Madeleine é da marzo dello scorso anno ospite del castello di Martignac e aspetta una risposta al suo biglietto inviato tramite Leon al suo amore di sempre,Alcibiade,tornato dalla guerra e ormai ritiratosi nelle sue terre.
Dopo numerose avventure durate tanti capitoli nella duplice veste di un giovane cavaliere Theodore e di Madeleine una inquieta fanciulla in cerca di se stessa,questo viaggio che tanto ha apppassionato i lettori sta per concludersi.
Ricorderemo con nostalgia tutta la galleria di personaggi incontrati in questo vagabondare della fantasia in un'isola che non esiste più,da Cagliostro,Casanova,Sade,Peter Pan.....alla nave del delizioso Uncino con la sua bizzarra e divertente ciurma umana ed animale.
E naturalmente un grazie a Leila che ci ha fatto sorridere,commuovere e riflettere nel corso di tanti mesi.
-------------------------------------------------------
Capitolo 75 - Verso casa
«Volete vedermi: perché? Io non lo desidero. Non so chi voi siate, e neppure perché vi siate presa gioco di me. L'eco delle vostre avventure è giunto fino a me, diavolo in un corpo d'adolescente che si finge emblema di purezza per farsi beffe di chi cade vittima delle sue trappole, ordite per leggerezza, per vanità, o forse per una vena di crudeltà beffarda.
Non ho che un rimpianto: avrei dovuto uccidervi, penetrarvi più a fondo con la lama nel petto, avere il coraggio d'affondarla, invece di ritrarla inorridito fuggendo...e neppure questo, comunque, avrebbe distrutto il fantasma che mi alberga nel cuore, qualcuno che non è mai esistito se non nella mia fantasia, qualcuno a cui avete prestato il vostro bel viso e la vostra ingannevole innocenza perché tutte le mie certezze vacillassero, perché mi confrontassi col volto nudo dell'amore...
Madeleine, poiché questo è il vostro nome, voi non sapete il male che mi avete fatto.
Avete visto in me un uomo duro, un uomo d'arme, capace di impartire ordini, di uccidere, anche, e non avete sospettato neppure quali sofferenze mi avessero portato ad essere quello che ero, né quali ferite mai rimarginate avesse risvegliato in me il vostro Théodore.
Appena adolescente, fuggito per l'ennesima volta alla sferza di un padre padrone, fu rinchiuso a studiare nel severo collegio dei Padri Gesuiti.
Ero un giovane focoso e ribelle, violento per esasperazione, superbo per eccesso di orgoglio mortificato. Non fosse stato che per un riguardo al mio genitore, che del padre generale era stato amico fin dagli anni della gioventù, sarei certo stato sbattuto fuori.
La mia volontà si temprava alla fiamma di castighi e prove di umiltà per me insopportabili, sicché ero sempre più solo, tenuto a distanza dai miei stessi compagni, che consideravo forse a torto, ma non sempre, ipocriti e vili.
L'unico che mi mostrava stima e affetto era poco più di un bambino, un fanciullo sensibile e schivo, spesso oggetto se non proprio delle prepotenze certo di molte piccole sopraffazioni proprio per il suo carattere dolce e mite.
L'unico che mi mostrava stima e affetto era poco più di un bambino, un fanciullo sensibile e schivo, spesso oggetto se non proprio delle prepotenze certo di molte piccole sopraffazioni proprio per il suo carattere dolce e mite.
Anche per me, cresciuto così privo d'affetti, la sua presenza era molto cara, anche se mi sforzavo di tenerlo a distanza. Mi ero accorto infatti che questo nostro legame, per lieve che fosse, non era sfuggito agli occhi indiscreti di chi doveva tutto sorvegliare, tutto riferire.
Intendevo proteggere il mio piccolo amico dall'altrui maldicenza, nel timore che qualche commento malizioso ne turbasse l'incantevole innocenza. Di me non non mi curavo, tutt'al più sarei stato estromesso dal collegio, così palesemente inadatto a me.
Come avreste con tanta perfidia simulato voi più tardi, al piccolo Jean non sfuggì il mio raffreddamento nei suoi confronti, ed era visibile la sua sofferenza.
Come avreste con tanta perfidia simulato voi più tardi, al piccolo Jean non sfuggì il mio raffreddamento nei suoi confronti, ed era visibile la sua sofferenza.
