lunedì 30 maggio 2011

GUIDO MORSELLI UN FUORI CASTA

Roma senza papa fu pubblicato da Adelphi (che in precedenza aveva respinto tutt i suoi romanzi), grazie al giudizio positivo di Giuseppe Pontiggia.
E Morselli divenne un caso editoriale

(Risvolto copertina)

Nella Roma fine-secolo-ventesimo in cui si svolge questo romanzo, città ampiamente dissestata e disfatta, un solo fatto essenziale sembra mutato rispetto alla Roma di oggi: il silenzioso abbandono del Vaticano, non più abitato dal papa, Giovanni XXIV – un irlandese di mezza età, fidanzato, si dice, con una teosofa di Bengalore –, che ha trasferito la Sede Apostolica in una inappariscente Residenza, simile a un complesso di motels, a Zagarolo. È questa la ‘Roma senza papa’ che si mostra a un discreto e percettivo sacerdote svizzero che vi torna dopo anni di assenza, in attesa di essere ricevuto in udienza da Giovanni XXIV: una città offesa per l’oltraggio commesso dal papa contro il turismo, ormai principale attività del Paese, «impigrita, svuotata, con un che di depresso», ma pur sempre una città che continua ad accogliere, con la consueta indifferenza, un instancabile cicaleccio teologico. Negli antri climatizzati della Università Gregoriana, in ampi refettori dalla luce soffusa, in modeste case di parroci, in convegni di seriosa incongruità proliferano e si accavallano come mai prima le teologie, e le nuove tesi vengono spesso pronunciate da sacerdoti che parlano una lingua mista fra il romanesco e lo slang americano. Dalla ‘socialidarietà’ al policentrismo più sfrenato, dalla auspicata introduzione del totemismo nella pratica religiosa a progetti di rigide restaurazioni, tutto può essere invocato e esecrato in questo clima di ormai perfetta confusione delle lingue, dove il protagonista si muove con imbarazzo e con una certa malcelata amarezza, finché la sua perplessità giunge al culmine, e anche a una sorta di liberazione, nella visita alla Residenza del Papa, un essere dolce e un po’ spento, che alleva serpenti, ama il silenzio e vive in una sua ombrosa, elusiva solitudine. L’acutezza ironica di questa vicenda, la padronanza con cui Morselli si muove nei labirinti delle dottrine, vere e immaginarie, della Chiesa, i magistrali ritratti di ecclesiastici di alto e basso rango, l’incessante invenzione satirica, fanno di questo libro un felicissimo romanzo di ‘anticipazione teologica’, dove le idee hanno la concretezza e il grottesco dei personaggi e dove, a ogni passo, si sente uno sguardo disincantato e penetrante posarsi su un futuro che incontriamo ogni giorno.
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Una lettura impegnativa, ma che diverte, oltre a far riflettere con i suoi numerosi paradossi.
Notevole é la capacità mimetica e la plasticità linguistica.Una una prosa ardita, baroccheggiante,
clericale e teologica, com'era prosa riccamente giornalistica ne «Il dramma borghese», protagonista un giornalista,e prosa secca e “politica” ne «Il comunista», con protagonista il politico.Stili diversi,adatti alla circostanza.Un po' quel che fece Joyce nei vari capitoli dell'Ulisse.
Ed è appunto la prosa, lo stile, che ancora più delle semplici immagini ,immette il lettore nel mondo complesso e velato della Roma vaticana e cattolica; e proprio di questo mondo il romanzo è un affresco
Un mondo di dogmi e del modo in cui vengono interpretati, la lotta è per una virgola, per l’ordine di un nome ed un aggettivo dentro una frase.
A mio vedere, un romanzo straordinario, se si parla di narrazione pura.
Memorabile poi è il problema del male spiegato con il subconscio del diavolo, gli ordini atei, lo zen e le filosofie orientali che serpeggiano, e intaccano, il papa fidanzato che vive a Zagarolo.
Una vena ironica che investe ogni argomento, anche verso se stesso, verso i suoi più angosciosi e irrisolti problemi, a dimostrazione della fondamentale varietà e sincerità della sua personalità.

