domenica 19 febbraio 2012

GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN INTERNO


In questo quadro (olio su 3 tavole di quercia, cm 82.2 x 60, alla National Gallery
di Londra,dipinto da Jan Van Eyck nel 1434),probabilmente è rappresentato il matrimonio di Giovanni Arnolfini, un mercante lucchese a Bruges  e Giovanna Cenami, figlia di un mercante italiano.
Secondo alcuni il quadro avrebbe avuto il valore di una testimonianza dell'impegno dell'uomo: questo spiegherebbe l'insolita firma in latino al centro: 'Johannes de Eyck fuit hic' (Jan van Eyck è stato qui). L'opera si presta a una duplice lettura, ma a prima vista colpisce il suo realismo: gli sposi hanno volti giovanili ma intensi per la solennità del momento, i loro abiti sono sfarzosi, la mano destra della donna è abbandonata in quella del marito. Perfetti i minuti particolari: il tappeto, il cagnolino, gli zoccoli, le arance, l'unica candela sul lampadario, il rosario, la spazzola e soprattutto lo specchio.
Il dipinto complesso ed enigmatico, ha meritato una fama misteriosa alimentata dai numerosi studi e dalle domande ancora irrisolte. Innanzitutto c'è quel dettaglio dello specchio, che per la prima volta, per quanto se ne sappia, mostra il retroscena del dipinto, che venne copiato da Velazquez in Las Meninas.
Le ultime ricerche della National Gallery di Londra (radiografie, infrarossi...) dimostrano che la maggioranza degli oggetti, furono dipinti dopo avere creato la scena principale.
La cosa più evidente è che Arnolfini richiese una dimostrazione del suo potere commerciale e della sua ricchezza.

Giovanni Arnolfini veste una tunica scura e sobria, coperta da un mantello con le falde foderate di pelliccia di marmotta, particolarmente costosa. Il cappello a larghe tese testimonia l'occasione solenne, ma è pure un espediente per incorniciare di nero il volto, facendolo spiccare nella luce chiara che lo investe.



All'epoca, questi piccoli specchi convessi erano molto popolari: spesso si trovavano vicino alle porte o alle finestre, per creare effetti luminosi nelle stanze e per allontanare la sfortuna. La sua presenza, all'interno del quadro, con il particolare tema della cornice, suggerisce che l'interpretazione dell'avvenimento, deve essere cristiana e spirituale in uguale misura. Le storie della Passione (intorno allo specchio) erano anche un esempio di cristiana sopportazione delle tribolazioni del quotidiano. Anche il vetro dello specchio allude alla verginità di Maria, quale speculum sine macula, e quindi, per analogia, alla purezza ed alla verginità della sposa, che doveva rimanere casta anche durante il matrimonio.
Lo specchio riflette due persone sulla porta, una potrebbe essere il pittore stesso. Gli studiosi pensano che questo sia a significare che i due testimoni necessari per un matrimonio legale erano presenti.


Giovanna Cenami ha la mano sul ventre, messo in evidenza dall'arricciatura sotto il seno, non indica una gravidanza, ma è un gesto rituale, una promessa di fertilità. Lo sguardo è abbassato e umile per esprimere la sottomissione all'autorità del marito.Ha un'acconciatura elaborata coperta da un velo merlato, porta una collana, vari anelli e una cintura broccata d'oro.
indossa un abito alla moda, guarnito di pelliccia e arricciature, molto amate dalle donne fiamminghe per ornare i veli.



Il colore verde all'epoca era il colore della fertilità.



Il cane aggiunge una nota frivola in un quadro solenne e serioso. Simboleggia la fedeltà, ma può essere interpretato come emblema di lussuria, a significare il desiderio della coppia di avere un bambino.
Anche in questo caso è notevole la meticolosità con cui sono stati dipinti i peli del manto.



