mercoledì 30 novembre 2011

CASANOVA...FATA VIAM INVENIENT...

Un brillante articolo di Stenio Solinas in occasione della bella mostra a Parigi su Giacomo Casanova.Un ritratto appropriato di un pesonaggio troppo spesso ridotto tout court a libertino e ridicolizzato ad automa del sesso come in quel "volgare" film di Fellini che,come giustamente accenna Solinas,pare non aver colto minimamente la vera essenza dell'avventuriero e del suo secolo.
Non solo il secolo dei Montesquieu,dei Rousseau,dei Vico,dei D'Alambert ,dei Voltaire....,dei philosophes frequentatori di libertini e salonnieres che inconsapevoli o al contrario,fieramente consci della fine di un'epoca e in una sublime stanchezza di joie de vivre,allevavano in seno tra bon mots  le serpi che avrebbero per sempre distrutto il Grand Siècle,il loro mondo,l'unico degno di essere vissuto.
Ma anche il secolo di Sade,Restif de la Bretonne,del Baffo,Cagliostro,del cardinal De Bernis....di mille avventurieri e sopratutto di Venezia :130 mila abitanti,sette teatri,strade che pullulavano di stamperie e librerie,città dei balli,dei concerti,del Carnevale,di Goldoni,Tiepolo,Guardi,Vivaldi ,il Canaletto....città dell'amore,della musica e della donna..."città anfibia e umida,sesso femmiile d'd'Europa" (Apollinaire)...."tutto il su corpo é onda,tutte le sue curve e cavità sono marine" (Pirandello)....ma dove anche il popolino nel complesso vive decentemente e in ogni caso senza confronto con altri Stati...dicono città in decadenza....ce ne fossero di queste decadenze!
Città e secolo di Casanova.
Così scrive Paul Lèautaud a Diderot:

 "Mon cher maitre,quale eopoca! La fortuna che avete avuto! Epoca deliziosa,charmante,la più bella che il mondo abbia conosciuto e che si conoscerà mai! Il regno dell'esprit,dell'originalità,della fantasia.Si sapeva ridere,beffarsi,fuggire il serio,sentirsi liberi.....niente sciocchi rispetti,nessuno di quei grandi sentimenti di cui noi ci sentiamo così fieri.La patria era il luogo dove si avevano amici,dove si era amati,dove si era felici.Nessuna preoccupazione per l'avvenire,la giornata in cui si viveva era tutta la vita.....quanta voluttà,quanta chiarezza,quanta levità nelle arti,quanta varietà e pittoreco negli individui! E la facilità e la piacevolezza dei costumi,che spregio dei pregiudizi della società...e sotto questa apparenza di piacere,di caricatura,di libertinaggio,di cinismo...la generosità,le qualità del cuore unite a quelle dell' intelligenza.Quale epoca fu più libera,se libertà é coraggio delle idee e frnchezza nella vita? E poi,come si sapeva scrivere! in qual modo pronto,schietto,breve,divertito,negletto,aggressivo! Così fine e profondo insieme...ogni frase vicina all'idea,al sentimento,alla sensazione.Niente tirate,niente grandi frasi....non si pensava alla virtù,nè ad insegnare,nè a scoprire il mondo ogni momento.Si scriveva per godere,per piacere,per divertire,per comunicare notizie,raccontare aneddoti,avventure.Il talento lo si aveva senza pensarci,lo spirito senza cercarlo.Un bon mot bastava a crescere una reputazione,un libro una chiacchierata franca,semplice,ardita.....ci si sarebbe vergognati di voler essere utili,di pretendere di convincere,di cercar scrivendo altra cosa che non fose il piacer proprio e del lettore.
Mondo diverso,vivo,ardito,prodgo,impertinente,galante,indiscreto,noncurante e malizioso.
Tutto ciò, noi l'abbiamo capovolto per bene.
Quelle èpoque,Seigneur
! "  (Le thèatre de Maurice Boissard)

