(Semper eadem)
D'où vous vient, disiez-vous, cette tristesse étrange,
Montant comme la mer sur le roc noir et nu?»
— Quand notre coeur a fait une fois sa vendange
Vivre est un mal. C'est un secret de tous connu,
Une douleur très simple et non mystérieuse
Et, comme votre joie, éclatante pour tous.
Cessez donc de chercher, ô belle curieuse!
Et, bien que votre voix soit douce, taisez-vous!
Taisez-vous, ignorante! âme toujours ravie!
Bouche au rire enfantin! Plus encor que la Vie,
La Mort nous tient souvent par des liens subtils.
Laissez, laissez mon coeur s'enivrer d'un mensonge,
Plonger dans vos beaux yeux comme dans un beau songe
Et sommeiller longtemps à l'ombre de vos cils!
(charles baudelaire)
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"Di dove viene" dicevi "questa strana tristezza
Che sale come il mare sulla roccia nera e nuda?"
- Quando il nostro cuore ha fatto la sua vendemmia,
Vivere non è che male. È un segreto noto a tutti,
Un dolore tanto semplice, senza misteri
E, come la tua gioia, a tutti manifesto.
Cessa dunque d'indagare, bella curiosa!
E se pure la tua voce è dolce, taci!
Taci, ignorante! anima perennamente in estasi,
Bocca dal riso infantile! Assai più che la Vita
Ci tiene spesso la Morte con i suoi legami sottili.
Lascia, lascia il mio cuore inebriarsi d'una menzogna,
Tuffarsi nei tuoi begli occhi come in un sogno
E a lungo sonnecchiare all'ombra dei tuoi cigli
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La lirica sviluppa il tema dello spleen ,del "male di vivere" senza causa che con intermittenza affligge Baudelaire.
Già all'inizio lo spleen viene evidenziato dal movimento del mare che aggredisce le rocce.
Un male per un verso poco misterioso, che tutti a tratti conoscono e di cui son preda,specialmente dopo che l'amore (ma potrebbe essere inteso in senso più generale) ci ha fatto gustare i suoi frutti e poi è svanito.
Un male diffiicile da nascondere come la gioia che ora la donna mostra al poeta.
Un male naturale che provoca stupore,spaesamento.
E' inutile che stiamo a chiederci da dove venga ,inutile che mi chiedi il perchè,anche se con dolcezza,meglio tacere.
Quasi si irrita il poeta alla spensieratezza infantile di questa donna che ama appassionatamente,senza tanti crucci.
Quante volte ci è capitato di sentire dalla nostra compagna,moglie o amante ,per la nostra tristezza immotivata, il famoso - Ma che hai?- con l'inevitabile risposta : - Boh,non so! -
Poi Baudelaire pare risponderle che seppur non ne siamo pienamente coscienti o lontani come in questi momenti,la Morte non ci abbandona,fa capolino improvvisamente,anche nella vita quotidiana (liens subtils?),simboleggiata da questo male oscuro senza motivo
L'unica soluzione è l'oblio: dimenticarsi,abbandonarsi alla visione,alla dolcezza di amare,al sonno.
Oblio simboleggiato dalle ciglia protettive della donna,donna che genera il sonno del poeta.
Dallo spleen più triste e doloroso ad un sogno ideale.Anche se è solo una menzogna.
La poesia evoca anche la marginalità degli esseri sensibili a questo male di vivere che è lo spleen,poco compreso da una società borghese (la donna?) devota ad un grossolano sentire.
Si può notare come il malessere di Baudelaire sia anche evidenziato dalla mancanza del senso dell'olfatto tanto caro al poeta e più volte usato nelle sue poesie,sinonimo di piacere ed evasione, che vuole assenti da questi versi.
L'evasione dallo spleen è qui il sonno,la pacificazione offerta dalla donna.
Occhi e ciglia sono i simboli della fuga dalla realtà,rimarcata pure dal verbo "'invirer" (il vino,come droga per dimenticare).
Una meravigliosa e indimenticabile composizione del primo poeta della modernità.
(by Roy)

Bellissima la poesia come pure il commento di Roy
RispondiEliminaVeramente il primo poeta della modernità,della città che indaga nuovi sentimenti,tristezze e malesseri della nuova società borghese chesi andava affermandi in Francia e che ha trattato il rapporto uomo-donna in un modo passionale,erotico e ideale che nessun poeta ha mai fatto prima.