Il lampadario a sei braccia con una sola candela accesa simboleggia la fiamma dell'amore. Ricorda anche la fiamma che brilla sempre nel sacrario delle chiese, simbolo della permanente presenza di Cristo che tutto vede. Inoltre era abitudine delle famiglie fiamminghe accendere una candela il primo giorno delle nozze e tali oggetti compaiono a volte anche nei dipinti dell'Annunciazione.

la candela accesa



Le mani che si congiungono raffigurano il giuramento tra gli sposi prima di presentarsi al sacerdote. Tale rituale avveniva con una promessa di matrimonio a mani congiunte, che aveva valore giuridico e richiedeva la presenza di due testimoni: per questo più che al matrimonio in sè il dipinto alluderebbe al momento del fidanzamento. In questo senso il quadro, con la sua esattezza fotografica, rappresenterebbe proprio il documento ufficiale dell'avvenuto giuramento, come sembra suggerire anche la particolare firma dell'artista, più simile nella forma e nella disposizione a una testimonianza notarile, piuttosto che a una firma di un'opera d'arte



La spazzola e il rosario appesi su entrambi i lati dello lo specchio possono anche alludere all'insegnamento cristiano "ora et labora" (prega e lavora)



Le ciliegie sull'albero fuori dalla finestra sono un altro simbolo d'amore.



Questo tipo di vetri alle finestre erano presenti solo nelle case delle famiglie più agiate, in quanto erano costosissimi.




I rosari erano un regalo tradizionale del fidanzato alla futura moglie; in questo caso ne vediamo uno appeso a fianco dello specchio. Il vetro è segno di purezza, ed il rosario suggerisce la virtù della fidanzata ed il suo obbligo di essere devota.




Sulla finestra e sul piccolo mobile(?),ci sono arance.
A Bruges le arance, che dovevano arrivare dall'area del Mediterraneo, erano un lusso e in questo caso denotano sia l'appartenenza dei protagonisti alla classe agiata e la loro origine italiana. Nei paesi del Nord le arance erano considerate "mele di Adamo" ed avevano lo stesso significato della mela nell'evocare il frutto proibito del peccato originale. Questi frutti, quindi, esortano a sfuggire ai comportamenti peccaminosi, santificandosi con il matrimonio cristiano, nel rispetto dei comandamenti della fede.



L'opera, datata 1434, è firmata:"Johannes de Eyck fuit hic"
(tra il lampadario e lo specchio)


Il tappeto, vicino al letto, (dove ci sono gli zoccoli di Giovanna) è molto lussuoso, altro segno della sua posizione economica


Gli zoccoli sul pavimento, indicano che i protagonisti sono scalzi: in quel tempo si credeva che andare scalzi fosse un segno di rispetto per la sacralità del suolo della casa, in questo caso il luogo della vita coniugale.Importante anche la loro disposizione sul pavimento: quelli di Giovanna, rossi, stanno vicino al letto; quelli di suo marito, più prossimi al mondo esterno




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iovanni di Arrigo Arnolfini, membro della comunità di mercanti e banchieri lucchesi a Bruges già nel 1420 era ben introdotto negli ambienti finanziari fiamminghi. Negli anni intorno al 1434 faceva già affari con il duca di Borgogna commerciando arazzi e stoffe e con attività finanziarie molto redditizie. La grande ricchezza accumulata mise l’Arnolfini in una posizione di preminenza fra i lucchesi all’estero e la Repubblica di Lucca si rivolgeva spesso a lui per la risoluzione di controversie commerciali con altri stati.
Ebbe l’amicizia del Delfino di Francia che divenuto re Luigi XI lo onorò del titolo di consigliere generale e poi lo investì del ruolo di governatore delle finanze in Normandia concedemdogli la naturalizzazione francese nel 1464. All’inizio delle ostilità fra Francia e Ducato di Borgogna Arnolfini rietrò a Bruges dimostrando affezione e riconoscenza per lo Stato e la dinastia che avevano favorito le sue prime fortune. Espresse desiderio di rientrare a Lucca ma morì e fu sepolto a Bruges nel 1472.

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Jan van Eyck è stato il più grande artista della prima scuola olandese. Pittore di corte e diplomatico a Bruges. Per molto tempo gli è stata attribuita, insieme al fratello Hubert, l'introduzione della pittura a olio, una tecnica che seppe utilizzare mirabilmente, pennellando strati di smalti trasparenti che creavano una superficie su cui ritrarre gli oggetti nei minimi dettagli, consentendo al tempo stesso la miglior conservazione dei colori.