(george)

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Casanova,il seduttore in fuga dai luoghi comuni

Costruita intorno al manoscritto originale dell’Histoire de ma vie acquistato lo scorso anno dalla Bibliothèque Nationale de France (oltre tremila pagine sopravvissute miracolosamente a due secoli e passa di convulsioni della storia), la mostra «Casanova La passion de la liberté» (BNF-Site Mitterrand, sino al 19 febbraio) è una festa per gli occhi e una gioia per il cuore.
Ci sono i Canaletto, i Guardi, i Longhi e i Tiepolo, le «carceri» di Piranesi, i ritratti di Mengs e le cortigiane di Boucher, gli oggetti di viaggio di un instancabile viaggiatore, abiti, valige, pistole, tabacchiere, gioielli, e gli oggetti per la cura del corpo di un instancabile seduttore, ferri per i capelli, unguenti, pomate, piccola farmacia... Ci sono le carte da gioco e i giochi da tavola, gli oggetti d’arte, arte culinaria compresa, e i tessuti di lusso, di un Settecento allegro e licenzioso, le lettere d’accredito, di raccomandazione e di denuncia, le epistole sentimentali e quelle filosofiche, di un Settecento elitario e crudele. L’insieme è sontuoso, ma non perde mai di vista il soggetto intorno a cui tutto ruota: l’uomo a cui una sola vita non basta, Casanova, appunto.
Per gli italiani il rapporto con Casanova è stato a lungo conflittuale.
Ci divertiva e un po’ ci inorgogliva l’elemento erotico, ma il suo libertinismo amorale strideva in un Paese dove la Chiesa è stata potere temporale e la morale cattolica un codice infranto quanto sbandierato.
Chi provò a farne una bandiera libertaria se la vide contestare dal movimento femminista che, non avendo mai letto le sue memorie, lo riteneva un volgare stallone da monta.
Federico Fellini, che sessualmente parlando era un provinciale, le tette grosse, la masturbazione, il buco della serratura e quelle cose lì, non si distaccò da quella vulgata e nel suo Casanova cinematografico disegnò il ritratto di quello che definì «uno stronzone fascista»...
Solo con molta fatica si è cominciata ad accettare l’idea che Casanova sia stato non solo un gigante del suo tempo, dove esercitò un ruolo per nulla marginale, e un grandissimo scrittore, ma altresì una sorta di italiano ante-litteram, colto, ironico, viaggiatore, curioso, vitalista, di cui l’Ottocento delle rivendicazioni nazionali, in cui l’Italia trovò la sua realizzazione statuale, smarrì l’anima che l’aveva reso possibile.
Così il termine «avventuriero», il più giusto per definirlo, assunse un moralistico sapore di condanna, il sostantivo che nacque dal suo nome si colorò di una tinta pruriginosa, la straordinaria vita vissuta fu relegata a invenzione, megalomania senza riscontro. Fu un peccato perché, come tipo umano, Giacomo Casanova veneziano avrebbe potuto servire da modello e invece ce ne arrivò solo la sua caricatura.
In linea con la migliore revisione storica novecentesca, la mostra ci consegna invece l’immagine di chi, come ha scritto il suo più recente biografo inglese, Ian Kelly, «fu un orgoglioso intellettuale plurilingue, impegnato in molteplici carriere, che accumulò e dissipò patrimoni, fondò una lotteria di Stato, aiutò a introdurre l’oratorio nella musica francese, fu un gourmet e un abile cabalista».
Come riassumerà il conte Lanberg: «Conosco poche persone che possano eguagliarlo per cultura, intelligenza, immaginazione».
Insomma, l’aggettivo accrescitivo della sprezzante definizione felliniana merita di ricadere implacabile sulla testa di chi lo pronunciò.
Figlio di attori e figlio naturale di un nobile, Casanova cercò per tutta la vita di ritagliarsi un ruolo in una società quale quella veneziana, dai ranghi gerarchici ben definiti ed entro i quali per lui non c’era posto. Chiusa nella sua decadenza, la Serenissima combatté contro di lui una guerra di retroguardia: l’eliminazione di un corpo estraneo e non la sua intelligente assimilazione. Lo imprigionò, lo costrinse alla fuga e all’esilio, ma non riuscì a domarlo né si rese conto che così facendo intanto perdeva se stessa.
Repubblica illustre, scomparirà senza nemmeno abbozzare un gesto di difesa di fronte a un giovane generale, Napoleone, che le detta le condizioni di resa usando un tamburo militare come scrivania.
Il cavaliere di Seingalt nasce così, motu proprio di chi si crea da solo i propri titoli di nobiltà.
All’imperatore di Prussia Giuseppe II che gli dirà di disprezzare chi dà importanza ai titoli, risponderà sferzante: «E allora, che cosa dovremmo pensare di quelli che i titoli li vendono?».
Nato in una città di maschere e in maschera, dove niente è certo e ogni cosa sembra permessa, dove i codici delle relazioni umane vengono alterati nel loro ingessarsi e/o inventarsi, Casanova visse in fondo secondo questo spirito, il travestimento e la recita come una seconda natura.

