I nani scrittori che demoliscono i veri giganti
Mentre negli Stati Uniti un critico come Harold Bloom denuncia da anni il multiculturalismo livellatore di ogni canone, mentre in Francia si mettono su colossali siti filologici dedicati, per esempio, allo studio di Flaubert, si dibatte per mesi su Le benevole di Jonathan Littell e sono autorevoli e vendibili riviste come Le Magazine Littéraire, qui la cultura del Sessantotto si è consustanziata al nullismo televisivo e il "trenta politico" lo si da solo a chi non sa più niente, gli altri bocciati.
Ho visto la mia amica Barbara Alberti citare Tolstoj a "Pomeriggio cinque" di Barbara D'Urso e dalle facce sembrava stessero per chiamare la polizia. Non solo stiamo diventando l'ultimo Paese che non abbia una tradizione romanzesca su cui appoggiarsi e da cui progredire, come osservava Alberto Arbasino ospite a Radio 3 insieme al sottoscritto.
Non solo non esistono più valori culturali imprescindibili, non solo critica e classifiche di vendita vanno di pari passo, ma quella che Dostoevskij chiamava «la sfrontatezza dell'ingenuità» è ormai la sfrontatezza dell'ignoranza elevata a sistema.
Il movimento di delegittimazione culturale è ormai a briglia sciolta, autori che fino a trent'anni fa sarebbero stati tranquillamente definiti "paraletteratura", scodellatori di thriller o al massimo romanzeria midcult per salottini up to date e shaggy-chic, hanno messo insieme le loro forze per abbattere ogni eccellenza e ogni canone, e hanno trovato terreno fertilissimo, già concimato dai bisognini depositati qua e là dalla vacuità della critica italiana.
Pasolini aveva torto su molte cose, non sbagliava quando temeva l'omologazione.
Nietzsche nel secolo precedente era stato più drastico e più preciso, profetizzando la dittatura culturale degli schiavi, ossia dei mediocri. È una bella sfilata di moda.
C'è quel signore capocultura del Corriere Magazine che scriveva «Musil, Joyce e Kafka non hanno più niente da dirci»; c'è quel gruppetto intomo a Wu Ming, Giuseppe Genna, Carofiglio, De Cataldo, Saviano, che teorizzando un'idea di realismo da seconda elementare cancella decenni di progresso artistico, filosofico, psicologico, inventandosi perfino una categoria nuova, "il massimalismo", per ridurre l'arte a un genere tra i tanti, per cui Flaubert o Proust, Gadda o D'Arrigo sono massimalisti quanto Camilleri o Genna sono dei giallisti, ognuno è un genere come un altro, anything goes, complici postmodernismo e multiculturalismo e cazzonismi vari.
Del resto perfino un tronista oggi si definisce "artista". C'è anche chi, tra gli addetti ai lavori, mi ha scritto privatamente contestando il mio intervento contro la piccolissima idea di letteratura di Roberto Saviano per dirmi «ogni volta che sento nominare Proust o Kafka come fai tu provo un senso di fastidio», e non ho potuto non rispondergli chiedendogli se per caso stesse citando Goebbels.
C'è poi il proustiano all'acqua di rose o di petali di cattleya Alessandro Piperno: sempre su Repubblica, ha serenamente dichiarato che scrittori complessi come Broch e Musil li leggeva a vent'anni, poi «quella roba là» non la legge più, ha scoperto il gusto della semplicità e della vendibilità, pur sentendosi mediocre perché non riesce a capire se sta scrivendo una cazzata o un libro interessante (e qui, su di lui, sono d'accordissimo con lui). Di Proust ha capito «lo snobismo», come se di Leopardi si capisse la gobba e di Egon Schiele la pedofilia.
Sono felici e contenti e possono ben dirlo, De Cataldo, come Piperno e come Goebbels, come Saviano per il quale la letteratura è andare per strada e denunciare cosa si vede, è una bella libertà di parola e una bella festa, intorno ai due stregati che si danno giustamente del buffone 1.0 e del buffone 2.0, tanto nessuno si scandalizza, e d'altra parte se qualcuno lo facesse sarebbe solo un "pu-rista", non uno che distingue un capolavoro da un roman-zino a tematica criminale.
Gli studenti di ogni scuola e università, alla stregua degli alunni di "Amici" della De Fi-lippi, adesso sanno cosa rispondere agli insegnanti che vogliono inculcargli il valore estetico e di pensiero de Le Operette morali, de L'uomo senza qualità, o di Ariosto o Foscolo o di Nietzsche o Valéry o Laclos.