Si chiedeva cosa avesse mai fatto per essere esiliato dal mio cuore, e il suo sguardo addolorato me ne chiedeva in ogni istante ragione. Una sera bussò alla porta della mia camera: perché più adulto e più aggressivo degli altri, dormivo una cameretta da solo, per me privilegio e non punizione.
Faceva molto freddo, fuori era scoppiato un temporale. Jean tremava, non aveva parole per la sua audacia, sembrava solo quello che era: un bambino spaventato che si vede negare l'affetto d'un fratello maggiore, di un padre forse, benché solo una decina d'anni ci separassero.
D'impulso lo feci entrare e lo accolsi nel mio letto, asciugai le sue lacrime, gli sussurrai parole di conforto finché non si addormentò fra le mie braccia, ed io con lui.
Fu così che ci sorpresero. Ne derivò uno scandalo immenso. Mentre io resistetti ironico e sferzante a tutte le pressioni, a tutti gli interrogatori, non fu così per Jean, che oppresso da una colpa di cui non capiva la ragione, incapace di fronteggiare le conseguenze di un peccato di cui non conosceva neppure l'esistenza, scelse la libertà.
Potete immaginare come. Io raccolsi il suo ultimo sguardo, prima che si velasse , le palpebre socchiuse come quello di un bambino dormiente.
Non ci fu bisogno di scacciarmi dal collegio, me ne andai io, ad ammazzare per mestiere, con la volontà di farlo, perché nella mia mente, con la mia sciocca leggerezza, ero stato io responsabile di quella morte. Ma, davanti a Dio, potevo ben dirmi che solo un affetto purissimo, uno slancio sincero, un impulso protettivo mi avevano spinto verso quel fanciullo.
Voi, Madeleine, col costro gioco crudele, avete messo in dubbio tutto questo.
Innamorato di voi in veste di Théodore, ho messo in dubbio perfino i miei sentimenti per Jean, chiedendomi se non avessi inconsciamente nutrito per lui un sentimento ambiguo, favorendo poi involontariamente delle conseguenze che avrei potuto evitare se , responsabilmente, mi fossi rifiutato di corrispondere a un sentimento che sì, dunque davvero poteva essere d'attrazione, e non del tipo più innocente...
Cosa volete ancora da me? Non vi siete divertita abbastanza? O forse non riuscite ad accontentarvi di quel bacio che certo per voi fu un episodio senza importanza, la prima mossa d'una seduzione rimasta incompleta, e che a me sconvolse la vita? Io non vi amo, Madeleine, non vi disprezzo, come meritereste, e neppure vi odio. Vi compiango. Addio».
Giravo tra le mani la lettera sopraffatta da un senso di pena e di tristezza infiniti. Quanto male avevo fatto a colui che credevo di amare...
Per quali misteriose ragioni il mio cuore lo aveva scelto e conservato nel suo segreto, mentre il mio corpo si concedeva le varie avventure? Ero stata guidata dal desiderio di conoscere gli uomini, di misurarmi col mio stesso desiderio e con quello altrui...
Si chiede agli uccelli migratori per quale misterioso segnale partono tutti insieme per una meta tanto misteriosa quanto ineluttabile? Non posso dire altro che ho assecondato un istinto tanto forte quanto un imperativo che la mia stessa natura esigeva: volevo conoscere l'altra metà del cielo, con la libertà di un uomo. Perché se fossi stata davvero Théodore anche nel corpo, questa cavalcata attraverso paesi e castelli, ma anche letti altrui sarebbe stata considerata normale, anzi perfino necessaria prima di approdare alla mia meta definitiva, l'amore di qualcuno destinato ad essermi compagno della vita e non di una notte.
Ora la mia avventura è finita: sento di essere ugualmente Théodore e Madeleine, e non ho più nulla da sperimentare, niente da provare, se non cercare di ricomporre con un altro corpo questa unità perfetta, ma soprattutto con un'altra anima, che mi somigli, che mi comprenda.
Lascio il mio rifugio, questo castello dove sono protetta e amata, sia pure nelle vesti di un giovane poco più grande dei fanciulli di cui si prende cura; sarà un distacco doloroso, ma necessario.
Cosa ti dirò, Alcibiade?
Mi lascerai fuori, nella neve, come una penitente, davanti al portone del tuo castello chiuso?
Scorticherò le nocche delle mie mani gelate picchiando disperata mentre nulla intorno a me si muove, solo il volo nero dei corvi sulla distesa bianca che mi circonda?
