WE ARE

Plus léger qu'un bouchon j'ai dansé sur les flots


Il battello ebbro è Arthur,siamo noi,sballottati fin dall'inizio in acque tumultuose, tempestose;un insignificante e sublime naviglio in balìa di se stesso e del fato, che ha un unico porto calmo,sicuro nel quale tutti prima o poi approderanno definitivamente.
Tutti gli altri ricoveri sono provvisori,in attesa di riprendere il viaggio in un mare infido,esaltante,misterioso.Quel che conta è il cammino,l'avventura,la scoperta,le visioni,il mondo ricreato e non gli approdi temporanei,in cui molti si perdono per sempre prima del tempo.Die Wanderung,una metafora dell'abbandono, del possibile naufragio nei gorghi dell'esistenza, della ascesa e della caduta.Il mare aperto, spazio sconfinato della solitudine, è la vera dimensione conturbante, mentre le isole felici di una possibile meta perennemente e vanamente inseguita,utopia di un mondo intatto e irraggiungibile, si annullano nella ricerca dell'illimitato, dell'informe, dell'infinito.Ma anche,frattura, totale allontanamento da ciò che è noto,peccato di superbia,perdita di sensibilità, sregolamento,pieno abbandono all'ondeggiamento, alla fluttuazione,che richiama quasi una originale forma di purificazione infantile.E ancora,miriadi di significati.Il mare della città moderna, sede della vana ricerca di senso della vita da parte di un uomo spaesato, proteso a dare significato alla banalità del quotidiano, in un flusso inesausto di pensieri.La violazione del sacro è un' altra delle minacce oscure che attendono chi si inoltra nei territori sconosciuti ma eccitanti della scoperta.La rivelazione di ciò che non appartiene alla nostra cultura, spesso è misteriosa, e rischiosa risulta l'imperfetta interpretazione dei segni proposti dal divino a chi perlustra l'ignoto.Ma anche una sostanziale polarità tra la fedeltà alle radici della terra natale, della patria, dei valori della società in cui si vive e la scommessa della ricerca, della conoscenza piena dell'altro. E' rischio di perdita ma anche promessa di conquista, è speranza di ritorno ma anche abbandono angoscioso all'ignoto.Il viaggio non può consistere nell'approdo al porto finale, ma piuttosto nel superamento di mille pericoli, ostacoli, prove e nella verifica di mille esperienze. Il viaggio diventa prova di conoscenza, nel senso più ampio del termine.Esso è lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo, l'istintiva attrazione-repulsione per ciò che ci è estraneo, la misura della distanza che ci separa dalle realtà sconosciute, la sfida al confronto, l'abilità di relazionarsi con il diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili. Ulisse,Dante,Robinson,Celine,Rimbaud,Joyce e tanti altri sono stati e sono i nostri compagni di navigazione,di esplorazione di ciò che crediamo un vasto mare,ma che potrebbe non esser altro che una vasca di pesci rossi.