Si mandino affanculo i professori puristi e gli si risponda: non è il mio mondo, non mi interessa, troppo complicato, io a Manzoni preferisco leggere Faletti, e si provino a bocciarlo, gli studenti faranno ricorso al TAR e magistrati come De Cataldo gli daranno ragione.
È anche la prova che l'arte da noi non è considerata qualcosa di fondamentale e anzi, l'eccellenza deve calcolarsi al contrario, un libro più è semplice e d'evasione e disimpegnato nell'impegno meglio é, non c'è storia, non c'è progresso, non ci sono maestri se non quelli che non impegnino troppo, e pertanto De Cataldo è un maestro, e Piperno insegna, addirittura, insegnando a rifuggire da «quella roba lì», troppo difficile.
Non per altro si dice «impara l'arte e mettila da parte». Tanto varrebbe dare una cattedra a Simona Ventura, almeno non scrive ed è più simpatica, meglio ancora a Patrizia D'Addario, hai visto mai ci scappi qualcosa.
È più o meno lo stesso andazzo regressista per cui, in materia scientifica, ancora oggi, l'ultimo creazionista rimasto può discutere con uno scienziato negando l'evoluzionismo come ormai era impossibile fare già nel 1890, molto prima della scoperta e delle conferme del Dna. Viviamo nell'epoca in cui le opinioni si rispettano sempre e comunque, e ne abbiamo fatto anche un mestiere ben retribuito: l'opinionista.
A questo punto ci si augura solo che quando De Cataldo o Piperno o qualsiasi altro fautore della mediocrità del pensiero avranno bisogno di un medico ne trovino uno che abbia della medicina la loro stessa idea della letteratura, non abbia conseguito nessuna specializzazione, non abbia neppure la laurea, confonda un ascesso al molare con un prolasso emorroidario, creda che il doppio cieco sia un parto gemellare di non vedenti, e ne vada perfino fiero, affermando sfacciatamente che, insomma, la medicina non è il suo mondo, perché «il manuale di biologia era così noioso, l'ho riportato indietro e ho studiato guardando Grey's Anatomy, tanto è uguale».
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Altri illuminanti esempi della nostra grande letteratura..
- Una diatriba fra il Faletti e diversi critici che trovano strano , sospetto , l’uso di alcune frasi idiomatiche inglesi riportate, con pedissequa traduzione, nel suo ultimo giallo.
Ad esempio uno sconosciuto, per noi italiani, "tavolo da notte" (bedside table), che altro non è che il nostro "comodino".Chissà da dove vengono gli originali!
Vero é che Faletti ha almeno il buon gusto di non definirsi scrittore,nonostante il critico D'Orrico.
- Si legga Verso la cuna del mondo, il viaggio in India di Guido Gozzano, e si resta ammaliati. Poi si scopre che Gozzano in molti dei luoghi di cui parla non ha mai messo piede.
Poco male: la sua Benares di sogno vale certo più della reale.
Tabucchi riesce invece e chissà come nel miracolo opposto: a Creta c’è stato davvero, a quanto pare, ma ne scrive come uno che abbia digitato “Creta” su Google e abbia pescato qua e là brandelli di frasi dai primi risultati disponibili. I suoi registri sono presto individuati-
Dépliant turistico.“Il sapore ancora abbastanza intatto di una vecchia città cretese e la sua storia”.
Ditemi voi se uno scrittore, non un copywriter della Valtur, può uscirsene con una frase come questa.
Il sapore intatto della storia? Questo gergo dell’autenticità è lo stesso su cui prospera il marketing alimentare dei prodotti tipici, e su cui vivacchia la generazione di autori locali-dialettali più falsa e furbetta della nostra storia letteraria.
Lirismo kitsch . Lo si ottiene, per lo più, con qualche goffa e anticheggiante inversione: “…di Creta la città più bella”, o peggio: “…il vacanziero bramoso di estive godurie” (!).
Oppure: “…spiagge dove il profumo dello spray abbronzante l’ha ormai spuntata sull’odore di salmastro”.
Vale a dire,non ci sono più pescatori cretesi autentici, immutati dai tempi del Minotauro, al loro posto ci sono turisti , bellimbusti e oche giulive che vengono ad abbrustolirsi al sole ma non sentono il “profumo della storia” .Stupendo,originale...
- Vi risparmiamo il bestsellerista Erri De Luca,un nostro must,un campione mondiale della più trita banalità e velleitarismo,di cui già ci siamo occupati con sommo sprezzo del pericolo,cadere dalla sedia in preda a convulsioni dal troppo ridere.


Per la gran parte,l'idea di letteratura oggi in Italia é quella dei Piperno e degli Erri,da ombrellone.