Diceva «la Chiesa volta a volta si è messa contro l'uso del tabacco, la vaccinazione, il parto indolore, gli anticoncettivi, l'eutanasia, e alla fine ha dovuto approvare tutto. Incanalare i fenomeni sociali, non ignorarli o combatterli, questa è sapienza cristiana...Spesso le cose sono dannose perché sono proibite, non sono proibite perché sono dannose.
In materia di fede l'autorità religiosa sia severa, in materia di costume indulga"

Mi fa venire in mente una discussione di qualche anno fa con un prete russo-ortodosso che sosteneva la stessa cosa.
Guido Morselli dovette a questo eccezionale romanzo la sua scoperta, anche se postuma
Lui fu sempre infatti fuori dai percorsi editoriali che contano e proprio per questo capace di leggere la realtà con lo sguardo vigile del latitante


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Un autore che per tanti versi esistenziali e letterari accomuno a Silvio D'Arzo,e Landolfi.
Percorsi diversi,ma accomunati dall'essere "dei fuori casta",impermeabili alle mode dei tempi e dai facili condizionamenti.
Come D'Arzo uno scrittore postumo,pressochè ignorato dal carrozzone editoriale,salvo poi essere pubblicato dopo morto dagli stessi che lo avevano rifiutato.
L‘unico libro che pubblicò in vita, ed a proprie spese anche se con la prestigiosa etichetta di Bocca, è stato una serie di “dialoghi platonici” con il titolo Realismo e fantasia (1947, riproposto in anastatica nel 2009 dalla Nuova Editrice Magenta di Varese)
Morì suicida,alcuni sostengono che alla base del suo gesto siano stati  i costanti rifiuti degli editori .
Certo si fa fatica a credere che ci si uccide solo per i dinieghi e l’indifferenza dell’establishment culturale (altrimenti i cimiteri sarebbero pieni di suicidi),ma è certo una componente di profonda amarezza che assillò sempre Morselli.
Proprio con questo romanzo,1974,iniziò la sua riscoperta.Seguirono poi gli altri,tra cui

Contro-passato prossimo: Adelphi, 1975;
Divertimento 1889, Adelphi, 1975;
Il comunista, Adelphi, 1976;
Dissipatio H.G. , Adelphi, 1977;
Un dramma borghese, Adelphi, 1978;
Incontro col comunista, Adelphi, 1980.


Dissipatio H.G. è stato uno dei miei preferiti insieme a Roma senza Papa.

Morselli non era classificabile, cercavano di assimilarlo ai modelli esistenti, ma lui era unico. Era uno scrittore di respiro europeo e internazionale,come sosteneva Pontiggia
Un pensatore-scrittore che della assenza, del sentimento di estraneità e lontananza - dal tempo, dal dibattito culturale, dalle grandi querelle del dopoguerra, dalla repubblica italiana delle lettere, dalla vita stessa - ha fatto il suo crisma.
Spesso dipinto come stravagante da una critica inadeguata, era invece un vero 'artigiano' della scrittura che sapeva costruire e poi limare, riservando attenzione tanto all'infinitamente grande - la struttura portante - quanto all'infinitamente piccolo - la variante lessicale.
Uno scrittore scomodo,un talento distante dall’accademia, distante dai circoli culturali, dal gotha delle avanguardie. Aveva uno stile estraneo alla contemporaneità,scriveva romanzi sconvolgenti e inconsueti,dalla prosa visionaria di Dissipatio H(umani) G(eneris),un  romanzo breve, intenso, disperato; una desolante contemplazione dell’umanità, della caducità dell’esistenza, e un ininterrotto dialogo con l’idea del suicidio,con la morte, "ragazza dall’occhio nero".

