Lawrence Durrell è stato un esploratore di ambiguità,di ombre segrete, di seduzioni al limite dell' inconfessabile. Eppure il suo stile è quello tradizionale di ogni narratore anglosassone,la chiarezza, la trasparenza, la miniatura dei dettagli al fine di una esatta ambientazione.
Una società cosmopolita da osservare con scrupolo e con curiosità,armata di ironia. La società dove la fantasia di Durrell si e' accesa con maggior creatività e felicità,é stata quella mediterranea, in particolare la voluttuosa, mista e indefinibile societa' del Mediterraneo orientale: dalla Grecia in la'.
Era nato in India nel 1912 e ha fatto in modo di starsene sempre via dall' Inghilterra, morendo in Provenza nel 1990.
Decadente (ma non alla Des Esseintes) e snob, mentre alcuni suoi coetanei (Spender, Auden, Orwell) andavano a combattere per la repubblica di Spagna, Durrell se ne andò a Corfu in compagnia di una donna che amava, la pittrice, Nancy Myers.
Decadente (ma non alla Des Esseintes) e snob, mentre alcuni suoi coetanei (Spender, Auden, Orwell) andavano a combattere per la repubblica di Spagna, Durrell se ne andò a Corfu in compagnia di una donna che amava, la pittrice, Nancy Myers.
In Grecia ci andò in fondo per scoprire se stesso,e mai anima e paesaggio greco fu a sua volta scoperto nel migliore dei modi.
Durrell sotoponeva le parole al rigore selettivo dell' intelligenza, lasciando pero' che sensualità e languore ne impregnassero ancora l' accento.
Aveva conosciuto a Parigi Henry Miller,di cui divenne amico e con cui ebbe una ricca e interessante corrispondenza .
Sempre a Parigi conobbe il surrealismo, e la sua inclinazione ad esplorare i meandri,le crepe e le discontinuità della psicologia dell'uomo si affinò notevolmente.
Durrell sotoponeva le parole al rigore selettivo dell' intelligenza, lasciando pero' che sensualità e languore ne impregnassero ancora l' accento.
Aveva conosciuto a Parigi Henry Miller,di cui divenne amico e con cui ebbe una ricca e interessante corrispondenza .
Sempre a Parigi conobbe il surrealismo, e la sua inclinazione ad esplorare i meandri,le crepe e le discontinuità della psicologia dell'uomo si affinò notevolmente.
Ma la Grecia, Corfu' in primis, con i suoi profumi di salvia tritata e rosmarino , il color vino del mare, la salsedine che arde negli occhi, l' ininterrotto soffiare del vento e la dolcezza di vivere, maturò in lui lo stile sensuale che campeggia nei suoi scritti.
E' innegabile anche una certa influenza di D.H.Lawrence.Ma laddove Lawrence pone al centro della sua visione il sesso, Durrell pone il genius loci. Tutta la cosiddetta complessità, anomalia, stranezza, gli eccessi della sua scrittura sono in funzione della rappresentazione del genius loci e del suo rapporto con la psiche individuale.
In Durrell il naufragio dell' intelletto nell' esotico non si traduce in semplice estenuazione lirica.
E' un narratore,e non cerca la sensazione di per se',ma la plasticita' dei personaggi nelle apparenze della vita quotidiana.Il suo desiderio é di sottrarsi alla storia per affidarsi tutto intero alle seduzioni dell' essere, in una pienezza di cose dove il tempo si cristallizza nella replica continua di se stesso.
Oltre la Grecia,Il Medio Oriente.
Durrell ne è uno degli interpreti più intonati, sebbene con quello sguardo esotista che l’Occidente praticava almeno dalla seconda metà del Settecento.In particolare l'Egitto,ma quello che un europeo di cultura raffinata e decadente ci proiettava sopra.Come fece Flaubert un secolo prima.
La sua opera maggiore, appunto il Quartetto di Alessandria, è tutta avvolta dal fascino di un unico luogo: Alessandria d’Egitto,vera co-protagonista dei romanzi, da Durrell così definita:
"Cinque razze, cinque lingue, una dozzina di religioni, cinque flotte nel porto. Ma i sessi sono più di cinque, e soltanto il greco demotico sembra riuscire a indicarne le distinzioni."
La tetralogia alessandrina ha portato un'innovazione tecnica ai limiti del virtuosismo, catturando il lettore in un'atmosfera sensuale e crudele sullo sfondo di una società in disfacimento.
Il successo del Quartetto (i quattro romanzi raccontano in realtà tutti la medesima vicenda,ma da punti di vista differenti),sia in America che in Europa, fu notevole,e regalò a Durrell il tipo di fama che in Europa hanno avuto solo Byron e Wilde.
Una fama precocemente evaporata per un autore che invece oggi torna d’attualità per la qualità iridescente e sensuale della sua prosa (Raymond Carver, lui così misurato e asciutto: "ritengo che l’opera di Lawrence Durrell sia unica e insuperata per quanto riguarda il linguaggio"), e per l’immaginario grottesco che sposa l’erotico con il deforme.
Uno scrittore autoparodico e autoironico, modernista e antimodernista al tempo stesso.
La scrittura di Durrell tenta di dar voce al Mito attraverso l’autoparodia,l’inadeguatezza e il fallimento del linguaggio.
Vasta è pure l'opera poetica,dove si fa sentire una certa influenza di Kafavis.
Insomma,non siamo nell'olimpo letterario,ma Durrell è certamente uno che conosce il mestiere di scrivere,un grande artigiano della parola e un narratore capace di suscitar inusuali emozioni .