È anche per questo che la capitale francese che oggi lo celebra fu il suo luogo deputato, perché «a dispetto del suo scetticismo, Parigi è e sarà sempre una città dove gli impostori avranno successo, una caratteristica che deriva dalla suprema influenza della moda».
La sua modernità, come uomo e come scrittore, è duplice.
Rispetto ai viaggiatori coevi e eurocentrici del Grand Tour si distacca non solo geograficamente, ma anche emotivamente: viaggia con nobili e poveracci, è derubato e fa «l’autostop», lo guida un’idea di esperienza e di conquista, una sorta di insoddisfazione spirituale a rimanere a lungo nello stesso posto.
Rispetto ai seduttori o agli ossessi del sesso della sua epoca o di poco posteriori, i De Sade, i Byron, la sua sensualità fa tutt’uno con il resto della sua odissea intellettuale, geografica e professionale, ed è il primo a trattarla in quest’ottica.
Nelle due camere che furono la sua ultima dimora nell’estremo nord fra Repubblica ceca e Germania, un’iscrizione in italiano sotto l’edizione del 1787 della Histoire de ma fuite de prison de la République de Venise qu’on appelle Les Plombes recita: «Marmo che in San Samuele a Venezia sostenesti i passi di Casanova vivente, testimonia oggi a Dux che per quelli che lo amano Giacomo non è mai morto».

Epitaffio felice per chi aveva scritto: «Per l’uomo pensante, niente è più caro della vita, e però il più voluttuoso è colui che esercita al meglio la difficilissima arte di farla scorrere veloce. Non perché sia più breve, ma perché il piacere ne renda insensibile il corso».

(stenio solinas)


36 commenti:

  1. " A quell'epoca era di moda l'amore.Non possiamo farcene un'idea oggi,dopo tanto discorrere di libero amore.L'amore fisico appariva ovunque.Scienziati,letterati...tutti se ne curavano,uomini e donne.Amore non era come oggi la statua di un piccolo iddio nudo e malato con l'arco teso,un vergognoso oggetto di curiosità mediche e retrospettive,anzivolava libero nei parchi ombrosi in cui si svagava il dio dei giardini".

    (Apollinaire - I diavoli in amore)

    L'avventuriero Goudar,del giro casanoviano: "Entrando in questa città,respiri un'aria di voluttà perniciosa per i costumi"

    Tutti i nostri problemi sono eredità dell?Ottocento borghese e sforzandoci di risolverli,dovremmo mutuare idee e metodi del grnde secolo aristocratico e popolare

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  2. M.de Talleyrand: " Qui n'a pas vècu dans les anneés voisines de 1789, ne sait pas ce qui c'est le plaisir de vivre"

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  3. toh..chi si vede! dov'eri finita?