Tante pagine ironiche, allegre, illuminate dalla gioia dell’intelligenza e del paradosso (come quell'estroso libricino che è Divertimento 1889)
L’acutezza del suo sguardo indagatore, la sua lucida capacità di scorgere certe radici profonde dei mali della nostra civiltà e della nostra società,e un continuo guardare sempre oltre la superficie delle cose.
Ciò che era incompatibile con il temperamento dell’uomo Morselli era soprattutto la banalità e l’ottusa freddezza di una cultura che sembra avere le idee chiare solo perché le sa manipolare con sapienza, con indifferenza.
Morselli aveva un senso profondissimo della dignità e della serietà del lavoro di scrittore, tanto profondo ed assoluto da non consentirgli di vedere con chiarezza ciò che era quasi impossibile non vedere: le compromissioni, l’opportunismo, la vischiosa onnipotenza delle consorterie e dei gruppi di potere.
C'è una vena di pirandellismo in lui,e come il grande siciliano, si cala fino in fondo in una realtà contradditoria,  dolorosa, paradossale, talvolta incomprensibile che però finisce per gettare un fascio di luce su quella che è la vera essenza della nostra vita, sul suo carattere drammatico,paradossale,contradditorio.

A passata,presente e futura memoria:

Se l’uomo non è in grado di riconoscere i meriti intellettuali e morali di un altro uomo, se incapacità, conformismo, opportunismo, intimidazione, cancellano i segni distintivi tra intelligenza e idiozia, bontà e malvagità, valore e mediocrità, se cupe epoche di abbrutimento spirituale calano sull'umanità ed essa si appiatti­sce su manichini-automi incapaci di giudizio e di scelta, su ottusi gregari passivamente aderenti ad errori collettivi, la ragione sta dalla parte di Morselli, nel volere sottrarsi ad una massa di non-uomini, di marionette che mimano l’apparenza umana, di esseri spiritualmente evanescenti, automatizzati e massificati dalla mancanza di perni intellettuali e morali, dal conformismo e dai condizionamenti ideologici

Immalinconisce pensare al respiro benefico di certe idee che sembrano non correre più.
(by Roy)

17 commenti:

  1. Lessi a suo tempo Il Comunista,una descrizione impareggiabile del il mondo del PCI, con i suoi rituali,le sue ossessioni ideologiche e fideistiche, ma anche il suo tono sostanzialmente borghese e il cui personaggio centrale,il dirigente Ferrarini,un non allineato,già prefigura l’imborghesimento del partito, il carrierismo strisciante di molti suoi esponenti.
    Non poteva non suscitare la solita levata di scudi di certa intellighenzia della vulgata in auge.
    Vittorio Sereni a proposito del romanzo: "come collocare questo libro di cui si può dire solo ciò che non è?..... Diciamo che appartiene a una sorta di divertimento estravagante.... pubblicabile magari e anche godibile, ma secondo me sfasato rispetto alle necessità di un libro, del quale gli manca la struttura e l'equilibrio espressivo delle parti"

    Naturalmente toppando,perchè è invece un romanzo di tutto rispetto.

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  2. Anche Calvino non fu da meno.
    Così ha liquidato benevolmente Morselli: “lei non ha idea quale sia il mondo delle cellule comuniste“.

    Caro Calvino,l'aveva eccome,forse eri tu un po' distratto!

    Ma è il destino di chi sta sta nella sua fortezza culturale a fronteggiare quei valori borghesi e marxisti che Morselli, aristocratico per anima e spirito insieme a Buzzati, vedeva come i propri mortali avversari e ai quali non volle cedere e, più che adattare le sue qualità letterarie ai desiderata del tempo (o cambi il tuo modo di scrivere e le tue idee, o non pubblicherai mai),magari preferì spararsi un colpo in testa

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  3. Credo che quasi tutti i suoi romanzi (ne ho letti tre), siano un rifiuto della Storia,sia in modo ironico che drammatico,ma sempre con una spiccata vocazione al rapporto umano, alla comprensione, alla solidarietà.Non era un cinico,anche se distaccato.