(by lady yoko)



Ho letto di lui solo Justine ed è verissimo che la città di Alessandria d'Egitto è la protagonista non secondaria del romanzo con la sua atmosfera di sensualità.La figura di justine,modernissima,è tratteggiata in modo mirabile così come le ambiguità dei suoi rapporti con gli uomini.
RispondiEliminaQuesto libro mi è piaciuto molto anche per la ricchezza del linguaggio.
Miller,che deve a Durrell il suo amore per la Grecia,andò a trovarlo nel 1939 e visitò parte del Paese.Le sue impressioni sono racchiuse nel libro Il Colosso di Maroussi.
RispondiEliminaDi Durrel poco conosco,ho letto solo la Grotta di Prospero,libro dedicato a Corfù,un singolare baedecker di viaggio e dell'anima.
"l' isola della "Tempesta" shakespeariana, l' isola delle arti sovrannaturali di Ariele, ma anche l' isola di Calibano, e di Nausicaa e Ulisse, di San Spiridione e di chissa' quanti altri, mezzi matti, pescatori e pastori, diventa, nel racconto di Durrell, lo scenario di una miracolosa scoperta di se'"
(Enzo Siciliano) .
Spiacente yoko,ma ignoro completamente questo autore,lo conosco solo di nome,provvederò magari leggendo uno dei libri da te proposti.
RispondiEliminaNon mi stupisco.I suoi romanzi ebbero grande diffusione negli anni '50 (longanesi),poi per quarantanni non furono più ristampati,finche circa una decina d'anni fa Einaudi ha rieditato la Tetralogia alessandrina.
RispondiEliminaAlcuni come Il Libro Nero son fuori catalogo
Ho trovato in rete un brano del Libro Nero (lodato da Eliot) dove si può aver un'idea dello stile di Durrell.
http://senoysansenoysemangelof.splinder.com/post/22166882/lawrence-durrell-il-libro-nero
Trovo un bel saggio di scrittura Il Labirinto Oscuro.Un romanzo di avventura (la visita di un labirinto a Creta di un gruppo di turisti) ma ricco di indovinelli, quesiti, enigmi,colpi di scena; un gioco vero e proprio condotto con superbia e maestria da Durrell con uno stile un po' particolare ma sicuramente geniale,una narrazione fantastica,a tratti oserei dire grande.
RispondiEliminaRiporto da Satisfaction,da un'intervista a Cèline:
RispondiEliminaCéline quindi propose il romanziere inglese Lawrence Durrell.
“Un intero libro su come bacia una ragazza, i diversi modi come può baciare e cosa significano… questo sarebbe scrivere? Questo non è il mio scrivere, è nulla, è uno spreco"
Certo Durrell non poteva piacere a Cèline,due uomini,due temperamenti e due stili differenti,ma si sa che Cèline andava giù con l'accetta un po' con tutti.
RispondiEliminaMa il giudizio è molto,troppo estremo e non è affatto vero che Durrell scrive libri interi su come baciare una ragazza.
L'uomo e il mondo,i loro rapporti,i rapporti tra uomini e donne hanno varie sfaccettature e ogni scrittore ha una particolare sensibilità nel descriverli.
L'importante è che lo sappia fare,con uno stile personale e creativo.
Credo che Durrell faccia parte di questi,senza peraltro esagerarne i meriti.
Altrimenti ci rimane poco da leggere.
Yoko,non volevo proporre paragoni,solo una delle salaci opinioni del nostro.
RispondiEliminaNemmeno io,non è certo Durrell un'icona,un fuoriclasse della lettarutura novecentesca.Questo ruolo spetta a tre quattro scrittori tra i quali certamente LFC.
RispondiEliminaL'ho anche detto a chiusura del post.
E' uno che,a mio parere,semplicemente merita di essere letto in alcuni suoi libri.
Non tutti toccano livelli estremi,ma definire Hemingway "un falso, un dilettante" (stessa intervista a LFC) mi pare alquanto ingeneroso e anche non azzeccato.
Lady, Cassepipe
RispondiEliminaNon giriamo attorno al mignolo. A Céline piaceva solo Céline (e dintorni).
Questo è il vizio del genio.
Anche CB finì per dire (Maurizio Costanzo Show 1995) che quello di Céline era un bel modo di scrivere ma nulla più.
Perché questo?
Perché per Céline conta solo lo stile, la musica e il lavoro sul linguaggio-lingua: l'emozione del parlato.
A CB interessa l'assenza. L'oltre lo stile.
Allora, quando due geni partoriscono delle poetiche tanto originali quanto personali le difendono a spada tratta e si siedono in una fila dove c'è posto solo per uno: loro!
Tutti gli altri scrittori o attori sono giudicati secondo i nuovi (loro) parametri.
Fine della historie.
Comunque io questo Durrell non l'ho letto.
Ciao Lady
Infatti proprio per questo certi giudizi dei geni sugli altri van presi con le molli,specialmente quanto più differiscono le poetiche e gli stili dalle loro.
RispondiEliminaMa in altre file c'è posto.
Magari metti anche un Durrell nella pila da leggere.
ciao daniz
Non conosco Durrell e non mi sorprendo di non conoscerlo se è tanto bistrattato dalle case editrici. A questo punto lo pongo nella mia lista degli autori da esplorare. Il commento di Carver mi spinge a dargli una occhiata per forza, sono curioso di vedere quali vette raggiunge nell'uso del linguaggio (il brano nel link è davvero troppo piccolo per dare un giudizio, a mio parere). Grazie per la bella segnalazione e un saluto.
RispondiEliminaAntonio,non aspettarti sfracelli,ma credo sia meritevole di esser letto nelle sue migliori performances.Scrive di un mondo cosmopolita che non esiste più,e in modo non banale,ma proprio per questo è una preziosa testimonianza.
RispondiEliminaCiao