martedì 14 giugno 2011

SCRIVERE COSA?

Prendo spunto dalla classifica del precedente post per porre una domanda a tutti coloro che ancora credono che la parola letteatura abbia ancora qualche significato che non sia puro intrattenimento o  impegno politico tuot court.

Sarà mai possibile vedere uno scrittore italiano che esca dalla più provinciale italianità dei campanili e dalle mode del momento e ci presenti qualcosa di veramente universale,che scandagli gli abissi dell'anima tentando di svelare qualche verità che valga urbi et orbi e che si occupi della tragicità dell'essenza umana ?
Assistiamo invece a tanti piccoli piagnistei circoscritti al paesello natìo,ad un continuo cahier de doléance politico-sociale,ad una serie di ricette agitprop per salvare il paese,l'anima,gli operai,la coppia,il castagnaccio...

Mai un'opera importante cha ci faccia pensare ad uno Stavrogin,un Raskolnikov,un Bardamu,un Kurtz, un Molloy,un Achab,una Karenina....tutti personaggi che sembrano highlanders rispetto alla schiera di commissari fuori servizio che infestano libri,ad avventurosi  precari da call center,a vampiri che succhiano solo soldi ai malcapitati,alle solite storie di gay o lesbiche,talmente fruste e trasgressive, da entusiasmare ormai solo Scalfaro....
Poi ci sono i presuntuosi dai manifesti illeggibili come le loro opere che non scrivono mai,i compilatori di istruzioni per l'uso atte a farci diventare buoni cittadini al grido di   "salute,forza,sentimento,fervore,allegria,altruismo,amicizia,amore.."
Guardate che questa serie di banalità in stile savianeo non l'ho sognata,è di un nota rivista letteraria.
Non mancano i colpi di spazzola,gli eros scuotitori d'anime, le prove dei cuochi,le veltronate....
Dulcis in fundo,certe stagionate e amorevoli matriarche sempre dalla parte delle bambine,qualsiasi sciocchezza queste scrivano o dicano sul corpo,e non solo, delle donne.Una nuova scuola letteraria,la Lipperliteratur.

Vedo certi sguardi...! faccio di tutta l'erba un fascio ?
Che volete....é che di quest'erbaccia ce n'é tanta,troppa...diventa difficile e pure noioso spulciarla...!.
Per fortuna c'è anche qualcuno che non sta al gioco (ne parleremo in altro post),confinato per ora negli angoli più bui degli scaffali,nei meandri della rete,nella testa di qualche critico che non conta,negli scantinati di case editrici. e anche vivaddio nelle tasche di qualche lettore.
Speriamo che presto lo sia anche nel cuore e nella mente di tanti lettori.


(lady yoko)

13 commenti:

  1. si dovrebbe iniziare a pubblicare meno, molto meno perché di plastica ne abbiamo già nel prosciutto nell'acqua nel telecomando nel tavernello e nelle scarpe (molti potrebbero dire anche "nel cervello").
    comunque, i pochi degni di nota che abbiamo sono schivi (giustamente) ma anche schivati dal pubblico perché non li si conosce. ma ho visto che anche quando si fa qualcosa per farli conoscere la ggente ha ormai la sua comunicazione diretta col bitume letterario e se lo tiene stretto.
    sinceramente, non so che cosa augurarmi. che la massa si spinga verso un autore importante è improbabile ed altamente innocuo nel suo caso specifico, allorché un grande libro può salvare un individuo mai una moltitudine...
    quelle robacce che scrivevano prima per far crescere la massa... s'è visto, han fatto lievitare la pizza... eppoi se la sono pappata la massa di pizza

    la verità è che stiamo passando un guaio e la letteratura forse è il meno dello sfasciume globale

    ciao

    RispondiElimina
  2. Il panorama nostrano,stando anche ai gusti dei lettori,non mi pare molto confortante.
    Inutile star qui ad evidenziarne i motivi,ma certamente esiste un provincialismo di vecchia data dei nostri scrittori.
    La Firenze di Pratolini,la Ferrara di Bassani..spesso storie anche coinvolgenti e ben scitte,ma spesso fini a se stesse,che non acquistano appunto valore universale.
    Questo per il passato,dove esistevano scrittori non parvenus che sapevano cos'era il mestiere di scrivere e lo stile.
    In genere,oggi è restato il provincialismo ed anche un insulso minimalismo senza grandi scrittori e personaggi di romanzi degni di quelli menzionati da lady yoko,sempre eccezioni a parte
    Eccezioni che son curioso di leggere in un prossimo post.Possibilmente viventi.
    Il discorso sarebbe poi lungo,ma per il momento mi fermo qui.