RispondiEliminaBel commento Roy.
Le menzogne aiutano a vivere...
RispondiEliminaTipico di Baudelaire l'associaione costante del piacere ad un malessere,al senso di transitorietà,e anche alla riflessione.
RispondiEliminaSi abbandona,ma non troppo.
Che dire ancora su Baudelaire?
RispondiEliminaAccontentiamoci di leggerlo sempre più approfonditamente,emergono sempre nuovi spunti di riflessione.
Questa è una delle tante perle disseminate nella sua opera.
Commento puntuale,roy.
Pensiamo come stava avanti questo rispetto a tanti.Solo un Leopardi poteva stargli vicino,ma per certi versi era di un mondo che stava scomparendo,almeno nei paesi europei più avanzati.
RispondiEliminaIn più Baudelaire aveva a disposizione una lingua perfetta.
Cessez donc de chercher, ô belle curieuse!
RispondiEliminaEt, bien que votre voix soit douce, taisez-vous!
Taisez-vous, ignorante! âme toujours ravie!
Si vede che la belle femmenon cessa di tampinarlo sulla sua tristezza.
Prima il poeta la considera in modo bonario,quasi affettuoso (belle curieuse dalla dolce voce),poi passa all'imperativo (taisez-vous),ed infine,infastidito e scazzato dall'insistenza,l'apostrofa addirittura "ignorante" e ,in pratica,anima sempre tra le nuvole,e cioè...lasciamo stare..
Non son rari i tratti di misoginia in Baudelaire.
Max,il commento ci sta ed è pure divertente,ma non è che vuoi attizzare..
RispondiEliminaNo,no...tranquilla veronica (ormai con le bambine,termine lipperiniano e senza malizia,bisogna stare attenti anche alle congiunzioni,s'infiammano subito...),non è forse vero questo atteggiamento baudelariano nei confronti della donna?
RispondiEliminaE'altrettanto vero l'opposto,e cioe una sua infatuazione e quasi un rifugio dai mali...,come peraltro in questa poesia.
Ma dai,scherzavo,in fondo è vero,penso anch'io che Baudelaire considerasse poco la donna da un punto di vista intellettuale.
RispondiEliminaEh già,un rifugio,un ninnolo con cui giocare,una specie di tisana curativa...
Ora si tu che sfotti...
RispondiEliminaEh,eh...
RispondiEliminaad un poeta si chiede meno che a un romanziere, ma si pretende allora meglio.
RispondiEliminaBaudelaire poteva essere anche un idiota, uno che avesse scritto altre cose dai Fiori del male, ma un poeta che si siede solo solo sulla sommità del vuoto e confessa di anelare alla morte, per trovare qualcosa, ancora, di nuovo... io penso non abbia bisogno di scrivere altro. Basta questo. racchiude tutta la storia dell'uomo (in)sapiens, oltre a precorrere (spudoratamente) il miglior Freud.
B.è uno che è andato molto a fondo nello scandaglio umano,è l'anticipatore di tutti i malesseri novecenteschi già all'alba della nuova civiltà industriale e borghese.
RispondiEliminaSarà poi Rimbaud che si renderà perfettamente conto di dove andremo a finire.
Calasso: "«C’è qualcosa in Baudelaire (come in Nietzsche) di così intimo da annidarsi in quella foresta che è la psiche di chiunque, senza più uscirne».
RispondiEliminaNietzsche e Proust sono stati lettori privilegiati di Baudelaire
B.,nonostante sia "un romantico",è lontano miglia dal topos del poeta ispirato,diceva infatti che il poeta dever essere " sovranamente intelligente",cioe pensante,e le sue opere lo dimostrano,a cominciare dai saggi sull'arte.
RispondiEliminaRicordiamolo anche come lettore e traduttore di Poe,la cui influenza su certi temi è evidente.
RispondiEliminaForse anche il primo che capì in anticipo che nella nuova civiltà il poeta sarebbe stato un marginale,un esiliato,condannato a soffrire
RispondiEliminal'antitesi tra lo Spleen e l’Ideale. Spleen=momento di cupa depressione; ideale=slancio verso il bene, la bellezza,senza mai poter uscire da questo dissidio interiore