RispondiEliminaSe De Cataldo da magistrato emetteva sentenze come le stronzate che dice a proposito dlla Recherche,povera giustizia...e ora povera letteratura.
RispondiEliminaCi pensano i Wu Ming 1 2 4 (il 3 pare se ne sia ito)a tirar su.... le sorti delle patrie lettere...la corrispondenza
RispondiEliminaDemocrazia letteraria...livellamento al grado inferiore,proletletterario...marketing di lor signori,più gente ignora Proust,Musil,Joyce...più leggono loro,la letteratura della porta accanto
RispondiEliminaLetteratura da condominio,scala B,interno 5, pianerottolo rialzato....
RispondiEliminaC'è posto per tutti,da Tex Willer a Beckett,basta che il primo sia chiamato fumetto e non si confonda Dostoevskij con Carofiglio o Saviano.Detto questo è tutto a posto.
RispondiEliminaPerò a me pare che questi signori nani,con certe dichiarazioni, vogliano mettersi al posto dei giganti o comunque sminuirli a loro vantaggio.
Ed è questo che non va.
Ma il nostro Erri,é uno scrittore comico?
RispondiEliminaPare che se non c'é il noir,il giallo,l'arancione,il thriller viola,i vampiri magari pure loro precari e un paio di lesbiche o gay meglio se immigrati,non si possa far letteratura.
RispondiEliminaSe uno legge Il Processo kafkiano,pare scritto ieri tanto è attuale e reale nel suo non realismo.
Non si potrebbe tornare ad affrontare certi temi universali e lasciar perdere la fantascienza e il più trito realismo.
Lasciatelo al giornalismo,e basta con le storie di paese che fan fatica ad uscire dalla circonvallazione,consu un operaismo da reality e commissari di quartiere.
Guardate Erri,un malato di egocentrismo da osteria.A sentir lui,pare abbia scalato l'everest,fatto la rivoluzione russa più svariate altre armi in pugno e che dia del tu a Neruda,Rilke..e un centinaio d'altri poeti.
RispondiEliminaLo stile di scrittura è una collezione di luoghi comuni e di involontarie comiche metafore.
Poi tra un bicchiere e l'altro spunta il triste reducismo,manco fosse stato a Dien Bien Fu invece che a cazzeggiare sulle Dolomiti.
Oh ragazzi,questo è in testa alle classifiche!
Altro che berlusconismo,prima o poi bisognerà parlare anche di questa mutazione antropologica dei lettori,magari proprio con Erri,Camilleri,Genna e soci....
Rotolo ancora sotto il tavolo sghignazzando per “il vacanziero bramoso di estive godurie”, quasi incredibile… Alla periferia dell’impero non si produce più nulla, già ho il vago dubbio che si produca sempre meno al centro dell’impero, l’unica speranza sarebbe che ci mandassero un Ovidio, scacciato per qualche marachella, ma non siamo la grigia e solitaria Tomi, l’omologazione ci farebbe gridare allo scandalo ancor prima dell’arrivo del reo e dunque poca speranza pure nella importazione. Lo scritto(ce)rume citato è immondo per quanto ho avuto lo stomaco di leggere. Ricordo ancora un sono “e che cazzo” sgorgato dalla mia bocca dopo aver sfogliato delle pagine del Sig. Genna/Gemma(non una perla), attirandomi lo sguardo puzzettoso degli addetti ai lavori della Feltrinelli, dove per addetti ai lavori intendo quelli che si occupano di asfaltare, perché come letteratura è pari all’asfalto o al cemento. Bloom ha perfettamente ragione, tanto basti vedere quel robo detto Nobel (dessero un candelotto di dinamite acceso sarebbe più divertente) secondo i “saggi” di Stoccolma il genio viene sparso equamente in ogni Nazione nel medesimo secolo, dal Canada al Burundi, dall’Australia alla Lapponia.
