giovedì 1 settembre 2011

ISTRUZIONI PER L'USO

Ha un titolo amabilmente ruffiano il romanzo breve di Luca Ricci pubblicato da Laterza nella collana Contromano: Come scrivere un best seller in 57 giorni.


Fin dal titolo fa il verso ai manuali che i lettori possono trovare comodamente in autogrill e in classifica: come perdere sette chili in dieci giorni, come imparare a cucinare in un pomeriggio, come far colpo su una tipa… ops, come smettere di fumare, naturalmente.
Obiettivo quello di mettere alla berlina il best seller, rivelandone la pochezza artistica e i mezzi per confezionarlo come un prodotto industriale

John, Paul, George e Ringo sono i nomi delle blatte parigine, impegnate a racimolare briciole e a salvare dallo sfratto l’inquilino della mansarda parigina dove si sono sistemati – uno scrittore depresso e blasé che non scrive mai una riga e non paga l'affitto– ovvero non perdere i privilegi di una casa in cui a pulizia non si va troppo per il sottile. I quattro insetti si danno quindi a riflessioni letterarie e filosofiche sulla natura del libro di successo, di quello cioè che sale in cima alle classifiche e che tutti leggono o dicono di avere letto.
L’idea giunge come un’illuminazione dopo aver studiato i “principi fondativi del racconto nel XXI secolo” e interpellato la Grande Lettrice, la ragazza della porta accanto: ma certo, oggi gli editori pubblicano sempre lo stesso libro!
Alle blatte creative, cattive, basterà rovesciare la rigidità di quelle affermazioni per ricavarne la ricetta esatta del perfetto best seller contemporaneo.

Basta mescolare al punto giusto gli ingredienti, narratore in terza persona e poco invadente, linguaggio medio, personaggi dal taglio “psicologico”, una storia avvincente con tanti colpi di scena e poca o nessuna riflessione…
E in 57 giorni il beat (nel senso di battere sui tasti saltandovi sopra) dei fab four produce il capolavoro.

Fondamentalmente un best seller è un libro che invoglia alla lettura anche chi di solito non legge, che aspira solo a raccontare una storia, non a proporre tematiche che inducano ad una riflessione, che ha personaggi fortemente caratterizzati, descritti in maniera tanto minuziosa da sembrare veri. Libri fatti per catturare subito il lettore, ma anche per essere subito dimenticati: avvincenti, senza essere emozionanti.
Qualcosa così facile da progettare che…possono riuscirci anche quattro scarafaggi

Un libro leggero e gustoso (non mi stupirei di trovarlo sui bancali dell’autogrill), irriverente senza snobismi, che poteva forse pungere di più ma insomma, mette il dito nella piaga dell’editoria da supermarket.
Con i talent scout a rimorchio del marketing, gli scrittori seriali di best seller, gli intellettuali alternativi e demodé (ma esistono ancora a Parigi?), i consumatori di libri assuefatti a ciò che propina il mercato.

Che poi qualche lettore abbia malignamente anagrammato il nome del padrone di casa nonché scrittore fallito e bohémien, Briac, oppure abbia cercato di rintracciare nel quartetto di scarafaggi una band letteraria di successo, beh ogni riferimento è (forse) puramente casuale

La favola-saggio di Ricci si chiude con questa dichiarazione/domanda di impegno etico nel fare letteratura, frase simmetricamente coerente con la citazione/domanda di Bataille scelta come citazione iniziale del libro: “Come si può perdere tempo sui libri alla cui creazione l’autore non sia stato manifestamente costretto?”

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Non è detto che un best seller debba necessariamente considerarsi un libro scadente, ma è pur vero che spesso nasce con la sola finalità di essere venduto subito in molte copie. Inoltre il costante scambio tra editoria e cinematografia lancia sul mercato libri che sono già pre-confezionati per la trasposizione cinematografica. Non di rado poi ad un primo improvviso successo di un autore corrisponde l’immediata uscita di un suo altro “sconvolgente” romanzo.
Manuale di sopravvivenza.in scena lo scontro tra letteratura come impegno etico e letteratura come prodotto tecnico, riproducibile, di consumo
Se un impiegato può trasformarsi in uno scarafaggio, quattro scarafaggi possono trasformarsi in uno scrittore.

