visto solo belle sorprese e mi rincuoro. In questo caso poi si tratta, a quanto leggo, di cose già pubblicate in vita e dunque approvate dall'autore stesso. Penso che qualche delusione ci potrà venire dalle poesie che Buk scriveva a raffica e dove, certo, non si può sempre mantenere il livello di certi capolavori (cosa che vale anche per altri, ho letto diverse poesie di Borges bruttarelle) il senso del concentrare il fuoco in poco per dare tutto finsice per fare a cazzotti con le necessità editoriali e iquel saltellare che è diventata, nel bene o nel male, una caratteristica degli scrittori, anche grandi come Hank. Segnato sulla mia (oramai gigantesca) lista del "da prendere e divorare". Grazie.
RispondiEliminaE' quasi ovvio che in uno scrittore così prolifico si verifichino dei cali di tensioni dovute anche,a successo raggiunto,a pressioni di altro tipo.
RispondiEliminaMa con Buk è sempre un pericolo da correre,perchè si trova sempre la perla in ogni suo scritto.
Probabilmente salterà ancora fuori qualcosa,specie nelle poesie e in qualche rivista underground magari dimenticata.
In questo libro imperdibile, c'è uno strepitoso racconto che mai avevo letto "La sera che nessuno credeva che fossi Allen Ginsberg",dal ritmo indiavolato,clownesco ma controllato,e da una padronanza dei tempi comici,come sa
fare solo un artista.
Grazie a te e saluti
Ho letto questo libro e devo dire che è di grande interesse,sia per i racconti che per i saggi.C'è anche una poesia inedita su Shostakovic (nelle note).Come si sa Buk era un appassionato e anche conoscitore di musica classica e su questo libro ci son diversi riferimenti in merito.
RispondiEliminaAlle prime letture,Buk mi sembrava un emulo di Miller e dei Beat,ma poi continuando a leggerlo nel tempo,mi sono accorto che è veramente molto di più di quanto può superficialmente apparire.
Tra l'altro un infaticabile lettore di tanti autori,non perdeva solo tempo nelle bettole e i suoi scritti lo dimostrano.
Per me un grande della letteratura.
Posto qui la poesia su Shostakovic a cui accennava il nostro amico zagor.
RispondiEliminaEccoci al dunque
la decima di shostakovic
due del mattino orario di
chiusura
ma non qui
stanotte
Dmitrij va a ruota
libera
e prendo in prestito dalla sua
immensa psiche
mi sento sempre meglio
sempre meglio
mentre l'acolo
lenisce il mio domani
ogni bicchiere
è migliore
le mie stupide ferite
si rimarginano
la decima prosegue
danza tra queste
pareti
devo molto aquesto bastardo.
da "The New Censorship" (1991)
Numerose poesie son dedicate ai grandi della musica classica.
(coorige)..mentre l'ascolto..
RispondiEliminakaliki, cassepipe, laura, tony, mister blog, veronica, simon, dott.morbius, vissi d'arte, mad max, zorba, limes, jennifer, zagor, e infine johnny doe: niente male come personalità multipla;-)
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