RispondiEliminaLa nostra lingua è martoriata, si oscilla, pendolo carnoso, tra il burocratese degli attenzionare (orticaria immediata) e la frasettina scialba scialba, tanto scialba che non puoi neppure dire l’ha copiata perché a qualsiasi bestia verrebbe fuori. Siamo come la Russia, non produciamo più nulla, non viene fuori più nulla di reale, tra televisioni e giornali gli editori se la cantano e se la suonano, masturbandosi alla luce del sole, noi assistiamo agli orgasmi, alcuni, per simpatia, si menano il pipino alla vista di questi masturbatori e si esaltano per l’asfalto che viene loro proposto. In Russia c’è stato il “vento” rivoluzionario a spazzare via progressivamente tutto, l’ultima grande stagione letteraria russa viveva sotto Lenin e Stalin, ma non si era formata alla loro scuola, aveva succhiato ancora un po’ di alimenti dal terreno passato. Quando il muro è caduto il mastodonte non c’ha messo molto ad omologarsi, dimostrando che l’antico refrain, capitalismo e comunismo sono la stessa cosa, entrambi materialisti, non era una balla. Noi oggi, a fronte delle rivoluzioncine e delle dittature del pensare in bontà, censure preventive che liberano i censori dal loro lavoro, abbiamo quello che abbiamo, scrittori predicatori, gruppi di più scrittori, gente che compare in ogni luogo perfino a suonare la chitarra, tempo da leggerli non ne ho (anche perché non serve leggere un intero libro per capire se è una porcheria, mio padre una volta ci mise mezza pagina per tirare nel cestino un Bevilacqua che gli avevano regalato) ogni tanto mi faccio ancora prendere dalla curiosità e sbircio, ma sono stufo di lanciare improperi nel mezzo delle librerie….
Completamente in sintonia. Il Faletti dal giorno alla notte 'scrittore', chissà quale arguto lavoro di cesello dell'editor e cesoie, lime e scalpelli. Va bene, anzi no, non va bene una fava.
RispondiEliminaPer gli altri saggi da ombrellone taccio altrimenti mi escono le ortiche dalla bocca mentre batto con le dita.
Ci sarebbe da fare un gran bel ragionamento sulla tradizione italiana del romanzo o sulla scrittura, figlia nostra, adultera ora ed illegittima.
MA la cosa più tragicomica è che dalla CippaLIppa c'è un bel articoletto di Raimo (Minimum fax) dove i TQ si lamentano, poveretti, che in Italia si pubblica troppo ...
RispondiEliminae propongono, loro, di "proporre seriamente un patto di decrescita o di non incremento della produzione di libri ad altri interlocutori e vedere se si riesce a raggiungere un accordo comune con una parte significativa dell’editoria italiana..." e poi la perla: "Proviamo allora a concentrare i piani editoriali sui libri in cui crediamo veramente e strenuamente, che vogliamo non solo proporre ma IMPORRE all’attenzione dei lettori ... proviamo ad annunciare...che intendiamo pubblicare meno per pubblicare meglio."
Capito?
La loro robetta, naturalmente, è quella da IMPORRE per prima. Il resto, ciccia.
Si sa, in Italia se pubbrica ggià troppa robba e ppe' noi nun c'è trippa ppe' ggatti ...
In miniera, cristo!
Massimo
@mister blog
RispondiEliminaTuuta la comunicaione,editoria compresa,pare sia ompegnata da anni nel piallare verso il basso ogni escrescenza di intelligenza ed originalità in nome del conformismo e dell'ovvietà.
Tutti sdraiati,se poi uno si alza in piedi è accusato d'essere un superuomo.
@antonio
Un gran fermento artistico letterario ci fu in Russia dal 1917 fino a quando morì Lenin o fino alla morte di Majakowskij,quando il ministro della cultura era Lunarcharski che tollerava anche critiche al regime da artisti e scrittori di cui era amico.Inutile che ti fccia i nomi di poeti,teatranti,pittori...Poi cadde il sipario per decenni.
Anch'io credo cha capitalismo (specie nella versione banditesca attuale)e comunismo siano le due facce della stessa medaglia materialistica.
Da noi poi,è invalso il vezzo di ingozzarci di ideologia tramite l'arte,una delle più grosse bestialità,fonte di non ancora dimenticate sciagure culturali.La gramscite,con il suo intellettuale organico.Ma qui il discorso sarebbe lungo e occorrerebbe citare nomi e fatti..
Un'altra distinzione è che almeno un tempo c'erano organici con talento,ora svanito quest'ultimo,restano solo organetti.
Ricordo una presentazione di poesie di bevilacqua,a metà se n'erano già andati tutti e qualcuno lanciò qualche grido simile al tuo,con sommo disappunto del "poeta".
@discepolo
lo faremo prima o poi sto discorso,anche se,poche eccezioni a parte,l'italietta mai ha avuto romanzieri al pari della grande tradizione europea e russa.
Ce ne sono altri come Faletti,tanto per non far nomi Giordano...
@massimo
Leggerò questa ennesima troiata pubblicata da Cippa.
Già,ovviamente sarebbero da salvare dal cassonetti i libercoli di questi nuovi chiagnefottari trentenni|quarantenni !
Anzi,meglio spacciarli con aspirina incorporata dietro prescrizione medica del dott.Raimo e compari.In farmacia,naturalmente.
La miniera potrebbe esser l'alternativa più conveniente.