Una grande attenzione per la composizione spaziale d’insieme,caratterizza questo dipinto.
 La luce proveniente dalla finestra a sinistra, alle spalle di Giovanni Arnolfini, contribuisce a creare l’effetto di profondità, mentre alcuni sottili artifici portano al coinvolgimento chi osserva. La stanza è impostata come se ci si fosse già inoltrati di qualche passo oltre la porta, il cagnolino in primo piano fissa attento e teso l’osservatore e, soprattutto, lo specchio rotondo appeso alla parete di fondo riflette non solo le spalle dei due sposi, ma anche la porta di accesso alla camera sulla cui soglia sostano due personaggi maschili che sono interpretati come i testimoni all’atto di nozze .
Così chi osserva prova quasi la sensazione di trovarsi materialmente all’interno dello spazio dipinto, di partecipare personalmente alla scena.
Un ambiente tridimensionale nel quale entrare, agire, muoversi come in uno spazio realmente esistente.

Van Eyck è certamente interessato alla rappresentazione del reale, indaga il mondo che lo circonda con attenta cura, ma la rappresentazione del vero non è lo scopo unico e ultimo della sua pittura che al realismo affida messaggi anche simbolici intimamente intrecciati e connessi alla cultura a lui contemporanea. Ed è proprio alla cultura contemporanea alla quale i suoi quadri si rivolgono carichi di allusioni che coinvolgono gli osservatori e di messaggi impliciti ed espliciti da recepire.
Un dato che caratterizza l’attività di Van Eyck è quello di una estrema attenzione nei confronti dei significati e dei concetti - in particolare morali e religiosi - che l’immagine deve trasmettere.

Forzando un po' le cose ,si potrebbe collegare questo ultimo aspetto alla funzione degli attuali media che propongono immagini che ci influenzano, piene di simboli di significati che in qualche modo suscitano qualcosa in noi come, ad esempio, la persuasione attuata dagli spot pubblicitari.
Negli spot ogni particolare, ogni oggetto presente viene scelto con cura, molto spesso sono molto credibili perché tutto concorre allo scopo finale della pubblicità: invogliare lo spettatore a comprare il prodotto.
Ecco, un quadro come il ritratto dei Coniugi Arnolfini potrebbe essere inteso come uno spot dei nostri giorni, nell’opera tutto viene caricato di significato e la scena è collocata in un ambiente quotidiano per accentuare la sua credibilità, il tutto potremmo dire per sponsorizzare l’unione degli Arnolfini

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Per la serie "non si può stare mai tranquilli",nel 2010 é apparsa questa notizia:


LUCCA, 25 febbraio – Lucca perde un'icona della sua storia: il celeberrimo ritratto de «I coniugi Arnolfini» della National Gallery di Londra non rappresenta il mercante lucchese Giovanni Arnolfini con la moglie Giovanna Cenami ma il medesimo pittore che lo realizzò nel 1434: JanVan Eyck con la moglie Margaretha.
Questo quanto sostenuto da Marco Paoli nel saggio edito da Maria Pacini Fazzi che sarà presentato sabato 27 febbraio alle 17,30 a Villa Bottini.

Nella storia dell’arte è paradossale quanto spesso verità sostenute da prove inconfutabili vengano messe continuamente in discussione e al contrario quanto acquisizioni dubbie basate su pochi frammentari elementi certi godano di una granitica e immutabile fortuna.
 E’ questo il caso di uno dei capolavori assoluti dalla storia dell’arte di tutti i tempi, il Ritratto del coniugi Arnolfini – The Arnolfini portrait di Jan Van Eyck del 1434 che giunse nel giugno del 1842, dopo avventurose vicende, alla National Gallery di Londra.