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  4. il terrore delle contraddizioni arriva con l'Ottocento,trionfo della borghesia e morte della fantasia...la vita del grand siécle é più ricca perchè si accettano molteplicità ed incoerenza e si trova naturale esser buona moglie,buona madre e buona libertina...o vivere da filosofo e morire da cristiano come Casanova

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  5. per risentirvi bisogna parlar di libertini...ho capito...annalisa Johnny credo sia molto occupato..

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  6. Sbaglio o il motto virgiliano del titolo del post é anche quello preferito da Casanova?
    Bel post,ragazzi

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  7. non sbaglia doc,io sono veneziano come Giacomo ed é pure il mio,e grazie

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  8. Sono d'accordo con George e Solinas,Fellini ha rappresentato un Casanova da vitelloni,magistrale l'interpretazione di Donald Sutherland,ma l'approccio felliniano al personaggio é semplicemente patetico.Solinas é sempre all'altezza,spero anche che questa mostra venga a Venezia,se non han da fare qualche fesseria di festa..

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  9. L'histoire de ma vie,che ho interamente letto,resta il grande libro di una società più che di un uomo,di una società con una forma quasi perfetta nella quale il conformismo non deriva da difetto di originalità,ma dalla coscienza di un equilibrio precario di una perfezione al di là del quale non può esserci che il caos della mente e dei sentimenti.

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  10. Confermo mister,la lettura di questo libro é una miniera di informazioni,uno specchio feele della società del tempo,al di là delle avventure di Casanova.Era precario l'equilibrio,ed infatti si é poi visto il caos successivo e che Casanova aborriva e di cui fu pure un buon profeta.

    Una osservazione sulla lettera a Diderot circa il linguaggio.In questo secolo il francese ha raggiunto la perfezione come lingua,durata fino allo sconvolgimento operato da Céline.

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  11. Io sono stato a Dux,oggi Duchov,venivo da Dresda e ho visitato il piccolo museo casanoviano.quel tetro castello non esiste più,c'è un palazzotto credo ottocentesco.La cittadina é completamente saturata dal nome di Casanova,caffè,hotels...che triste fine..

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  12. Pure io ci son stato...ma no,zorba....Casanova non sarebbe affatto dispiaciuto d'esser ricordato in luoghi che ha frequentato tutta la vita...locande,botteghe del caffè,teatri..

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  13. C. ha immaginato lucidamente i tempi posteriori,un futuro borghese incapace di bonheur...un deserto per certi versi tra le estreme di popolo e aristocrazia,molto spesso vicine nella concezione della vita.

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  14. Dotttore..lei ha vinto una bambolina..oggi non esiste più nè popolo né aristocrazia,solo frequentatori di supermercati e di c'è posta per te da una parte,dall'altra avidi coglioni incapaci di mostrarsi quali vorrebbero essere

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  15. Pietrro Chiara era un grande estimatore di Casanova e del suo secolo, di cui ha conservato bei suoi libri lo spirito di leggerezza,di gioia e scetticismo...si pensi al Piatto piande e alla Stanza del Vescovo..veramente un grande secolo con grandi personaggi,mentre oggi siamo alle prese con lo spread...che roba!

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  16. Restif,Sade,Casanova..tre conservatori,il primo per la sua educazione religiosa,il secondo perchè era un aristocratico,il terzo pechè si trovava bene nel suo tempo,nonostante questo tre demolitori de facto del conformismo che ritornerà nel secolo seguente,specia Sade.

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  17. Casanova vecchio si scagflia contro i frutti della Rivoluzione.Difende il suo secolo popolare e aristocratico,nonostante ingiustizie e sopraffazioni di cui egli stesso vittima,contro quello che sta per venire,un'era di ben maggiori sopraffazioni e che egli ebbe la fortuna di non vedere.Fu profetico.