Accoglimi, amor mio. Accoglimi e proteggimi sotto il tuo mantello, prima che il mio nemico misterioso non manchi più il bersaglio, prima che l'amore non mi scaldi più, che diventi una teoria di facce e di corpi che si sovrappongono prima di confondersi e svanire nella mia mente, prima che il rimpianto di avere perso con te la mia grande, unica occasione geli per sempre la mia gioia di vivere...
Accoglimi come apristi la porta a un bambino disperato che chiedeva il conforto delle tue braccia.
Non giudicarmi: non sono la creatura incontaminata e innocente che avresti voluto, eppure, credimi, ho conservato un cuore puro e quello spirito libero che tu stesso hai sempre ammirato e difeso.
Anch'io ti proteggerò con il mio amore e con la spada, se sarà necessario: non potrò proteggerti dal male che ti farò per il solo fatto che mi amerai, disperatamente e tuo malgrado talvolta, proprio come accadrà a me.
Se avessi ricevuto la tua lettera appena un anno fa mi sarei dichiarata sconfitta.
Ora leggo tra le righe la tua enorme solitudine e il tuo dolore.
La tua lettera che non ammette d'amarmi, ma di odiarmi neppure, la tua lettera che mi ritiene indegna perfino del tuo disprezzo, che dice di compiangermi, mi grida il tuo amore.
Non chiederti perché ti sia toccata io in sorte dal destino: io che sono Madeleine e insieme Théodore, ugualmente sinceri e veri tutti e due, io che mai ho cercato d'ingannarti, io che come te sono partita per combattere la mia guerra e che sto tornando da te.
Non chiuderai le porte del castello, e neppure quelle delle tuo cuore. I miei occhi non si veleranno socchiusi come quelli di un bambino addormentato, e nessuno mi strapperà più a te.
Questa volta riuscirai a salvarmi, e anche io salverò te.
La guerra è finita.
Oscilla nell'azzurro la bella nave corsara, forse la nave galleggia sul mare, forse vola, come Peter Pan. Si sente portato dal vento l'eco delle risate, della musica, l'abbaiare di un cane, la voce roca di un pappagallo. Un uomo bello, col viso duro e una cicatrice sul petto stringe tra le braccia una giovane donna che lo bacia appassionatamente.
Si gira nella vastità del letto una donna che somiglia alla giovane del sogno, e un poco alla volta si disegnano nella penombra della stanza i contorni della realtà.
Si gira nella vastità del letto una donna che somiglia alla giovane del sogno, e un poco alla volta si disegnano nella penombra della stanza i contorni della realtà.
Ieri sera è stato l'ultimo giorno di Carnevale.
Addormentadosi, ha pensato, sentendo la gente ridere per strada, che si sarebbe voluta travestire come la protagonista del libro che stava leggendo, e che è scivolato per terra: Mademoiselle de Maupin.
(by Leila)


Oh cara Leila,ma dove é stata tutto questo tempo?
RispondiEliminaPer mesi ci ha lasciato immaginare quale fosse la sorte toccata a Madeleine/Theodore,dimenticata in quel castello.
Ora apprendiamo il probabile lieto fine,di cui io non dubitavo,se ho imparato in parte a conoscerla nei suoi scritti.Un degno finale a questa saga che ci ha spesso allietati con le sue trovate e il suo delizioso scrivere.Peccato sia finita,ma tutto finisce inevitabilmente.Spero comunque che non si assenti per altri otto o nove mesi,ma di continuare a leggere altre piacevoli storie.
Un caro saluto.
Intanto bentornata Leila!
RispondiEliminaPensavo che il finale fosse proprio lasciar tutto in sospeso.Non sarebbe neanche stata una brutta idea,anche se crudele,far finire nel castello la ricerca della nostra Mad senza alcuna risposta al suo biglietto,lasciando alla fantasia di ognuno l'immaginare gli esiti possibili della storia di questo amore.Un'idea bizzarra lo ammetto.
Comunque dottore,non si sa ancora se sia o no un lieto fine,manca la risposta di Alcibiade....
E' vero Pinkerton,la guerra é finita ma non la storia,volendo essere pignoli,ma io sono sicuro che le accorate parole di Madeleine lo convinceranno.