19 commenti:

  1. Pensavamo foste dispersi da qualche parte!Bentornati.Un libro non nuovo ma attuale,oltre che divertente.E' un ritratto impietoso di diversi scrittori,e non solo nostrani.
    Consiglio a tutti di leggerlo insieme all'altro piccolo capolavoro di Cavazoni,Scrittori Inutiki.

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  2. L'ho letto,istruttivo e divertente.
    A proposito,ferie lunghe!

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  3. In effetti...non ci siamo risparmiati..

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  4. Non vi siete persi nulla del panorama letterario..erano tutti ospiti di qualche sagra,i nostri scrittori,a mangiar e bere e a dir qualche banalità

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  5. L'età del quartetto maledetto (nel senso che a quanto leggo si darà pure una certa aria maudite -aria di chiuso in quel caso-) mi auguro che sia composto da trentenni/quarantenni, altrimenti rischiano di mancare il treno dei TQ: alias [Chi]T('in)C(ulerebbe) se non ci fosse la vibrrrrrrrrante protesta politica e il pugnetto, anzi, la pugnetta sempre minacciosa sotto al naso limaccioso del giornalista moccioso? Bentornati.

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  6. Ciao a te ,Antonio.

    Ti devo deludere,perchè il quartetto aborre i TQ,e d'altronde questi non sarebbero nemmeno buoni per farsi scrivere un best seller da quattro scarrafoni.

    Questi Tq scrivono tennellate di manifesti da quattro soldi e basta.

    Leggi questo libro,ti divertirai.

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  7. Essenziale per scrivere un best seller (uno che lo sa bene è C.R. Zafòn) è non parlare di sé, del proprio ambiente e della propria generazione, ma di tempi e personaggi passabilmente lontani, sui quali però lo scrittore sia ben documentato. La lontananza è la chiave dell'interesse del lettore: ci puoi mettere sottomarini, monaci medievali, vampiri, ma nulla che ricordi al povero lettore i suoi miseri guai. Così un libro avvincente e piacevole si può scrivere anche senza essere geniali. Invece, per parlare di sé ed essere interessanti, occorre quantomeno essere Hemingway, cioè avere una vita piena e scrivere da dio. Valga come insegnamento per i TQ e tutti gli altri.

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  8. @yanez

    Anche questa é una teoria,peraltro confermata da tanti successi letterari,ma anche in campo cinematografico,dove il progresso tecnologico del mezzo rende certamente appassionante la rievocazione di mondi e tempi lontani.

    c'è poi la teoria contraria,anch'essa confermata da bestsellers che parlano proprio dei guai del lettore e della realtà spesso avvilente in cui vive.

    Chez moi,io preferisco romanzi che trattano dei temi fondamentali dell'uomo: il bene,il male,la sua precaria vicenda,le sue contraddizioni...senza mai dimenticare la cifra stilistica e l'invenzione linguistica,mentre ho in ubbia la scrittura minimalista,i temi alla moda e spesso strumentali,vampiri,zombies,commissari di quartiere...

    A monte di tutto,però c'è sempre chi sa scrivere e non solo raccontare e chi é un semplice scrivano.

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  9. Beninteso, io parlavo dei best seller, mica dell'Ulisse...

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  10. Insomma siamo a Settembre e si riprende la retta via. M'aspettavo un post scintillante di rabbia e malignità sui giovani ma vecchi scrittori servi. A questi TQ gli si fa troppa pubblicità anche riempiendoli di fango, che anneghino nel loro brodino.
    Condivido la risposta di doe a Yanez, tutto.
    Il post non è male.

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  11. Discepolo,siamo ancora un po'...sotto sale marino..d'altronde aspettiamo qualche exploit della categoria di scrivani che tu menzioni.
    I Tq erano l'ultima minchiata letteraria dell'estate.Non temere,puoi far loro tutta la pubblicità che vuoi,seppur negativa,tanto non serve ad una mazza,questi son a livello fantozziano.Parlano,parlano..scrivono solo manifesti di cent'anni fa.