    RispondiElimina
  3. @daniz

    io spero sempre che qualche nostro scrittore riesca a coniugare un'alta qualità con un alto numero di lettori.Mi rendo conto che attualmente sarebbe un terno al lotto,forse una cinquina,ma chissà...qualche straniero ci riesce pure...
    Sottoscrivo che un grande libro può salvare solo un indiduo e che la moltitudine salva spesso piccoli libri,aggiungo io.
    D'altronde,e senza star a far tanti discorsi a quest'ora,credo che ogni salvezza sia ormai data a livello individuale,come spesso mi dice johnny.

    ciao

    @mad max

    E' senz'altro vero che un certo provincialismo ha spesso abitato molta letteratura precedente,ma spesso unita ad una certa qualità di scrittura ed a una coscienza dello scrivere di tutt'altra natura da quella oggi prevalente.
    E' vero anche,come dice daniz,che si stampava meno e anche con scelte più accurate non solo rivolte al marketing.
    Leggo oggi un articolo relativo a Serra,che ha vinto il Goncourt per le biografie con quella su Malaparte e che non trova un editore italiano.
    Così siamo messi,meglio le sciocchezzuole della Dandini,o di Augias..
    Cercherò in tempi non lunghi di soddisfare la tua curiosità sulle eccezioni.

    ciao

    RispondiElimina
  4. Difficile domanda. Prima di tutto è verissimo che siamo provinciali, siamo la provincia grigia di un impero in disfacimento. Se guardiamo a quella che ci propinano come letteratura vediamo che siamo oramai al rimbalzo, quello che abbiamo mandato in buono stato e ritornato in pessimo stato. Penso ad esempio a tutta la "trasgressione" dei romanzucci pseudo pornografici, paccottiglia che si rigira in una mota che era già stata affrontata (meglio) a livello europeo. Già era un rimbalzo orientale, ma, come i tappeti europei del '700, è innegabile che si era migliorato un modello, poi il modello è partito, si è imbarcato sulla sua nave, sbarcando dall'altra parte e ne è venuta fuori spesso robetta, salvo eccezioni, ora ci ritorna questa robetta (con 40/50 anni di ritardo) e si ripropone con il modello "italiano", provinciale, ulteriormente impoverito, giusto con il gusto dello smanaccione dietro il buco della serratura. Penso che la maggior parte di quello che troviamo sui banchi di supermercato delle nostre librerie (concordo con Daniz, si dovrebbe iniziare a pubblicare meno... ma ora c'è il grande mercato delle autopubblicazioni) sia l'eco distorto di una voce già incrinata, noia sopra noia, già detto (nei contenuti e nei modi), ci sarà qualche genio? Può essere, ma non è matematico che ci sia in ogni Nazione per ogni generazione, potrebbe essere già morto e manco lo sappiamo, potrebbe avere una pila di carta scritta a mano e gli eredi le hanno dato una botta di cerino, potrebbe essere ancora in qualche pancia, verrà riconosciuto? Verrà pubblicato? Questione di sedere e di qualche buon rapporto (anche i migliori dovranno intessere un minimo di legame altrimenti nisba, credo). Ciao.

    RispondiElimina
  5. Questo post mi crea un sussulto. Sono colpito felicemente.Raskolnikov sui blog non viene citato mai! Ci si è dimenticati di quella letteratura che assolutamente non fa rima con vecchio o stantio. Al giorno d'oggi sarò banale, ma pubblicano cani e porci con l'ausilio di sponsor, di etichette, pubblicità. La scrittura è legata alla pubblicità. Purtroppo lo vedo anche nei blog. Verranno tempi migliori, mi dico sempre.

    RispondiElimina
  6. @antonio

    Mi accontenterei del talento,in mancanza del genio.Quanto al genio,prima o poi viene riconosciuto,anche se con l'aria che tira,e ammesso che ci sia,è molto probabile poi.
    Il mercato editoriale è ormai interessato a vendere libri come qualsiasi altra merce,la qualità non ha campo in questa strategia,la cultura meno che mai.Ormai interessano solo prodotti che vendono decine di migliaia di copie,ricette o Erri de Luca,non importa.
    Stessa roba.
    Uscisse un genio,non venderebbe nulla.
    Mettiamoci il cuore in pace,pensiamo a cosa leggere noi di buono e basta.
    al limite,potremo sempre rileggere.