RispondiEliminaUn saluto a Leila che credevo di non ritrovare più.Io ero un fan della ciurma eogni tanto vado a rileggermi le avventure di questa nave di simpatici folli con grande divertimento.A pensarci bene,c'è una tale fantasiosa galleria di personaggi da far invidia anche alle storie fantastiche più celebrate.
RispondiEliminaMa anche gli altri interpreti di questa cavalcata non son da meno.Penso al povero marchese De Sade,in uno degli episodi più riusciti,a Tardon,alla Cerqueil,all'impagabile ritratto di Uncino con i suoi vezzi da dandy...e sicuramente dimentico altri.
Una bella storia fatta di tanti momenti divertenti,ma anche tristi,che ci ha accompagnato piacevolmente per tanto tempo e che purtroppo é finita.Grazie Leila,e non perdiamoci,sono sicuro che tirerai fuori dal cilindro altri conigli.
"....e un poco alla volta si disegnano nella penombra della stanza i contorni della realtà".
RispondiEliminaE' stato un bel sogno,vissuto insieme,pecato ci si debba svegliare.
Ciao Leila
Oltre a salutare Leila,per questo ultimo atto non farò nessuna considerazione stilistica,cosa a suo temp fatta sui vari episodi e con esito quasi sempre favorevole al testo,come anche in questo caso.
RispondiEliminaVorrei invece soffermarmi sull'aspetto passionale che anima tutta questa saga.Non solo per quanto riguarda l'elemento amoroso,o meglio dell'amore in senso lato e più generale che anima tutta la sua scrittura,ma anche la pietas mostrata per tutte le creature,in fondo anche quelle ridicolizzate o perverse,che compaiono in questa storia.Una pietas in molti casi ricambiata e che riesce ad incidere e modificare anche i caratteri più duri.C'è comprensione per tutti,financo per le sue disgrazie.
Poi c'è l'aspetto ludico,ironico e sarcastico,ma sempre benevolo.
Tutte qualità difficili da rintracciare nella realtà attuale,ma che esistono in quel grande paese di sogno dell'isola che non c'è,terreno privilegiato di questa bella avventura della fantasia.
Una bella esperienza leggeri,Leila e che spero possa continuare.
Bentornate Leila e Mad,sono stata bene in vostra compagnia,spero di leggerti ancora.Ciao.
RispondiEliminaSono deluso,Mad non merita Alcibiade e lui non merita Mad.Va bene che l'amore e cieco e che mister blog ci ha fatto una pregevole filippica su pietas e passione,ma speravo in un diverso finale e che l'eperienza fatta in tante avventure avesse aperto gli occhi a Mad sui limiti di quest'uomo.
RispondiEliminaMi vengono in mente episodi dove ha incontrato uomini ben diversi da questo fantasma.
Ma come si dice al cuor non si comanda.
Comunque sia un grande saluto a Leila,e un augurio che si faccia sentire puù spesso.
Credevo che la nostra fanciulla fosse finita a far la baby sitter a tempo pieno e invecchiata nel castello.Una fine non consona dopo tante avventure.Invece l'amore trionfa,o così almeno sembra.Anch'io avrei preferito che una volta incontrato Alcibiade,avesse continuato il vagabondaggio.Non ce la vedo con quest'uomo vendicativo,forse anche buono e nobile,ma certamente noioso.Che fregatura l'amore!
RispondiEliminaCiao Leila,meglo fermarsi qui da noi che in uno sperduto castello,sei ancora troppo giovane per deporre le armi!
Voi ometti proprio non ci arrivate...
RispondiEliminaCi son dei sentimenti profondi e incancellabili,e al di là di qualsiasi esperienza o avventura.
Le considerazioni di Mad dopo la lettura della lettera sono degne di una grande donna che ha quella passione menzionata da mister blog,qui passione amorosa per un uomo che non ha mai dimenticato,delinquente o noioso che sia.
Brava Leila!
Siamo al melodramma...
RispondiElimina..dell'amore eterno
RispondiEliminaSolita zuppa cinica
RispondiEliminaSu,amici e amiche,state calmi...ogni punto di vista può avere le proprie ragioni ed errori.
RispondiEliminaHa ragione mirka,le grandi passioni esistono nonostante tutto,e sono quelle che ti fanno superare ogni ostacolo ed orgoglio pur di raggiungere l'essere amato,non importa chi sia,d'altra parte esiste pure la razionalità,purtroppo ha poco campo in queste genere di passioni,che può portare a più critiche considerazioni.E comunque é una scelta di chi scrive,non opinabile.