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  4. Uno dei dimenticati per se ripubblicato.
    Dimenticati particolarmente dal pubblico,come Landolfi,Malaparte,lo stesso Gadda...chi li legge più ora.
    Ho provato a chiedere al libraio,una miseria di vendite.Pile di Eco,Dandini,Saviano (ora un po' meno)e di altri parvenu letterari,senza invenzione,stile,fantasia e sopratutto serietà di scrittori.

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  5. uno scrittore che non conosco ma che questo post mi incuriosisce a provare. mi piace la trama.
    bisogna provvedere, nella pira anche questo!
    ciao

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  6. Il senso di benevolenza, di comprensione del prossimo,era in Morselli naturale,non per filantropia o carità,ma scaturiva da un sentimento universale di fratellanza per tutto quanto esiste,contro l'intolleranza e la violenza ideologica.
    Un sentimento sincero che traspare in tutti i suoi libri

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  7. I suoi personaggi,più scavano dentro le cose e più sentono di essere sconfitti e circondati dall'indifferenza.Vedi il Ferrarini del Comunista.
    Un sentimento che ha provato tragicamente anche Morselli

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  8. Non l'ho mai letto,ma mi avete incuriosito.
    Comincerò con questo del post

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  9. Ragazzi,cechiamo di sottoporvi nostri autori che sembrano dimenticati,almeno dal grande pubblico e non di rado anche dalla critica,scrittori che,a nostro vedere, hanno dato qualcosa di significativo alla nostra letteratura,sia per le tematiche non effimere che hanno esplorato,sia per le caratteristiche stilistiche.

    Saluti a tutti

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  10. Roy,aggiungo che Dissipatio è veramente un bel libro che mi ha colpito,una drammatica testimonianza della solitudine di Morselli e della sua costante ricerca di umanità, è l’ultimo uomo rimasto in un mondo in cui non può più riconoscersi.
    Il protagonista si muove in un mondo simile all' orwelliano 1984,e non si arrende alla disumanizzazione della modernità.
    La dissipazione d’umanità, la dispersione del genere umano non riguarda solo il singolo, l’individuo,ma è qualcosa che coinvolge tutti.
    E qui ,come è già stato accennato,c'è la solidarietà col genere umano che mai manca nelle opere di Morselli.
    Pare che questi temi fondamentali per l'uomo non abbiano più corso presso l'attuale letteratura,ci si rifugia in storie psicologiche da asilo,in un operaismo anni '60 o in stucchevoli minimalismi,quando non si tratta di un bovarismo che si ammanta di scontate e ridicole trasgressioni che impressionano solo gli adolescenti.Forse nemmeno loro in fondo.

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  11. Sì Laura,Morselli,un moderno Don Chisciotte che si misura sempre con i grandi temi.

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  12. Per chi fosse interessato,esiste la monografia di Marina Lessona Fasano dedicata allo scrittore bolognese, editore Liguori,credo di una decina d'anni fa.

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  13. Un altro da ricordare è Tondelli,spero facciate un post.
    Saluti

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  14. Pur sommerso dai libri che devo assolutamente leggere, non posso che collocarlo nella lista in buona posizione, in attesa di riuscire a raggiungerlo, grazie

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  15. Purtroppo ci vorrebbe un giorno di 48 ore....ho almeno una ventina di libri che attendono e mille rotture di coglioni che invece non aspettano...

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  16. E' uno scrittore molto raffinato che conosco e di cui ho letto due suoi libri: Dissipatio HG e Un dramma borghese. Mi ha intrigato la sua biografia e il suo ruolo di scrittore marginale scoperto per caso.
    Pontiggia ho avuto anche il privilegio di incontrarlo personalmente.

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  17. Uno scrittore che non aveva certo paura anche di andar controcorrente,specie in anni dove l'eresia era mal tollerata,e forse anche per questo ignorato dalle cricche letterarie.

    Si legga Il Comunista,e si vedrà che Morselli aveva ben chiara la realtà che lo circondava,ma mal gliene incolse.

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