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  12. Ricci ospite da Augias su Rai 3 parla del libro:

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1f3000e2-cf2f-4f25-a5e5-e1de48796237.html?p=0

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  13. thanks anonimo..speriamo che augias abbia il senso dell'ironia,il libro riguarda pure lui...

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  14. Non tutti i bastardi sono di Vienna, non tutti i premi Campiello diventano best seller. Ovvio. Ma avete visto la serata di Vespa in tv dalla Fenice? Avete ascoltato le parole del vincitore, che si autodefinisce un outsider nelle interviste del giorno dopo, bollando i narratori italiani contemporanei come provinciali, seriosi, conformisti e capaci soprattutto di montare in cattedra? Mi chiedo chi abbia votato qusto Molesini. Chi sono i 300 giurati popolari del Campiello? Perché rimangono anonimi? Perché gli organizzatori del premio, quegli industriali veneti che ineggiano alla trasparenza, non pubblicano i nomi dei giurati, beninteso a proclamazione avvenuta? I 300 giurati erano in maggioranza veneziani, come l'autore premiato, o in maggioranza siciliani devoti all'editore Sellerio e a Camilleri, che alla Fenice ha duettato con Vespa come facevano Gianni e Pinotto? Chi ci assicura che la lista dei 300 giurati popolari, prima del voto, fosse stata ermeticamente chiusa in qualche cassaforte, impermeabile a qualsiasi incursione di editori vari? Se Molesini non avesse fatto trasparitre in tv che andrebbe in brodo di giuggiole se il suo libro diventasse un film, non avrei scritto questi pensierini. Dunque il campiellista ha inteso scrivere una pre-sceneggiatura. Però dice di averci messo cinque anni, e non i 57 giorni di Ricci! Troppi cinque anni per un best seller...
    ---T4e

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  15. Ops. Inneggiare. ---T4e

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  16. Purtroppo non abbiamo visto questa serata e la peformarce comica che tu menzioni.Possiamo però immaginarla dati certi precedenti.
    Ormai tutti i premi sono fonte di comicità spesso gratuita ed inconsapevole,ed è appunto questo che li rende ridicoli.
    Il vincitore non sappiam manco chi sia (e' forse quel Molesini che scriveva un tempo libri per ragazzi?),certo che se é uno che immediatamente ha da dire sugli altri scrittori e si augura un film,c'è poco da sperare.
    Quanto alla trasparenza dei premi letterari,é meglio rivolgersi ai vetri appena puliti.
    Non sappiamo a che servano,come le retrospettive provinciali di certi pittori e le presentazioni di romanzi in libreria.
    Ormai anche la letteratura é un business come un altro,in cui prevalgono altri concetti,sempre meno la qualità di scrittura.Capita a volte anche il miracolo.
    Ci son libri anche piacevoli,divertenti,ma é sempre più raro,se non improbabile, trovare il famoso libro che "ti cambia la vita", che ogni generazione ha avuto.
    Ma qui si aprirebbe un discorso troppo lungo che non é ol caso di affrontare in questa sede.
    Mi chiedo se sia stato il caso di mettere Camilleri nei Meridiani,libri fatti in serie e sempre uguali,scimmiottando un Gadda di ben altra levatura.
    Dopo Fò,é lecito anche al mio fruttivendolo (pure lui scrive)sperare nel Nobel.D'altronde questi avvinazzati svedesi e norvegesi han dato un premio Nobel preventivo per la pace ad Obama...

    Non ho capito che significa il finale T4e

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  17. T4e? E' l'abbreviazione del mio abbastanza ridicolo Tommaso4ever, che ormai mantengo contratto o per esteso, anche se un tempo lo scelsi un po' a cacchio di cane. Ciao, johnny doe!

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  18. Ah...mi ricordo i tuoi interventi su Vera Editoria,o meglio me li ha ricordati Lady Yoko,nostra collaboratrice e frequentatrice del suddetto sito.Prima o poi lo farò anch'io.
    saluti

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