Sulla paternità dell’opera e sulla data di esecuzione non vi erano dubbi per la presenza della firma dell’autore, ma nulla si sapeva dei due personaggi rappresentati.
Crowe e Cavalcaselle nel 1857 misero in relazione il dipinto con l’inventario della quadreria Margherita d’Austria del 1516 dove si leggeva «Ung grant tableau qu’on appelle Hernoul le fin, avec sa femme dedens une chambre»
Hernol le fin fu interpretato come una volgarizzazione del cognome lucchese Arnolfini e i personaggi vennero da allora identificati come Giovanni Arnolfini ricco mercante residente a Bruges, consigliere del duca di Borgogna e la rispettiva moglie Giovanna Cenami.

Mentre già dal 1847 il direttore della National Gallery aveva timidamente proposto che il dipinto potesse rappresentare Jan e Margaretha Van Eyck, i nomi più importanti della critica d’arte quali Ruskin e De Labourde sostennero convintamente l’ipotesi Arnolfini fino a quando nel 1934 Panofsky chiuse la questione con un articolo che bocciava senza appello la tesi favorevole a un autoritratto del pittore: il suo matrimonio sarebbe avvenuto nel 1433 e non nel 1434.
Marco Paoli (storico dell'arte e dell'editoria - dirigente del Ministero per i Beni e le attività culturali) torna a considerare la problematica ribadendo che non vi sono documenti che attestino rapporti fra Van Eyck e gli Arnolfini.
Nel quadro non c’è nessun riferimento nemmeno indiretto all’araldica dei supposti committenti lucchesi né alla loro terra e cultura d’origine; i due protagonisti sembrano anche fisicamente molto lontani da due fisionomie mediterranee. L’identificazione dei soggetti è stata quindi affidata solo a una fragile assonanza fra il termine Hernol le fin e Arnolfini.
E’ proprio da questo nome contenuto nei primi inventari cinquecenteschi che si aprono le ipotesi più interessanti: il quadro dal soggetto oscuro e ambiguo (un uomo e una donna davanti a un talamo matrimoniale – un soggetto quasi sconcio per la moderna intimità che descriveva) nel Cinquecento sarebbe stato ritenuto sarcasticamente una rappresentazione boccaccesca dell’Arnolfo, il popolare soprannome del marito tradito (Sant’Arnolfo patrono dei cornuti).
L’ipotesi che si tratti dei coniugi Van Eyck è sostenuta dalla forte somiglianza del ritratto certo di Margharetha Van Eyck conservato a Bruges, e dalla firma dell’artista, un unicum nella storia dell’arte, un marchio centrale ed invasivo: «Johannes de eyck fuit hic» a mo’ di graffito lasciato dai pellegrini nei luoghi santi, una password per accedere all’interpretazione di tutta l’opera ricca di elementi criptici che trovano nell’approfondita analisi di Marco Paoli una più convincente giustificazione.
Sotto questa luce il riconosciuto ritratto dei coniugi Van Eyck si dimostra un opera di maggiore modernità ‘borghese’: un pittore di successo orgoglioso dell’alto status sociale raggiunto realizza un ritratto di sé stesso e della moglie ambientato nella camera da letto, un luogo dove poteva stare solo uno sposo e dove solo un legittimo marito poteva permettersi di scrivere «Jan Van Eyck fu qui»!
Le sorprese più interessanti sono affrontate nella parte finale del saggio dove l’autore identifica come fonte culturale e letteraria del ritratto il «Roman de la Rose», capolavoro della letteratura amorosa medievale francese.
Significativi e credibili molti nessi fra le due opere come il cristallo del giardino di Narciso e lo specchio convesso; il castello della Gelosia (con la torre dove è tenuta prigioniera la Rosa) e il fusto centrale del candeliere a forma di torre merlata; l’armamentario distribuito da Venere per l'attacco al castello della Gelosia (cero, croce, anello) riconoscibili nel medesimo candeliere.
Il protagonista del «Roman de la Rose» riesce a conquistare la Rosa-reliquia solo dopo essersi trasformato in un pellegrino. Così la lunga veste sobria dello sposo del dipinto, e soprattutto il suo grande cappello nero, ricorderebbero l'abbigliamento del pellegrino e la firma sul muro il tipico graffito lasciato sui muri intorno a le reliquie importanti.
Jan Van Eyck rievocherebbe così il suo amore per Margaretha impersonando il protagonista del romanzo, adattando cioè alla sua personale vicenda, il pellegrinaggio erotico narrato nel Roman in occasione della nascita del primogenito maschio, battezzato nel giugno del 1434, quando è ambientato il quadro (ciliege sull'albero che si intravede dalla finestra). Alla vicenda del battesimo allude verosimilmente la figura maschile riflessa nello specchio, vestita del costosissimo azzurro, da identificarsi con il rappresentante del duca Filippo il Buono che fece da padrino al neonato.
Questo libro rappresenta la prima monografia italiana dedicata al celeberrimo quadro fiammingo, è accompagnato un solido apparato critico ed è destinato a diventare un punto di riferimento nella discussione storico-artistica ed iconografica sull’opera. Estremamente chiaro e accessibile a tutti, non solo agli addetti ai lavori, il saggio sarà occasione per molti lettori di immergersi nella cultura fiamminga del quattrocento misurandosi con un dipinto che è un universo di elementi figurativi, iconografici e allegorici da indagare e capire.