    ciao

    @discepolo

    Fedor oggi è più moderno che mai,essendo molti suoi personaggi intramontabili.Altro che vecchio!
    Così come un Céline e altri evergreen.
    Noi possiamo solo restar saldi nelle nostre posizioni,tenendo gli occhi aperti e cercando di scovare in mezzo a tanta pacottiglia qualcosa di buono.
    Intanto che scrivo,chissà per quale associazione di idee,mi vien in mente La morte di Ivan Ilic,dove mai puoi trovare una cosa più bella su di essa?
    Forse bisognerebbe rimandar molta gente al libro di Calvino "Perchè leggere i classici",prima di tante banalità attuali.
    Molti scoprono l'acqua calda in certi pseudo scrittori attuali,senza accorgersi che la stessa acqua era stata meglio bollita da altri,magari un secolo fa.

    ciao

    RispondiElimina
  7. Il problema è appunto che non si trovano nei moderni romanzi personaggi che ti restino in mente,che abbiano grandezza univesale nel male o nel bene.Come certi films,appena usciti dalla sala non si ricordano più.
    Forse anche specchio dei tempi e della società in cui viviamo,dove l'input é essere i più conformisti e banali possibili,pure nelle trasgressioni di un altrettanto banale anticonformismo.

    Tempo fa lessi un romanzo strano di Beckett,Murphy,e questo bizzarro uomo non l'ho mai dimenticato,spesso mi ritornano in mente le sue presunte mattane.

    Se poi oggi parliamo di stile,c'è da mettersi le mani nei capelli.Quasi sempre si va da un piatto linguaggio accademico a quello dei coatti,senza contare correzioni e rifacimenti dell'editor.

    RispondiElimina
  8. Ragazzi,se guardiamo bene bene nel nostro pollaio,dei grandi romanzieri non non li abbiamo mai avuti.Non c'è paragone con francesi,inglesi,russi e americani.
    Pensateci bene,ma io credo sia così.
    Certo,abbiamo avuto buoni scrittori con un certo talento,ma nulla di paragonabile.
    Geni teatrali sì,un Pirandello,un Bene,qualche poeta..(ottocento-novecento).Pensatori anche,ma per favore lasciamo stare il romanzo.

    RispondiElimina
  9. @mister blog

    Parafrasando un altro detto,ogni società ha gli scrittori che si merita e viceversa.
    In parte è vero,ma il grande scrittore è capace di raccontare la società in cui vive e nello stesso tempo esserne fuori,a meno che non faccia solo cronaca o propaganda come spesso oggi accade.
    Pare che lo stile oggi non interessi,l'importante è imbonire in qualsiasi modo il lettore con banalità tipo Saviano,Moccia o Pennacchi.Tre filoni,tre nulla.

    @zorba

    A pensarci bene non è che quanto dici sia molto sbagliato.
    La tradizione del romanzo in fondo poco ci appartiene.E,a differenza di altre nazioni,non trovo nessun genio nostrano.
    Troppo campanilismo,provincialismo,non c'è un nostro scrittore di tutti,por el mundo,come certi russi,francesi...
    Al massimo della regione...
    Penso e ripenso,sarò stanca,ma non mi viene in mente nessuno di questa statura,ma accetto correzioni dai lettori.

    ciao

    RispondiElimina
  10. @discepolo

    Ho dato un'occhiata al tuo blog che hai chiuso.
    Hai fatto male.

    RispondiElimina
  11. Pennacchi, di cui non ho letto nulla, mi è sembrato sgradevole per il suo autodefinirsi intellettuale in una trasmissione della D'Urso, madrina della defecatio pomeridiana e non solo.
    Penso che in Italia vi siano stati grandi autori: Svevo, Calvino, Pirandello, Montale, Moravia, che ha distrutto la società borghese plastificata dell'epoca. Se poi parliamo di stile, di linguaggio, di crudezza o di volgarità, nel senso di avvicinarsi al popolo, bè qui c'è carenza. La beat generation schietta e diretta credo che in Italia non sia mai passata!
    Ho chiuso il blog, vero. Ci ripenso ed ho lasciato qualcosa in sospeso, a metà, dovrei continuare.

    RispondiElimina
  12. Pennacchi ultimamente si è un po' montato come una sveglietta.Se lui è un intellettuale,io sono Peter Pan.Lo stile era di Gadda,Landolfi,Manganelli...e non dimenticare Sciascia tra i grandi intellettuali-scritttori.
    Mi piaceva anche l'Ortese.Per me il più vero e sincero rappresentante della beat generation, pur facendone parte solo di lato e senza voler togliere nulla agli altri,è stato Bukowski e prima ancora Miller,un precursore.
    Bravo,ripensaci.Ciao

    RispondiElimina
  13. vissi d'arte20 giugno 2011 22:09

    Leggevo alcune statistiche che indicavano una crisi dell'editoria in generale.Chissà che non dia luogo ad un ripensamento delle strategie troppo commerciali,dando spazio anche ad autori di un certo valore ora dimenticati.
    Mah....

    RispondiElimina