Volendo essere pignoli,sarebbe interessante sapere le reazioni di Mad di fronte ad un ulteriore rifiuto di Alcibiade,di cui non conosciamo la reazione una volta udite le parole apppassionate di Mad.
Tutti discorsi inutili,quando andate al cinema state a criticare il finale cambiandolo come vorreste voi o la qualità dell'opera?
RispondiEliminaLeila,che saluto,l'ha visto così,ognuno ha il proprio temperamento.
Piuttosto vorrei ricordare tutta la ciurma di Uncino,una delle invenzioni più riuscite di questa lunga saga.
"Oscilla nell'azzurro la bella nave corsara, forse la nave galleggia sul mare, forse vola, come Peter Pan. Si sente portato dal vento l'eco delle risate, della musica, l'abbaiare di un cane, la voce roca di un pappagallo.."
RispondiElimina..il tic tac di un coccodrillo,il battere del becco di un papero,lo squittio di un topolino,le fusa di un gatto e rimpriveri affettuosi di una scimmietta....la Milady continua a veleggiare chissà dove...
Speriamo di incontrarla ancora un giorno
Avete detto tutto voi ormai.
RispondiEliminaIo ho letto il libro di Gautier,ma mi son appassionata più a questo.Un grazie a Leila,che per tanto tempo ci ha accompagnato,penso divertendosi anche lei.
Per me bel finale.Ciao Leila e Mad.
RispondiElimina..e Theodore
RispondiEliminaLeggendo la breve storia di Alcibiade,non è poi così male...ha nobiltà d'animo e bontà ed é pure comprensibile che s'incazzi con Mad,visto che quando ha voluto non s'è fatta mancar nulla,d'accordo per sperimentare e capire,ma insomma...
RispondiEliminaAnche a me il finale é piaciuto
Pure a me,ma pensavo non riuscisse a ricongiungersi con Alcibiade,magari ammalandosi e morendo nel castello.Metafora dell'impossiblità di soddisfare spesso i nostri desideri.
RispondiEliminaora andiamo sul tragico...la bohème
RispondiEliminanon prendertela vicky,un po' di cazzerggio non guasta,siete tutti così seri...
mah sì zorba,non me la prendo,figurati!
RispondiEliminaConfesso il mio peccato: volevo uccidere Mad, e questa era la mia intenzione quando l'ho fatta cadere nella neve. La sua voglia di vivere, la sua perdurante innocenza, quello spirito indomito che insieme alla fede negli uomini e nella vita, nonostante tutto, continuava a sorreggerla imponevano, per così dire, questa morte esemplare, il sorriso del dio radioso, che abbacina e rapisce. Ma non sono del tutto sincera. Ero anche arrabbiata con Mad, come se dovessi punirla, e di cosa poi? Proprio di quella testarda innocenza, di quella fede nell'amore. E all'improvviso è arrivato il signore di Martignac a scombinare i miei piani. Non pensate, vi prego, a un artificio letterario. Semplicemente, è successo. E lei è rimasta lì, nascosta, a meditare, per quasi un anno. E nell'attimo in cui io, la sognatrice, ho voltato nel sogno le spalle ad una porta chiusa, pensando che mai più nella vita mi capiterà di spellarmi le nocche contro il legno duro, semplicemente perché non ne sarei più capace, quella pazza che fa? Si precipita da me, mi implora di liberarla, di aiutarla ad andar via, perché ora "sa" quello che deve fare: ed io corro alla tastiera, che sì, lei vada...lei che ancora sa, che ancora può, che ancora vuole, vada...
RispondiEliminaDunque, questa lunga chiacchierata è finita.Mi perdonino i miei amici delusi dal lieto fine, che non è neppure del tutto certo, come tutto nella vita. Ma ho pensato che lei, la mia creatura del sogno, almeno lei avesse il diritto di provare a raggiungere la sua stella. Che poi, come si sa, non è che un grosso sasso nell'infinito niente.Leila.
Cocciuta Mad e impagabile Leila in questo commento.
RispondiEliminaleggendo questo commento di Leila,non era poi così peregrino il mio finale,caro zorba!
RispondiEliminal'artificio più bello é Mad che si precipita da leila...
RispondiEliminaAmor omnia vincit! Orazio? No,Leila!
RispondiElimina