•Marco Paoli, Jan Van Eyck alla conquista della rosa – il matrimonio Arnolfini della National Gallery di Londra – soluzione di un enigma, Accademia Lucchese di Scienze Lettere ed Arti - Maria Pacini Fazzi – Lucca 2010, pp.160. più 52 tavole a colori fuori testo € 50,00.

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. (by roy)

5 commenti:

  1. Quello che mi colpisce in questo quadro del 1434 é la diversità coi modelli italiani del tempo,fiorentini in particlare.Non parlo tanto stilisticamente,ma concettualmente,due mondi diversi.Raramente ad un pittore fiorentini sarebbe venuta in mente una tale iconografia.Qui non é più nemmeno l'uomo rappresentato,ma il suo ambiente,la sua quotidianità,la sua posizione sociale....insomma,il borghese tout court senza le idealizzazioni medicee che aspiravano a qualcosa di più,forse anche velleitariamente.
    Tutte cose che poi sul piano concettuale daranno il via alla grande frattura col Nord Europa,più attenta al denaro che ai miti.

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  2. La santificazione di una certa borghesia emergente,e il titolo del post che richiama il film di Visconti é molto appropriato...qua siamo agli inizi eroici di una classe,nel film alla sua degenerazione,e la realtà odierna non fa che confermarlo.
    Comunque il quadro che ho visto,é certamente un capolavoro e Van Eyck non ha nulla da invidiare ai nostri artisti contemporanei.
    Ritengo giuste le osservazioni di mister blog,due mondi completamente diversi,uno proiettato nelle cose del mondo,l'altro nella mitologia.Badate che non c'é nessun giudizio di merito,anzi oggi verrebbe da dire che il mito e la centralità dell'uomo come essere é senz'altro meglio della realtà.

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  3. Protestantesimo e cattolicesimo....non vi dice nulla sulla frattura di questi due mondi che già nelle opere d'arte veniva anticipata?
    Mi vengono in mente le tante opere olandesi e fiamminghe posteriori,dove l'uomo era sempre ridotto a comparsa,mentre i protagonisti erano il cielo,il mare,il bosco....
    Di Van Eyck vidi anni fa una mostra proprio a Bruges e,sociologia a parte,é un grande come artista,da affiancare certamente ai nostri migliori dell'epoca.
    Che città affascinante Bruges...!

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  4. Io mi soffermerei più sui meriti artistici che su pur interessanti considerazioni sociologiche,religiose...
    Vedo quel cagnolino come un miracolo pittorico per quel tempo,di una straordinaria abilità che srà poi portata alla sua massima espressione specialmente nei paesaggi fiamminghi dei secoli successivi.La trovata dello specchio poi é prodigiosa per l'inventiva e la chiarezza esecutiva.
    Finisco con una battuta scherzosa di costume,trovo ridicolo l'Arnolfini,dev'esser stato un'acciuga...

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  5. Molto interessante la questione finale della possibile presenza di un ritratto dello stesso pittore nel quadro, cercherò di procurarmi lo studio perché sono assai incuriosito dalla possibilità. Grazie per l'ottimo lavoro.

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