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  18. Il principe di Ligne: "Non c'é cosa al mondo che non fosse in grado di fare,ama ,desidera tutto e dopo aver avuto tutto,può fare a meno di tutto"

    Vitalismo e nonchalance di casanova e del suo secolo

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  19. vissi d'arte30 novembre 2011 23:16

    Insomma,mi par di capire che Casanova non fosse soltanto quel mandrillo o peggio ancora quell'oggetto sessuale che da molti viene descritto,ma un grande connoisseur della vita del suo secolo,tutt'altro che sprovveduto culturalmente

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  20. Il Settecento é stata un'epoca fondamentalmente priva di quel sentimentalismo romantico del secolo successivo e che é durato fino a pochi decenni fa, se non oltre.Più scettici gli uomini,più amanti della vita tout court,curiosi,multiformi e disincantati.Casanova ne é l'emblema.

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  21. Sono a nozze..non creevo ci fossero tanti amiratori del Grand Siècle...ho parecchio pane per i vostri denti...

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  22. Una simpatica canaglia

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  23. Un grande amore per la realtà e contemporaneamente fuga dalla realtà più convenzionale,due cose in armonia con una duplice esigenza degli spiriti migliori del tempo,e casanova era uno di questi.Nella Storia della mia vita,questa duplicità di sentimenti é spesso presente.
    Contesto l'affermazione di qualcuno che Casanova fosse un pessimista,forse in fondo scettico,ma non desiderava altro tempo che il suo,pur vedendone e patendone le storture.
    Egocentrico,vitalista,filosofo che non si prendeva sul serio,istrione che si piaceva "Mi amo più di quanto non mi ami un altro",insomma un pesce nel'acque del secolo dei Lumi,ma anche secolo de piacere.

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  24. "venise...dans un coin de l'univers"
    (Montesquieu)

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  25. "La monega ch'a Dio xe consacrada,xe ogni dì alla finestra col so amante".

    Non é del Baffo,ma é ancora in uso presso tanti veneziani,e la dice lunga sui costumi dell'epoca...

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  26. Non solo il secolo dei Montesquieu,dei Rousseau,dei Vico,dei D'Alambert ,dei Voltaire....,dei philosophes frequentatori di libertini e salonnieres che inconsapevoli o al contrario,fieramente consci della fine di un'epoca e in una sublime stanchezza di joie de vivre,allevavano in seno tra bon mots le serpi che avrebbero per sempre distrutto il Grand Siècle,il loro mondo,l'unico degno di essere vissuto.

    johnny doe ha detto...
    " A quell'epoca era di moda l'amore.Non possiamo farcene un'idea oggi,dopo tanto discorrere di libero amore.L'amore fisico appariva ovunque.Scienziati,letterati...tutti se ne curavano,uomini e donne.Amore non era come oggi la statua di un piccolo iddio nudo e malato con l'arco teso,un vergognoso oggetto di curiosità mediche e retrospettive,anzivolava libero nei parchi ombrosi in cui si svagava il dio dei giardini".

    (Apollinaire - I diavoli in amore)

    L'avventuriero Goudar,del giro casanoviano: "Entrando in questa città,respiri un'aria di voluttà perniciosa per i costumi"

    Tutti i nostri problemi sono eredità dell' Ottocento borghese e sforzandoci di risolverli,dovremmo mutuare idee e metodi del grnde secolo aristocratico e popolare

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  27. anonimo..veneziano...

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  28. Venezia..una realtà unica,durata mille anni,senza mai subire invasioni di sorta od avere altri padroni!Quando parlano di decadenza del suo ultimo secolo faccio fatica a capire.Il settecento veneziano é stato uno dei momenti più alti della cultura europea e della libertà di costumi,non paragonabile ad altri luoghi.Casanova era figlio di questa straordinaria fioritura culturale e artistica.Purtroppo il secolo seguente,vera decagenza della penisola ricacciata ai margini della storia,ha spazzato via questa atmosfera di libertà e leggerezza.

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  29. Deve essere una bella mostra, di quelle che difficilmente vedremo sullo (s)patrio s(u)olo, da noi resterà il ginnasta con una targhetta in una viuzza strettissima di Venezia con "repirò e trombò" e al massimo la solita fuga dai piombi, mentre fu scrittore di ottimo livello, un autentico piacere alla vista, oltre che conobbe mezzo mondo e più e litigò pure con Voltaire, salvo poi pentirsene (ma non ci scommetto troppo sulla sincerità del pentimento) in tarda età.

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  30. Toni,essendo io veneziano,era quasi d'obbligo che leggessi la sua Storia della mia vita,una incredibile miniera di informazioni,usi costumi,personaggi e climax dell'epoca,dove si conferma il tuo giudizio di scrittore di buon livello.Alcune pagine sono straordinarie nei dettagli.Amava la vita e simpatico istrione come pochi,curioso,insaziabile nel conoscere e nell'esperire e un amore per la sua città che mai venne meno,forse come per tutti,ma noi veneziani che viviamo in una città "precaria" lo sentiamo in modo particolare.
    Ingannò ma fu anche ingannato da due sgualdrine inglesi(il tutto in pagine sincere ed amarissime),ma sempre pronto alla generosità,libero ed inquieto come ll suo secolo.
    Penosi,gli ultimi anni della sua vita,in cui però continuò sempre a scrivere,come un balsamo benefico a curare queste pene con il ricordo
    Non poteva certo accordarsi con Voltaire,uno spirito completamente diverso intriso anche di una buona dose di ipocrisia.
    Scrittore,certo.Ma il suo capolavoro,resta sempre la sua vita vissuta.

    Rimarco ancora la sciagurata e meschina rappresentazione che ne fece Fellini,che da buon provnciale appunto,non poteva che sottolineare certi aspetti cari alla folla di buzzurri
    .Fu anche questo,ma molto altro.

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  31. Va remengo Georgeto! So restà fufignà quando che go leto... noi veneziani che viviamo in una città precaria... Ti xe venessian anca ti? No podevo credarghe. Però, dime: perché ti ga ciamà Venessia "precaria"? Che generoso galantomo ti xe! Ma ti te gavarà inacorto anca ti, soto soto, che semo nela merda dai tempi de Caciari e anca da prima, rossizando rossizando da più de mezo secolo.

    Benedeto el 1700, sì sì. Benedeto Casanova. Go leto co gusto el vostro Fata viam invenient, e tuti i bei comenti: potente. E me xe vegnua na domandina: se ti ciapi a caso sento persone par la strada e ti ghe parli de Casanova, quanti lo cognosse ben? Forse sinque o sie. Altri sinquanta i te rispondarà qualche troiada perché i gavarà visto el film de Felini. I restanti cascarà zo come perognocchi che non sa gnente. E alora? Pensa al mal che ga fato cal bogia mal pratico de Felini, forse anca mezo recia.

    Manco mal che ti ghe xe ti, Georgeto. E Johny e Solinas e i comentatori dela BARCA IMBRIAGA!

    T4e

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  32. Che Dio te mandasse pan, pesse e....,Tomas! Anca mi,ciò...de Dorsoduro!
    Go ciamà Venessia precaria...!
    Ghe n'ha 'na sgionfa de spensolàr sora el mar ...e la merda!
    E cò sti ciari de luna!
    Felin xe un balòton,un móna,un ciapar cassi por ravani....no stame tirar lingua...ti ga visto el film!
    Un rosegoto..za,stó Casanova se o cavémo dale stròpe con un par de cassi e mone!
    Va remengo Felin recia, ti e Rimini!

    Grasie vecio,'guri e ombre!

    la barca imbriaga

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  33. Da cale del magazen, a Castelo, dove so nato, in fassa a la ciesa de san Giusepe (de là del rio), anca mi te mando un saco de auguri e ombrete, ma ombrete serie, de clinton se ti lo trovi ancora!
    Tommaso4ever

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